I dolori del giovane Vettel

30 maggio 2010 21:11 Scritto da: Antonino Rendina

Sebastian Vettel è il nuovo fenomeno della Formula 1, almeno questo è quello che gli hanno fatto credere e che forse lo ha portato sull’orlo di una crisi di nervi nell’abitacolo distrutto della sua Rb6 oggi in Turchia.

Il grossolano errore odierno che ha rovinato in un solo istante la sua gara, quella del compagno Webber e dell’intera squadra trova le sue radici in una profonda crisi che sta attraversando il tedeschino.
 
La verità è che questo era l’anno di Vettel; se nel 2008 appena ventunenne aveva sorpreso il mondo al volante della Toro Rosso facendo gridare al miracolo nella splendida vittoria di Monza e nel 2009 aveva lottato per il titolo vincendo 4 gran premi consacrandosi come top driver, in questo 2010 con una Red Bull imprendibile Vettel per tutti è stato fin dall’inverno “the great pretender”, l’uomo da battere, il futuro campione.

Il talento del ragazzo nella guida è indiscutibile; Sebastian come solo i migliori sanno fare è un fulmine in qualifica, è un treno in gara ed è bravissimo quando piove. Pilota completo sotto tutti i punti di vista che sa anche essere leader all’interno del team e tutto questo fa impressione considerando che ha soltanto ventitrè anni.

Pilota completo si ma forse non maturo, talentuoso si ma forse non fenomeno. Piccoli grandi dubbi su Vettel che stanno sorgendo proprio nel periodo della sua carriera in cui doveva consacrarsi e quando iniziano a sorgere questi dubbi uno sportivo rischia seriamente di perdersi, di lasciarsi andare a gesti plateali e sterili polemiche, le cose più sbagliate soprattuto in uno sport al limite come la F1, forse l’unico al mondo, dove è il singolo a vincere ma soltanto se ha l’apporto di un intero team alle spalle.

I motivi della crisi di Vettel sono sia psicolocigi che tecnici.
Nelle prime gare di quest’anno si era sempre dimostrato più veloce di Mark Webber, come d’altronde lo era stato l’anno passato. Sono stati i problemi di affidabilità della Red Bull ad impedire a Vettel di spiccare il volo nelle prime gare di questo mondiale. Poi con l’arrivo in Europa è coinciso un calo di prestazioni del tedesco che va analizzato.
Sicuro fattore di squilibrio nel suo rendimento è stata la tanta pressione che Vettel si è messo addosso e l’obbligo agli occhi di tutti di diventare il nuovo campione del mondo, quasi come se non avesse ventitrè anni e una carriera brillante davanti. Il ritrovarsi improvvisamente il sempre domato compagno di team davanti in qualifica e in gara, per tre volte di seguito, ne ha minato certezze e convinzioni.

Perchè poi Mark Webber, onesto pilota di anni 34, riesca improvvisamente a bastonare Vettel lo si può forse capire analizzando un dato tecnico. Con gli sviluppi di Barcellona la Red Bull che già generava un gran carico aerodinamico è diventata ancora più performante; l’enorme carico aerodinamico fa lavorare molto le gomme e influisce sul consumo di esse; Vettel che ha uno stile di guida kartistico, aggressivo in entrata di curva le sfrutta di più con la conseguenza però di gestirle peggio di di Webber, il quale guidando in modo più pulito riesce a sfruttare al meglio l’intero pacchetto a disposizione.

Adesso per Sebastian Vettel la pressione è diventata insostenibile, a Istanbul Park aver intravisto la possibilità di superare in pista Webber e riprendersi i galloni di caposquadra e la vetta del mondiale è diventata improvvisamente un’ opportunità troppo ghiotta per non essere sfruttata. Ecco il motivo di una manovra scellerata, dettata da una furia agonistica forse incontrollabile dal tedesco causa la giovane età.

L’unico modo per Sebastian di ritrovare se stesso è quello di risolvere i problemi che ha nello sfruttare al meglio la sua Rb6 senza lasciarsi andare a gesti agonistici spettacolari ma infruttuosi.
Siamo sicuri che dato il suo talento cristallino, Vettel appena ritroverà il massimo feeling con la vettura non tarderà molto a tornare davanti a tutti, ma l’unica via è quella di lavorare e correre a testa bassa,con molta più umiltà e meno ansia, magari non sentendosi  protagonista designato e capendo che a differenza sua per Webber questa  è forse l’ultima chance “mondiale”.
Lui invece è all’inizio di una splendida carriera, da coltivare con cura e da non rovinare così presto.

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