Preparazione fisica dei piloti di F1

1 aprile 2010 15:31 Scritto da: Davide Reinato

Ci apprestiamo ad entrare nel vivo del weekend del Gran Premio della Malesia, una delle corse più dure di tutto il campionato di Formula 1, non solo per la tenuta meccanica delle monoposto, ma anche per la forma fisica dei piloti. Ed è proprio su questa che ci concentriamo oggi, perché ci è capitato spesso di sentir dire ironicamente “Ma che ci vuole a girare uno sterzo e premere due pedali?”.

In realtà, il segreto di un pilota vincente è quello di essere un atleta ancora prima che pilota. Infatti, il fisico è sottoposto ad un grande sforzo all’interno della monoposto. Vediamo insieme i diversi aspetti che condizionano la preparazione di un pilota di Formula 1, specie quando si trova ad affrontare una fornace come quella di Sepang, dove le alte temperature e la notevole quantità di umidità nell’aria, rendono l’evento una sorta di gara nella gara.

Come ben saprete, tanti muscoli non equivalgono a tanta resistenza. Per questo motivo, alla base dell’allenamento di un pilota di Formula 1 vi è una ricerca della forza resistente. Anche perché un’ipertrofia muscolare non si sposerebbe bene con gli stretti abitacoli delle monoposto. A questo è correlata anche la resistenza aerobica e, quindi, si tende a migliorare le funzionalità del sistema cardiovascolare, che approfondiremo più avanti.

Esistono dei veri e propri centri specializzati che hanno creato, specie negli ultimi anni, una cultura della preparazione fisica legata alle attività motoristiche.  Ovviamente, un pilota deve affrontare problematiche muscolari particolari che si protraggono per i tre giorni del Gran Premio. Tutto viene influenzato da diversi fattori, come il tipo di tracciato, le condizioni meteo, la vettura a disposizione e le caratteristiche della corsa. In particolare, un pilota non solo deve fare uno sforzo mentale, ma deve anche resistere fisicamente ad accelerazioni laterali e orizzontali.

I piloti possono essere sottoposti a lunghe accelerazioni laterali che possono arrivare fino a 5G. Il pilota è “fissato” al sedile dalle cinture di sicurezza che permettono di restare ancorati alla vettura e sopportare meglio le sollecitazioni. Ma testa, braccia e gambe non sono vincolati e, quindi, è necessario tenerli allenati per contrastare queste forze. A parte la famosa curva 8 della Turchia, in genere le curve veloci hanno una media di forza laterale calcolabile in 2-3 G e, a seconda del raggio di curvatura, non durano più di 5 secondi, dando uno sforzo medio al pilota che sopporta nella zona lombo-sacrale e sulle braccia circa un peso di circa 20kg. Poi vi sono da sopportare le accelerazioni orizzontali, causate dalla frenata di monoposto di F1. Passare da oltre 300 a circa 100 km/h provoca picchi di decelerazione di 4-5 G che danno problemi alla muscolatura del collo, che viene spinto in avanti.

Un tale impegno muscolare comporta anche una frequenza cardiaca alta. Se normalmente un soggetto allenato ha una frequenza di 60-70 battiti al minuto, l’avvicinarsi della partenza comporta un aumento a circa 90-100 battiti, testimonianza della tensione emotiva. Alla partenza si arriva a circa 140-150 battiti, ma ci sono picchi durante la corsa di 190 battiti al minuto, con una media di 165 battiti. Da notare che in condizioni di pista bagnata, come potrebbe essere il prossimo GP, la frequenza cardiaca scende di circa 30 battiti al minuto, perché il volante risulta più leggero e anche lo sforzo al collo e alle braccia è meno pesante.

L’attività cardiaca è comunque influenzata anche dall’innalzamento della temperatura corporea. Considerate che in Malesia i piloti subiscono un’eccessiva sudorazione, che fa perdere addirittura 4 kg di liquidi. La temperatura a Sepang si aggirerà dai 25 ai 33 gradi questo weekend e il grado di umidità sarà dell’ottanta percento. Questo, unitamente all’abbigliamento ignifugo del pilota e al calore del motore, causa l’eccessiva sudorazione che costringe i piloti ad utilizzare una borraccia termica di 1,5 litri contenente acqua e sali minerali, per idratarsi durante la corsa.

Lo sforzo che un pilota deve fare all’interno della monoposto non ha nulla da invidiare ad atleti di altri sport.

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