Ferrari: Shangai “punto di non ritorno”

12 aprile 2011 17:56 Scritto da: Antonino Rendina

Un altro test, anzi l’ultimo. Prima di prendere la decisione più importante, quella sulle linee guida di sviluppo da intraprendere per recuperare il gap con la Red Bull, per dare alla 150° Italia quel carico aerodinamico che manca davanti. Il Gran Premio della Cina chiude il primo trittico di prove stagionali. Dopodichè  tutti i team si chiuderanno in fabbrica a lavorare, per portare gli aggiornamenti più proficui in vista delle corse europee.

La Ferrari ha già cominciato il lavoro sulla vettura, piccole novità si sono viste a Sepang e altre arriveranno per la Cina. Niente di trascendentale per ora. L’obiettivo primario è comprendere appieno questa vettura “double face”, lenta in qualifica e performante in gara. Se però anche a Shangai i distacchi in qualifica saranno pesanti, ecco allora che scatterà il “piano B”. Proprio così, come nei film. Parola del team principal  Stefano Domenicali: “La Cina è la nostra dead-line. Adesso andiamo a Shanghai, facciamo un altro test e cerchiamo di arrivare a una conclusione definitiva. In base a come andrà il week end decideremo se continuare con lo sviluppo di questo pacchetto aerodinamico o cambiare totalmente direzione. In quest’ultimo caso, sappiamo già che direzione prendere”.

Lo staff dirigenziale del Cavallino dopo Sepang è volato a Maranello proprio per un importante briefing tecnico e strategico. La parola d’ordine è: reagire. Per questo si è deciso di stravolgere tutto e varare un piano di riserva nel caso in cui le attuali modifiche si dimostrassero un buco nell’acqua.

Il presidente Montezemolo ha provato a tranquillizzare l’ambiente e a dare la scossa: “Non sono certamente soddisfatto di come è iniziata la stagione, ma ho grandissima fiducia in persone che, nei momenti di difficoltà, sanno come reagire. Sono certo che ci sarà una grande reazione. I nostri uomoni hanno grandi capacità. Credo che finirà il periodo in cui possiamo aspirare al massimo a un podio”.

Gli fa eco Fernando Alonso, che nonostante il sesto posto in Malesia, è rimasto favorevolmente sopreso dal rendimento della sua Ferrari: “In qualifica siamo lontani ma in gara soffriamo poco o niente. Siamo lì. Oggi abbiamo una vettura con la quale possiamo arrivare fra la terza e la quinta posizione. L’obiettivo, quindi, è il podio. Ma stiamo lavorando molto e presto faremo quel salto di qualità necessario per lottare nei primi due posti. Il mondiale è lungo…”

Tocca ancora a Stefano Domenicali fare il punto sulla situazione per il Gp della Cina, ponendo l’accento sull’importanza di qualifica e gomme: “Dobbiamo capire perché in qualifica la nostra prestazione non è all’altezza dei migliori. Importante poi è comprendere come si comportano le gomme per cercare di usarle nella maniera migliore, perché in Malesia abbiamo visto che usare gli pneumatici nel modo giusto fa la differenza”

Il segnale forte deve arrivare da tutti. Dai piloti, che Domenicali elogia per le prestazioni, passando peri meccanici. Ma soprattutto un segnale deve arrivare dai tecnici, per uno sviluppo dell’auto che si preannuncia più aggressivo che mai: “Quest’anno è fondamentale che tutto il pacchetto squadra-vettura-piloti sia efficiente al massimo. E’ vitale reagire immediatamente. In fabbrica dobbiamo dare un’accelerazione per capire le ragioni della nostra mancanza di prestazione. Dobbiamo lavorare tanto per anticipare gli sviluppi, in particolare sull’aerodinamica. Siamo pronti a dare una sterzata allo sviluppo della macchina”.

Shangai è davvero un punto di non ritorno, un crocevia fondamentale. Si corre su un circuito che alla Rossa ha dato svariate gioie; 2006 (Schumacher) e 2007 (Raikkonen) su tutte; ma anche la vittoria di Barrichello nel 2004. L’ideale per la Rossa sarebbe trovare quei decimi che mancano in qualifica, purtroppo però il deficit sul giro secco è di quelli  pesanti. Bisogna essere realisti: il gap sembra impossibile da colmare in sette giorni.

Nota positiva è però la fiducia, il quasi ottimismo, che regna nella Scuderia. Fiducia, stavolta, non basata su ipotesi e speranze come nel post Australia, ma su una 150° che in gara va che è una bellezza, oltre ad essere affidabile. Avanti Ferrari, qualcosa di buono da cui ripartire c’è.

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