“Senna”: un film documentario assolutamente imperdibile

7 aprile 2011 13:19 Scritto da: Mario Puca

Era già da anni che circolava la notizia di un film ispirato alla sua vita, ma alla fine non se ne fece nulla; il rischio di snaturare il profilo ineguagliabile di un campione del suo calibro e di mandare nelle sale cinematografiche la solita “americanata”, piena zeppa di effetti speciali, storie troppo commerciali e poco credibili era troppo alto, così alto che la stessa famiglia dell’asso brasiliano si era sempre opposta alla realizzazione di una pellicola dedicata ad Ayrton.

Senna era un campione straordinario, ma non perchè imbattibile in pista; certamente “magic” ha lasciato un’impronta indelebile nelle classifiche mondiali e nei record, ma Senna è stato in grado di lasciare qualcos’altro, qualcosa di strettamente suo che lo ha reso, e lo rende a tutt’oggi, un mito ineguagliabile, ben lontano dalla nostra generazione di piloti, seppur altrettanto bravi e capaci di lasciare segni importanti nelle classifiche iridate.

E’ per questo che era così difficile realizzare una pellicola su Ayrton: è totalmente impossibile ricreare virtualmente il profilo di un campione unico ed inimitabile come lui, così come è impossibile rappresentare i suoi stati d’animo e la sua comunicatività.

L’unica soluzione per portare Senna sul grande schermo e non rischiare di snaturare il personaggio è far “recitare” la parte di Ayrton ad Ayrton stesso. Ad avere questa intuizione è stato il regista inglese Asif Kapadia, autore di un film documentario veramente ben fatto, ricco di contenuti inediti, che si mescolano sapientemente con le immagini più famose e che rappresenta nell’unica maniera migliore il vero profilo di Ayrton Senna.

Il film ripercorre tutta la carriera di Ayrton, ma sarebbe stato troppo semplice ed anche banale limitarsi solo a ricordare agli appassionati quanto fosse veloce e determinato in pista; Kapadia riesce invece a far fluire il vero spirito del campione brasiliano, accostando la voce e il volto estremamente comunicativo di Ayrton alle immagini delle sue gesta che tutti conosciamo. La sua voce e il suo sguardo si incrociano con il rombo delle sue vetture, lasciando trasparire l’indole di un campione non solo veloce, non solo aggressivo e determinato, ma soprattutto intelligente e lungimirante, uno che affronta tutte le situazioni in maniera estremamente ragionata, riuscendo ad avere un totale controllo su se stesso e sulle conseguenze delle sue azioni. Probabilmente, era questo che rendeva Senna un campione più degli altri della sua generazione; Prost, Mansell, Piquet, piloti fortissimi in pista, ma rispetto ai quali Ayrton aveva qualcosa in più a livello mentale.

La sapiente ricostruzione di Kapadia mette in luce quanto la carriera di Ayrton sia stata difficile, proprio per il suo modo di porsi rispetto alle situazioni e alle persone con cui ha avuto a che fare. La Formula 1 era già allora un mondo difficile e che seguiva le sue regole umane ed economiche: le vittorie, gli incidenti, i suoi rapporti privati e pubblici, mostrano un Ayrton pienamente cosciente di tutto ciò che fa, quasi come se seguisse un copione già scritto in cui lui è l’indiscusso protagonista che riesce addirittura a scardinare il sistema, facendolo andare nella direzione che sceglie lui; poi gli screzi con Prost e con Balestre, persone che avevano intuito probabilmente che dietro quell’uomo ci fosse qualcosa di molto più potente ed imbattibile di un pilota di F1. Il profilo del campione si mescola a quello dell’uomo, dotato di una forte sensibilità e soprattutto responsabilità, non un incoscente insomma.

La vittoria in Brasile è sicuramente la più toccante e densa di significati. L’abbraccio totalmente privo di forze al padre ed a Ron Dennis lasciano trapelare il lato umano, “vincibile”, dell’eroe in tuta ignifuga e casco con l’armatura di fibra di carbonio e kevlar, che termina la gara con una sola marcia superando mille avversità, per trionfare davanti alla sua gente, al suo amato Brasile, per il quale Ayrton era finalmente motivo di vanto nazionale.

Poi l’incidente di Imola, con Ayrton incredibilmente quasi consapevole di ciò che stesse per succedergli, cosciente che forse il suo copione da attore protagonista prevedesse proprio il tragico epilogo, che però l’avrebbe definitivamente consacrato ad eroe immortale ed indimenticabile della F1. Ed in fondo, se oggi siamo qui a raccontare ancora delle sue gesta e ad emozionarci nell’ascoltare la sua voce, anche a sentir semplicemente pronunciare il suo nome magico “Ayrton Senna”, è proprio perchè Ayrton è  il nostro eroe immortale ed indimenticabile della F1.

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