“La F1 che vorrei”, l’opinione di Mario Donnini

1 agosto 2011 18:40 Scritto da: Davide Reinato

Spenti i motori in quel di Budapest, si riaccendono i cervelli per “La F1 che vorrei”. Nella calda estate senza gare, avremo modo di continuare a far commentare le vostre idee per una Formula 1 migliore ai nomi più noti ed amati del giornalismo italiano, in attesa della consegna di raccogliere tutto in un volume cartaceo che consegneremo a Stefano Domenicali in occasione del Fota Fans Forum di Settembre.

Questa settimana ospitiamo con estremo piacere Mario Donnini, famosa firma di Autosprint che si contraddistingue per incisività e forza comunicativa. Un Cuore da Corsa che non si tira indietro nel criticare l’attuale Formula 1 che necessità di un cambiamento radicale.

D: Molti dei nostri lettori invocano un impegno più massiccio di Pirelli, invitata a portare tutte le mescole nel weekend di gara e lasciare liberi i team di poter scegliere quale utilizzare. Pensi sia una cosa fattibile?

R: “Ho idee ben diverse e più radicali. Basta con queste pagliacciate: monogomma e monomescola per tutti. Bisogna togliere completamente valore alle gomme, che non rappresentano assolutamente nulla, niente e nessuno. Il valzer delle mescole e dei pit stop è tra i maggiori responsabili della ‘wrestlinghizzazione” della F.1 e delle corse in genere’. Smettiamocela e torniamo a gare senza soste, se non per sostituire una gomma bucata o mettere le rain: non se ne può più dei mondiali decisi da un meccanico stressato che sbaglia”.

D: Tra le proposte degli appassionati, ne spicca una che attinge dalla MotoGP. Dato che si parla sempre più spesso di riduzione dei consumi, qualcuno suggeriva di stabilire un quantitativo fisso di carburante da imbarcare sulle monoposto, costringendo così i motoristi a lavorare anche su questo aspetto. Potrebbe essere una valida idea?

R: “La formula di limitazione del consumo è senz’altro la più interessante e intelligente, oltre a essere quella politicamente più attuale rispetto alle esigenze e alle problematiche del mondo circostante”.

D: Passando alle proposte sulla gestione della corsa vera e propria, si è discusso tanto anche per come, negli ultimi anni, la pioggia sia diventata uno spauracchio e i piloti invochino subito la safety car al primo accenno di aquaplaning. La sensazione è che ormai basta anche qualche spruzzo d’acqua per avere anche una partenza dietro la vettura di sicurezza…

R: “Dico che è una vergogna. Non ha senso tutto ciò. Semplicemente la Formula 1 ha perso completamente le connotazioni di sport estremo per incamminarsi nei contesti quieti e nei climi da Mulino Bianco, dei tornei di bocce o delle merende dei bimbi mentre giocano alla PlayStation. Assurdo, come se mettessimo milioni di materassi attorno all’Everest sminuendo gli alpinisti o svuotassimo il mare e fermassimo il vento per rendere meno pericolose le regate in solitaria.Eppure quelli che dovrebbero fare la voce grossa stanno zitti e buoni, perché tanto una fetta di torta ci scappa per tutti”.

D: Infine, ultima domanda che è quella di rito. Su cosa lavorerebbe Mario Donnini per migliorare la Formula 1?

R: “Bisogna riaprire le porte, permettere a 15-20 team di iscriversi, ricreare una motorizzazione standard commerciale, come fu la Cosworth negli Anni ’70 e chiudere definitivamente questa parentesi della F.1 ricchissima e gestita dalle corporation, una delle parentesi più di cattivo gusto – con tutto quel danarume sterile ostentato nei paddock -malinconici, noiosi e kitsch in tutta la sessantennale storia del mondiale – per dare spazio a un mucchio selvaggio di squadre medio-piccole”, con la lotta per la pole e quella per la qualificazione.

E comunque l’equivoco di fondo è quello delle piste. La F.1 ha il 75% dei circuiti che sarebbero troppo mosci pure per disputarci un mondiale kart. Non ha senso favorire i sorpassi correndo con ali mobili o ciabatte sui cerchioni, ma ne avrebbe tanto se si facessero tornare a correre le monoposto su piste vere, di livello anche più basso ma, non troppo, di Spa, che è e resta il circuito migliore. La verità? Eccola: in questi anni l’architetto Tilke è stato l’autore materiale delle esecuzioni che hanno ucciso le piste più belle del mondiale – penso alla vecchia Hockenheim -, con Ecclestone in veste di mandante e i costruttori silenziosi e plaudenti. Vergogna un’altra volta, direi”.

11 Commenti

  • credo che la soluzione giusta per quel che riguarda i team ed il loro numero sia 15 dove i 30 piloti disputano le qualifiche di 1 ora e solo in 26 si qualificano, ma sempre con il 107% vigente…credo inoltre che ormai le nostre supposizioni, i nostri desideri e le nostre proposte non saranno realtà se non nel 2014 con l’introduzione del turbo e l’entrata in scena di nuovi motoristi…è giusto limitare il n° di giri (15000 giri sono abbastanza) e la pressione max dei motori in quanto ci ritroveremmo ad avere mostri di oltre 1000cv che non rientrerebbero negli standard di sicurezza…

  • – Cilindrata imposta e tutto il resto libero.
    – Scenderei ulteriormente il limite del 107%, perché ritengo che nel 2011 6/7 secondi di differenza sono troppi.
    – Gomme uguali per tutti.
    – Al bando il DRS che rende i sorpassi falsi, e meno che sia libero ed azionabile sia in attacco che in difesa…
    – Piste vere.

  • Allora non sono l’unico a pensare che il vecchio hockenheim era una bella pista e non c’era bisogno di castrarla. Si era detto perchè 6km erano troppi, poi si sono costruiti dei nuovi circuiti non meno di 5km, anche un cittadino come Valencia è più di 5km. Buffonate. Poi con tutte le piante che hanno tolto …. potevano toglierne di meno facendo 2-3 tribune in più in mezzo al verde. E adesso avremo ancora un bel circuito veloce alla Le Mans.

  • 1. giusto avere il vero monogomma con la mescola ottimale per quel circuito e per le condizioni climatiche previste, purche’ siano gomme che reggono ad una o piu’ spiattellate.. e che non si condanni un pilota aggressivo perche’ e’ quello che fa lo spettacolo e attira il pubblico non il freddo calcolatore che vince senza fare un sorpasso in pista
    2. ok il limite del serbatoio … ma che si liberalizzi nuovamente la ricerca in fatto di propulsione frazionamento sovralimentazione e anche in fatto di carburanti … e’ li che c’e’ stata la piu’ grande evoluzione negli anni ’80 e ’90 e li che c’e’ stato uno dei ritorni maggiori per l’efficienza dei propulsore nella produzione di serie.
    3. l’aerodinamica deve essere importante ma non fondamentale, anche perche’ alettoni e appendici varie non sono riproducibili sulla produzione di serie … mentre magari un fondo piatto e’ gia’ qualcosa di piu’ proponibile .. inoltre limitare le dimensioni degli alettoni servirebbe a migliorare l’efficienza della carrozzeria delle vetture …
    4. eliminare l’ala mobile controllata dal pilota e magari demandare all’elettronica il movimento delle parti mobili per aumentare la sicurezza in curva e in frenata.. e limitare l’attrito aerodinamica in rettilineo (consumi) … KERS ecc. debbono essere integrati nel sistema di propulsione e trapsarenti alla guida del pilota … che deve concentrarsi sulla staccata sull’accellerazione ecc. non sul regolare 10 manette 10 pulsanti 3 leve ecc.
    al mx 4 5 pulsanti e le leve del cambio stop ..

  • Rosso dentro

    Bravo Donnini, sincero e mai banale.
    Completamente daccordo per quel che riguarda le piste…secondo me è questo il problema principale della F1. Ogni volta che si corre sui circuiti veri lo spettacolo abbonda.

  • Penso che è giusto prendere spunto dal passato, ma non è giusto TORNARE al passato…i tempi corrono, la formula uno è la massima espressione dell’automobilismo e i piloti sono la massima espressione dalla capacità di un uomo di pilotare e gestire una vettura. Oggi c’è l’elettronica e li non ci scappi (anche se fortemente limitata), c’è l’aereodinamica il cui studio permette, alle vetture di serie, di giocare nella partita di diminuzione dei consumi…io credo che quest’anno sia quello della svolta, bisogna affinare il regolamento attuale, senza stravolgerlo perchè ora la formula uno è piu divertente della moto gp lo ripeto…poi le gare noiose capitano sempre, come capitano le partite noiose, senza tiri in porta…l’unica cosa che mi sento di dire è di limitare ancora di piu l’aereodinamica è quello il tallone d’achille della formula uno di oggi…

  • La vergogna c’è, ed eccome: trovo perfettamente condivisibile tutto ciò che sostiene Donnini.
    I team sconosciuti che dal nulla appaiono e mettono in crisi grandi nomi ci sono sempre stati, e sono stati anche motivo della fortuna della F1: una metafora della vita, dove non si può nascondere una certa simpatia verso l’outsider che mette in crisi una leggenda.
    L’unica componente standard di cui parla Donnini, inoltre, è un propulsore ispirato al glorioso Cosworth, ma attenzione: si intenderebbe una fornitura economica e competitiva PER CHI LA VUOLE, tutt’altro dalla penosa standardizzazione attuale dei motori (intoccabili dal 2006, e questa è l’avanguardia motoristica) e di altre componenti della monoposto. Se poi si vuole essere onesti fino in fondo, l’avanguardia nel campo automobilistico in questo momento la si può trovare nelle gare di durata, non di certo in F1: dove si “riversa” la tecnologia della massima formula? Forse nelle gomme usa e getta? O nell’aerodinamica estremizzata degna di un Boeing?
    Per finire, il senso dello sport automobilistico, in F1, è già ridotto ai minimi termini: l’agonismo è stato definitivamente castrato da DT e sanzioni pazzesche, la pioggia “vietata”, e il politicamente corretto impera.
    Per me, il signor Donnini ha solo ragione a criticare la F1 attuale, e chi sta scrivendo ha 21 anni, non 70. Un caro saluto.

    • Cosa c’entra l’età di chi scrive, scusa? Non confondere esperienza e competenza.
      Comunque:
      1) Nell’articolo si parla di motorizzazione standard; il discorso di un motore a basso costo per chi lo vuole c’è già e si chiama Cosworth e non è questo quello a cui si riferiva Donnini
      2) Sono perfettamente d’accordo sul fatto che non si debba avere standardizzazione su nessun componente e in questo modo ti assicuro che le ricadute sul commerciale ci saranno.
      3) Ricadute sul commerciale ci sono anche adesso, specie in termini di materiali, ma non solo.
      4) 15/20 team? Una volta magari si poteva fare, ma abbiamo già visto da quest’anno che ci possono essere team nuovi che si comportano da mine vaganti. Se un nuovo team competitivo vuole entrare in F1 è un’ottima cosa (vedi Red Bull), ma deve potersela giocare con gli altri in maniera concreta o almeno dignitosa. Agevolare 10 team nuovi vuol dire avere 20 macchine in più in pista e rendere impossibile al pilota guidare.

      • Scusami, forse non mi sono fatto intendere: quando dico che ho 21 anni e non 70 è per non far sembrare tutte le mie critiche alla F1 attuale come dovute a una nostalgia per i bei tempi passati. Io le gare anche solo di 20 anni fa le ho viste alla tele o spezzoni su Youtube, e pur non avendole vissute in prima persona, credo siano stati momenti fantastici del motorsport che potrebbero, volendo, avere un seguito anche in futuro.
        Tornando all’articolo, si parla si di motorizzazione standard, ma credo nel senso che, ispirandosi al Cosworth, ogni squadra “minore” dovrebbe avere a disposizione una motorizzazione economica e competitiva: il Cosworth attuale, purtroppo, è a livelli imbarazzanti se paragonato a qualsiasi altro motore sulla griglia, e sinceramente non so se le altre forniture siano così a buon mercato per un piccolo team.
        Sulla standardizzazione, invece, mi trovo d’accordo: se ci fosse maggiore libertà sul piano regolamentare, le ricadute sulla vita di tutti i giorni sarebbero notevoli. Per quanto riguarda i materiali, non saprei dire se effettivamente ci sia un vantaggio importante per le auto di serie: ad esempio, il carbonio, credo venga utilizzato pochissimo dato il costo elevato e le difficoltà produttive.
        Infine, sulle piccole scuderie, io sarei per fare una cosa molto più “approssimativa”: fino ai primi anni ’90 si è sempre permesso alle squadre minori di partecipare, al massimo aggiungendo nel weekend le prequalifiche per scremare chi va davvero piano. Poi, per me sarebbe il massimo, vedere qualche squadra che si presenta non necessariamente a tutte le 20 gare del Mondiale, ma quando può e magari ci scappa anche l’impresa: cose alla John Love nel GP di Sudafrica ’67 sono storie fantastiche.

      • A mio avviso ormai non si può più pensare a partecipare solo a certe gare o solo al venerdì, per questioni di sponsor. Ricordiamoci che ai tempi i team di F1 erano poco più che officine…
        Per i materiali non mi riferivo alla fibra di carbonio (che è per normativa utilizzabile solo su vetture con determinate tirature), ma ad una serie di altri particolari, sull’uso dell’alluminio etc… Ovvio che le componenti di ora le vedremo di serie su tutte le auto tra un 10-20 anni, magari molto modificate, ma è sempre un mezzo di progresso.

  • Io non ci vedo tutta questa vergogna. Per me sarebbe più una vergogna far entrare 20 team sconosciuti, senza storia, e metterli al pari di Ferrari, McLaren etc fornendo componenti standard.
    Così si ammazza l’evoluzione tecnologica che è alla base delle corse automobilistiche e che finora è sopravvissuta solo in F1. Se facciamo diventare la F1 come la F2 e le altre sottocategorie, magari ci divertiamo a vedere i sorpassi, ma snaturiamo il senso dello sport automobilistico.

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