Dal deserto del Bahrain arrivano un mare di novità

18 marzo 2010 17:03 Scritto da: Mario Puca

E’ ormai parere concorde che la prima gara del mondiale abbia lasciato un bel pò di amaro in bocca a chi si aspettava duelli di altri tempi all’ultima staccata, sorpassi mozzafiato e sportellate per raggiungere le posizioni di vertice. Non è stato affatto così, ma ciò non significa che il format dei GP senza rifornimenti, re-introdotto dopo 16 anni, abbia già miseramente fallito i suoi intenti.

Certamente, infatti, il leitmotiv della prima sfida mondiale è stato “chi va piano va sano e va lontano”, evitando di mettere anzitempo i puntini sulle “i” delle reali potenzialità di ogni team. Dimostrazione ne sia che è cosa assai rara vedere ben 17 vetture giungere al traguardo della prima gara iridata, nella quale, di solito, i “superstiti” si contano sulle dita di una mano. Ciò nonostante, il Bahrain ha avidenziato il livello reale di ogni monoposto e, come previsto, sono davvero tantissime le novità introdotte dagli ingegneri rispetto alle vetture che avevamo visto confrontarsi nei test. Andiamo in ordine, seguendo l’attuale classifica costruttori:

Ferrari
Non c’è cosa migliore di cominciare il campionato con una fantastica (e da quest’anno più remunerativa che mai…) doppietta, che vale alla rossa ben 43 punti. Ciò nonostante, al box di Maranello non ci si culla sugli allori, anzi, si lavora per risolvere i problemi di surriscaldamento, probabilmente di natura aerodinamica, che hanno costretto i ferraristi a mettere già da parte un motore per pilota dei soli 8 utilizzabili durante la stagione. Proprio dal reparto aerodinamico giungono le principali novità, con un’inedita soluzione adottata sui cerchi anteriori, ora dotati di due anelli (dello stesso materiale dei cerchi, come vuole il regolamento) che servono a smaltire il calore proveniente dai freni. Inoltre si vocifera di un nuovo diffusore “estremo” portato in dote dal tecnico specialista in Cfd Giuseppe Azzolini, ex Toyota e dal dicembre scorso a Maranello.

McLaren
E’ stata indubbiamente la monoposto più fotografata di tutto il weekend a causa della storia del “ginocchio aerodinamico”. Nessuno ha capito ancora bene come funzioni questo dispositivo, di cui tra l’altro la Mc disponeva già dallo scorso anno, che, pare, attraverso una serie di condotti interni all’abitacolo, permetta di mandare in stallo l’ala posteriore, annullandone il carico quando non ce n’è bisogno. Sta di fatto che la “diavoleria” inventata da Woking funziona, o meglio, permette ad Hamilton e Button di essere i più veloci nella speed trap, ma non risulta poi così utile nei tempi sul giro. Difatti la McLaren è lungi dall’essere la macchina da battere al momento, sia in qualifica che in gara.

Mercedes
Quest’anno i famosi “buchi” ce li hanno tutti e la differenza si sente eccome! La Mercedes, data per favorita nei test, è sembrata ancor più grigio-opaca del solito e quei 18 punti sono solo una magrissima consolazione, quando si era convinti di poter lottare per il mondiale. Inoltre la squadra tedesca si è beccata, insieme a Force India e Renault, una sonora bacchettata dalla Fia, per un’interpretazione troppo esasperata del diffusore nella zona dell’apertura per l’inserimento dell’avviatore pneumatico, che dovranno correggere in Australia.

Red Bull
“I se e i ma non fanno la storia”, ma la Red Bull è stata indubbiamente la vettura da battere, almeno relativamente a quella numero 5 di Vettel, che senza quel problema nel finale avrebbe probabilmente vinto in scioltezza. Ma “da battere”, nel caso della vettura firmata Newey, non significa “affidabile” e Vettel, e in parte anche Webber, hanno pagato il prezzo per una macchina esasperata. Già prima della partenza si vociferava di problemi ai freni per Webber e un problema ad un dado ruota della monoposto di Seb, la cui gara è poi stata pregiudicata invece dal noto problema (una candela) al motore. Resta il fatto che la Red Bull è la vettura più veloce sia in qualifica che in gara. Notevole il lavoro nella zona del diffusore; mentre la McLaren prende a “ginocchiate” gli avversari, Newey sposta gli scarichi nella parte bassa delle sospensioni, facendoli soffiare proprio nella zona tanto discussa del diffusore e incrementando notevolmente la massa d’aria in uscita dal posteriore. Altro che ginocchia…

Force India
“Macchina che vince non si cambia”, recita l’antico proverbio. Certo, la Force India non vinceva l’anno scorso, ma era un’ottima macchina e la scelta di migliorare quello che di buono già avevano si è rivelata appagante. Nessuna novità di rilievo per gli indiani, che soffrono ancora della mancanza del dispositivo di regolazione dei flap anteriori, ma il progetto è buono già così com’è. Però hanno esagerato con il diffusore e la Fia gli ha imposto di “darsi una calmata”.

Tutti gli altri non hanno certo sorpreso per prestazioni mediocri e innovazioni inesistenti. La Renault, la Williams e la Toro Rosso sono rimaste nell’anonimato per tutto il weekend, mente la Sauber ha deluso drasticamente le aspettative. Nulla potevamo aspettarci da Hrt e Virgin, ed è già un miracolo che siano riuscite a compiere qualche giro senza danni. La Lotus sarà sicuramente meno efficace aerodinamicamente, meno veloce in rettilineo, ma per lo meno è riuscita ad arrivare al traguardo con i piloti sani e salvi.

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