Lotus 98T: l’ultima vera grande “Black ‘n Gold”

14 dicembre 2010 16:08 Scritto da: Davide Reinato

L’annuncio dell’ingresso nel circus della Lotus Cars e l’immagine della Renault R30 con la livrea nero oro che il team utilizzerà nel 2011, non può che riportarci alla mente quel lontano 1986, quando il Team Lotus poteva vivere ancora i suoi giorni di gloria, grazie ad Ayrton Senna e il potente motore Renault.

Stiamo parlando della Lotus 98T, la monoposto progettata da Gérard Decarouge e Martin Ogilvie che fece anche segnare il record di velocità dell’epoca, ben 315 km/h. Realizzata in carbonio e kevlar, era dotata di un cambio ibrido Hewland-Lotus, al quale il Team Lotus aggiunse poi la sesta marcia. Proprio questa modifica diede molti problemi di affidabilità, tanto che lo stesso Senna preferì correre con il cambio tradizionale a sole 5 marce.

La 98T portò in F1 una ventata di novità: il telaio era stato ribassato rispetto alla 97T, grazie alla riduzione della capacità del serbatoio a 195 litri, e la Renault portò il nuovo motore V6 EF15bis turbo. La Lotus 98T era speciale: portò innovazioni come la gestione dei consumi computerizzata, introdusse il fondo piatto ed un sistema di raffreddamento intercooler, oltra ad un sistema di regolazione per l’altezza da terra, tanto che durante la stagione ’86, tanti furono i reclami ufficiali contro la presunta irregolarità della monoposto.

Con quella vettura, Senna riuscì a portare alla Lotus solamente due vittorie e una serie di piazzamenti a podio. Alla fine, la squadra chiuderà terza in campionato, grazie proprio ai punti raccolti da Ayrton, dato che il secondo pilota – Johnny Dumfries – riuscì a terminare solo sei gare su sedici, con scarsi risultati.

Proprio Dumfries ricorda: “Nel 1986 ero il compagno di Ayrton alla Lotus. Provai la 98T per la prima volta al Paul Ricard, in Francia. In assetto da qualifica, era una vettura fantastica, ma gli pneumatici si logoravano davvero molto velocemente, facendo diventare la vettura difficile da guidare. A seconda dei casi ti potevi ritrovare con problemi di sottosterzo o sovrasterzo. Ricordo che il motore aveva circa 900 cavalli ed in qualifica bloccavamo le valvole regolatrici della pressione di sovralimentazione e poi allungavamo tutti i rapporti, ecco da dove arrivava tutta quella potenza! Renault era sempre molto restia nel rivelare la potenza specifica, ma addirittura c’è chi dice che avevamo 1000 cavalli in prova”.

Insomma, nulla a che vedere con i motori turbo 1.6 da 650 cavalli che entreranno in Formula nel 2013. Proprio sul motore Renault del 1986, Dumfries racconta: “Era un propulsore versatile; avevo provato una Brabham-Bmw ed era assolutamente brutale. Un attimo prima non avevi potenza, un attimo dopo ne avevi anche troppa. Il Renault aveva invece molta più progressione”.

Come già anticipato sopra, Dumfries non riuscì a completare ben 10 gare sulle 16 in calendario: “Il problema principale era il cambio. Inizia la stagione con quello a 5 rapporti, ma Lotus lo aveva sviluppato portandolo a 6 rapporti. Feci molti test, ma era un incubo: ruppi praticamente ogni componente di quel cambio, tanto che quando lasciai la Lotus, mi diedero un trofeo con tutti i pezzi saldati insieme”.

Ma le dichiarazioni più interessanti sono quelle di Peter Warr, team manager dell’epoca, che con le sue memorie ci fa capire quanto l’era dei motori turbo che ci attende non è neppure minimamente paragonabile a quella degli anni ottanta: “Ricordo una chiacchierata  a Detroit ’86 con Duckworth della Cosworth Engineering che mi chiese perché ci servissero tutti quei motori. Ogni propulsore costava 800 dollari e noi ne usavamo due per le qualifiche di ogni pilota. Al termine, erano da buttare: spendavamo 3.200 dollari per ogni sessione di qualifica e ogni propulsore percorreva al massimo cinque o sei chilometri. Il valore di pressione più alto di quel tempo fu di 5.2 bar, ossia qualcosa come 1250 cavalli”.

Warr però ammette che Senna faceva la differenza: “Avere un pilota come Ayrton ti cambia la vita: d’improvviso fu più facile trovare sponsor e risorse. Nel 1986 Ayrton era l’indiscusso numero 1 e gli volevamo affiancare Warwick, lasciato a piedi dopo che la Renault aveva smantellato il proprio team, ma Senna si oppose, preferì avere Dumfries come compagno di team. Ma quando hai tra le mani il miglior pilota, l’intero team doveva ruotare intorno a lui. E’ normale”.

Sono passati ben 25 anni. Nel 2011 avremo addirittura due team che porteranno il nome della Lotus e di quei meravigliosi anni non ci resta altro che un bel ricordo. Tuttavia, rivedere quella colorazione Nero-Oro farà piacere ai nostalgici; se non altro, sarà un modo per ricordare gli antichi e gloriosi fasti.

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