Monza: domina l’F-Duct

L’edizione 2010 della gara di Monza passerà sicuramente alla storia come quella più caratterizzata dall’aerodinamica, ma soprattutto dalle decisioni/indecisioni relative all’ormai celeberrimo F-Duct.

La Mercedes Gp, con una scelta che non stupisce più di tanto dati i problemi di messa a punto avuti col sistema, si è presentata senza condotto e munita di un’ala decisamente scarica. Nelle libere della mattina, quando il sette volte campione del mondo per primo è uscito dai box, tutti sono rimasti abbastanza sorpresi dall’alettone posteriore montato sulla sua freccia d’argento.  La limitata larghezza del profilo alare fa si che, in sostituzione dell’F-dotto, il carico sia davvero basso, creando non pochi problemi di stabilità, soprattutto al posteriore in frenata. Il tedesco non è stato infatti incisivo in nessuna delle due sessioni ed è stato protagonista anche di un lungo alla prima chicane.

Di contro la Ferrari è arrivata a Monza senza paventare neanche lontanamente l’ipotesi di non montare il condotto magico. In mattinata le due Rosse (settima e ottava) non hanno brillato particolarmente, ma nelle seconde libere pare abbiano trovato il giusto assetto riducendo il carico aerodinamico. Anche alla casa di Maranello però i problemi, molto probabilmente derivati da questa scelta più “estrema”, non si sono fatti attendere. Felipe Massa, mettendo una ruota all’esterno, mentre era in parabolica a circa 240 km/h ha rischiato di sbattere violentemente contro le barriere di gomma, ma è stato bravo e pronto a gestire il sovrasterzo nella gaia, per poi rientrare ai box e terminare in anticipo la sessione.

Più indecisa la McLaren che ha provato entrambe le soluzioni. Prima Hamilton, nelle libere 1, poi Button hanno girato con l’ala stallata. La sensazione è che nel team di Woking ci sia molto equilibrio in tutte le circostante, nonostante le libere del pomeriggio siano state appannaggio del tedeschino della Red Bull: la scelta non sarà certo facile. La McLaren tuttavia sembra essere avvantaggiata, seppur di poco, rispetto a Ferrari e Red Bull.

Curioso il sistema messo appunto dal solito Adrian Newey per studiare i flussi d’aria in azione nella zona posteriore della vettura. Sebastian Vettel, dominatore del secondo turno, è uscito dai box con la monoposto ricoperta da una strana vernice verde, utile per gli studi fluidodinamici tesi a capire quale particolare dell’ala dovesse non rendere al massimo (una trovata all’apparenza banale, ma decisamente ingegnosa e precisa nei risultati). Nel finale il box austriaco ha vissuto attimi concitati per un presunto problema meccanico al motore di Mark Webber. Una perdita d’acqua lo ha obbligato a fermarsi a ridosso della parabolica per evitare ulteriori danni al propulsore e all’intero sistema di raffreddamento.

Al momento è senza voto (o per essere più cattivi un bello zero lo meriterebbe) la giornata dell’HRT. Il nipote del mitico Ayrton, visibilmente provato ed annoiato dalla situazione, è stato più volte costretto a scendere dalla monoposto in panne.

In conclusione possiamo senz’altro dire che l’F-Duct, nonostante il tira e molla delle scorse settimane, anche a Monza garantisce un buon vantaggio. Permette di avere più carico (quando non attivato) nelle parti più guidate e soprattutto nelle brusche frenate e al contempo scaricare la vettura sui lunghi rettilinei.

AGGIORNAMENTO: Nelle libere 3 di questa mattina Jenson Button, quinto in griglia, ha utilizzato l’F-Duct, così come il suo compagno Lewis Hamilton. Confermata in Ferrari la configurazione più scarica che ha permesso ad Alonso e Massa di chiudere terzo e quarto (rispettivamente a + 0.146 e + 0.150 secondi). Problemi al motore, probabilmente di natura elettronica (non si pensa ai problemi di raffreddamento avuti ieri), per la Red Bull di Mark Webber.

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