Il “Boss” della F1 compie 80 anni

28 ottobre 2010 14:37 Scritto da: Davide Reinato

Ottant’anni e non sentirli. Il “Nano Malefico” della Formula 1 non ne vuole sapere di farsi da parte e ha recentemente dichiarato che solo la morte deciderà il giorno della sua pensione.

Bernard Charles Ecclestone compie oggi 80 anni. E’ l’età in cui molti non hanno più sogni, altri non hanno più la salute, altri ancora neppure ci arrivano a ottant’anni. Ma Bernie, o Mr. E come lo chiamano gli amici, sembra non avere di questi problemi. Saltella da un continente all’altro, firmando affari a raffica, riducendo il fattore età ad una questione prettamente anagrafica.

Amato e odiato, Mr. E. Amato, perché grazie a lui la Formula 1 si è evoluta ed ha rotto gli argini che la legava all’Europa. Odiato, perché troppi soldi offuscano la passione, quella vera, per le corse.

E se da un lato ogni cosa che tocca diventa oro, dall’altro la Formula 1 acquista una valore sempre più commerciale e sempre meno sportivo. Si pensi al fatto che senza la sua autorizzazione, non si muove foglia. Questioni di diritti televisivi, marchi, esclusive e chi più ne ha, più ne metta. Lui si arricchisce, gli appassionati della vera Formula 1 piangono un po’. Anche un semplice video di un giro di pista che finisce su internet, viene prontamente censurato per motivi di Copyright dall’ufficio legale della FOM. Cosa ce ne frega, a noi comuni mortali, di copyright e affini: noi vogliamo vedere le auto sfrecciare a 300 all’ora, amiamo i ruota a ruota, l’atmosfera del circus. Ma è ancora roba d’élite e lo sarà ancora per tanto tempo.

Non si può però negare quanto di buono Bernie Ecclestone ha realizzato. Ha investito una vita nelle corse. Provò a fare il pilota, ma quando a Brands Hatch in F3, volò fuori fino al parcheggio delle macchine del circuito, capì che non era affatto portato. La sua carriera nel mondo dei motori non era quella da pilota, bensì come uomo d’affari. Arrivò prima come Manager di Stuart Lewis Evans, ma quando il pilota muore al GP del Marocco, Ecclestone decise di mollare tutto. Ci ripensò dieci anni dopo, tornando come manager di un certo Jochen Rindt, anch’esso scomparso prematuramente a Monza, nel 1970. Ma fu proprio l’anno seguente, nel ’71, che Bernie ebbe la sua svolta professionale: la Brabham diventa la sua squadra di F1.

Da lì in avanti è un susseguirsi di successi personali, nel ’74 fonda l’associazione dei costruttori inglesi (FOCA) per contrapporsi alle decisioni poco democratiche della Federazione, mentre nel 1981 venne firmato il primo patto della Concordia tra i costruttori e la FIA. Anno storico per il futuro della categoria. Nel 1987 decise di cedere la Brabham: altro affarone. Acquistata per 120 mila dollari, venne rivenduta per 5 milioni di dollari.

E’ il Paperon de Paperoni “umano”. E’ l’uomo d’affari (quasi) perfetto. Quando la Formula 1 è nata, lui era appena ventenne. L’ha sognata, l’ha ottenuta. L’ha fatta sua. Pensate che la FOM (Formula One Management), la società di cui Bernie è direttore esecutivo, detiene i diritti sulla Formula 1 fino al 2110. Per altri cento anni. Se chiedete a lui, starà già pensando a cosa fare nel 2111. Highlander Docet.

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