La ART punta ad entrare in F1 nel 2011

26 maggio 2010 13:00 Scritto da: Davide Reinato

Come avrete letto nei giorni scorsi su questo sito, la ART Grand Prix, squadra di GP2 e Formula 3 con a capo anche Nicolas Todt, ha confermato di aver fatto richiesta di iscrizione in Formula 1 per il 2011. Tuttavia, lo stesso Todt “junior” ha definito l’operazione “una richiesta molto rischiosa” perché, se venisse accettata, la ART si ritroverebbe con troppo poco tempo per progettare e sviluppare la vettura.

Come al solito il responso della FIA tarda ad arrivare, così come per la storia della scelta degli pneumatici, che comunque sembra ormai essere vicina ad una risoluzione in favore di Pirelli.

Il magazine Autosprint ha pubblicato una intervista a Nicolas Todt, che realisticamente si limita a mantenere i piedi per terra: “Si, abbiamo proposto l’iscrizione della ART, ma al momento resta solo una domanda, non c’è nessuna certezza che prenderemo il via la prossima stagione. Penso che non sarà facile farlo, perché i costi sono elevati e il programma da configurare molto intenso. Tenendo conto questo, non voglio fare affermazioni audaci per qualcosa che deve ancora essere definito”.

Tuttavia, Todt lascia intendere che se l’iscrizione non verrà accettata quest’anno, la Formula 1 resta comunque un obiettivo della ART Grand Prix: “Siamo ambiziosi e dopo aver vinto in varie serie, vogliamo fare bene anche altrove. Dopo la F3 e la GP2, il passo più logico è la Formula 1. La differenza è che il passo è gigantesco e siamo consapevoli che si tratta di una sfida importante. Per questo motivo non abbiamo fatto proclami e non abbiamo dato visione dei nostri programmi. Stiamo lavorando con attenzione al progetto e non vogliamo certo buttare ciò che abbiamo fatto nel corso degli anni in altre serie. Il piano prevede singergie, ma non vogliamo intaccare quanto di buono esiste ora con la ART in F3, GP2 e GP3″.

La domanda sul rapporto con il padre e la presunta strada spianata, era d’obbligo, ma Nicolas sembra non scomporsi più di tanto: “Questa situazione non è nuova per me. Quando Felipe è andato alla Ferrari, alcune persone hanno pensato si trattasse solo perché mio padre lavorava lì. Ci saranno sempre persone che giudicheranno il mio lavoro in relazione alla presenza di mio padre, ma l’ho dovuto accettare. Se non potevo sopportare questa cosa, avrei cambiato ambiente, ma non voglio lasciare un ambiente che mi appassiona solo perché anche mio padre lavora in esso”.

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