Dall’Australia con furbizia

29 marzo 2010 15:59 Scritto da: Diego Mandolfo

Copione che vince non si cambia. Il copione è quello che vuole le Red Bull sempre troppo fragili per capitalizzare, in gara, ciò che di buono fanno in qualifica. Quelli che vincono sono gli altri, che passano e ringraziano. Il copione racconta di una monoposto, quella di Vettel e Webber, che rimane la migliore del lotto, dal punto di vista squisitamente prestazionale. Imbattibili in qualifica, in Australia. Sopra tutti anche in gara.

Domanda 1. Vettel avrebbe vinto se non avesse avuto quel problema alla candela e allo scarico in Bahrain? Risposta: sì. Domanda 2. Vettel avrebbe vinto se non avesse avuto quel problema ai freni in Australia? Risposta: sì.
Non ci sono dubbi sulla superiorità tecnica e prestazionale della RB6; non ci sono dubbi sulla sua fragilità; non ci sono dubbi sullo stato di forma di Sebastian Vettel e sul suo essere un campione in potenza.

Questo il substrato teorico, e pragmatico, sul quale si è sviluppato anche questo secondo round della stagione. Variabili. Mentre in Bahrain ne hanno approfitatto le Ferrari, forti della supremazia delle prestazioni e, soprattutto, dell’affidabilità della F10; nel Nuovissimo Continente ne ha approfittato il Campione del Mondo in carica, forte della buona forma della sua vettura, ma soprattutto forte della sua furbizia e delle sue scelte provvide e vincenti, nel montare prima di tutti le gomme da asciutto. Bravo Button!

E le Ferrari? Purtroppo hanno proprio peccato di furbizia, questa volta. Tutto ok: la macchina, la sua affidabilità, il passo gara ecc. Però è stato davvero grottesco vedere il povero Alonso condannato dietro a Massa in versione paracarro per oltre metà GP. Fernando, arrivando di gran carriera dalle retrovie, martellava giro su giro su tempi fenomenali. Intorno al 18° giro Alonso era già in settima posizione e girava 1 secondo più veloce del leader della corsa (in quel momento Vettel) e di tutti gli altri. Poi dal 25° giro in poi gli si para davanti il buon compagno di squadra e finisce tutto lì. Il buon Massa si fa infilare bel bello dagli altri avversari ma da Alonso no, giammai! Il sorpasso che poi il brasiliano subisce da Hamilton, non se ne accorge quasi nessuno, neanche la regia, è dovuto ad una sua incertezza alla penultima curva prima del rettilineo dei box. Hamilton passa, Alonso finisce condannato a soffrire. Poi le gomme fanno il loro tempo e lo spagnolo non riesce più a sopravanzare il fulmine verde oro, e addio!

Vero è che se Alonso ne fosse stato capace avrebbe dovuto passare Massa. Vero è che la squadra non avrebbe potuto dare ordini di scuderia (scorretto e fuori luogo). Vero è che alla Ferarri non hanno potuto usufruire di un eventuale pit stop per favorire Alonso, visto che non ne hanno più fatti. Ma è stato drammaticamente comico vedere Alonso impossibilitato ad esprimere il suo potenziale solo perchè Massa gli chiudeva la porta per conservare ostinatamente la sua posizione, neanche stesse combattendo con il più acerrimo dei nemici, all’ultimo gran premio della stagione per la vittoria finale.

Ma si sa il primo dei rivali è sempre il compagno di squadra. Peccato, perchè diversamente Alonso sarebbe finito secondo, se non primo, Massa sarebbe comunque rimasto dov’era. Transeat… la stagione è lunga. Somerset Boy ha vinto meritatamente, Hamilton ha da imparare da questa trasferta, dentro e fuori la pista. Encomio anche per Kubica che riaccende la luce in casa Renault. Tempo per digerire adesso ne rimane poco, tra meno di una settimana di nuovo in pista a Sepang, vedremo se il copione cambierà!

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