F1 Story: il weekend giusto di Brambilla

6 febbraio 2010 17:22 Scritto da: Redazione

Là davanti in pole position c’è Niki Lauda, nel circuito di casa; l’anno è quello di grazia, per lui e la Ferrari, 1975. La teoria, ma anche la pratica, suggerisce che in gara ce ne sarà ben poca di gloria per gli altri.

Però la domenica piove, e quando succede nella Stiria e sui saliscendi di Zeltweg allora la faccenda diventa molto, molto, complicata. Perché in pista si creano mille rigagnoli trasversali ed è un niente scivolare e perdersi nel verde austriaco. Vittorio Brambilla su March spera nella sua solita gara: onesta. Il massimo che chiunque essere umano potrebbe tirar fuori dalla sua March. Vettura decente, ma nulla più, una macchina nata per essere venduta ai clienti, non troppo complicata.

Certo che con tutta quell’acqua le differenze tra 12 e 8 cilindri, tra telai buoni e quelli un po’ meno buoni, si assottigliano, e anche notevolmente. Capitano poi certe giornate nella vita di un pilota che si evidenziano da sole, che giustificano una carriera intera. Per Vittorio Brambilla fu quella domenica di agosto.
Al via Lauda sembra prendere il volo, come già gli è riuscito altre volte quella stagione. Vittorio parte dalla quarta fila; è sesto al primo giro, poi quinto, tre giri dopo diventa quarto, ed è davanti anche al suo compagno di marca Hans Stuck. L’acqua aumenta d’intensità. Vittorio Brambilla non se ne accorge nemmeno, passa Depailler, e a quel punto ha davanti a lui solo Hunt e Lauda.

Al 12° giro è a 5 secondi dalla coppia di testa; lui e l’acqua non mollano. Tre giri dopo Hunt si rende conto dell’arrivo in tromba di Brambilla, passa Lauda, ma anche Vittorio ormai è lì. Passa anche lui l’austriaco, e quattro giri dopo, al 19° giro, Vittorio Brambilla da Monza sfreccia davanti a tutti sulla linea del traguardo.

Ma non gli basta, quella è la sua giornata, e non si vuole fermare. Nonostante ormai la pioggia si sia trasformata in diluvio, e dietro nessuno ci provi nemmeno a tenere il suo ritmo. Vittorio non molla, i suoi tempi sono di 4/5 secondi al giro migliori di tutti gli altri. Ci vuole la bandiera a scacchi anticipata per fermare la sua furia.

E chi se ne frega se la gara poi viene sospesa al 29° giro, molto prima dei 54 previsti; se a causa di questo i punteggi saranno dimezzati; se dopo l’arrivo dall’emozione perde il controllo della sua March e sbatte in pieno rettilineo.

Chi se ne frega di tutto questo, Vittorio Brambilla ha vinto. E persino in Ferrari festeggiano.

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