A tu per tu con Senna e Petrov a Monza

9 settembre 2011 03:24 Scritto da: Redazione

La visita di ieri al motorhome Lotus Renault nel paddock di Monza, per la presentazione della nuova collezione di orologi TW Steel, sponsor dell scuderia motorizzata dalla casa della osanga, è servita anche per scambiare alcune battute “tecniche” con i protagonisti del team. Tra un aperitivo e un fritto misto abbiamo apprezzato la loquacità di Bruno Senna, al quale abbiamo chiesto alcune impressioni su questo suo recente rientro in F1, dopo l’amara gavetta in casa HRT l’anno scorso. “Guidare questa Lotus Renault -ci ha detto Bruno- è un piacere e un onore. Mi trovo davvero bene. Questa macchina è un altro pianeta rispetto alla HRT. Quella era molto più difficile e meno reattiva. Non ti perdonava gli errori. Qui hai in mano un mezzo che valorizza le capacità e la sensibilità del pilota”. Poi siamo scesi, una volta passati alle tartine, più nel dettaglio circa l’approccio con le gomme Pirelli, dopo la sua esperenza con Bridgestone durante la scorsa stagione. In questo caso Senna afferma che “c’è ancora tanto da capire e da scoprire, ma le performance che si riesce a tirar fuori sono incredibili”.

Molto più algido, ma non per questo meno friendly e disponibile, Vitaly Petrov. Col driver russo abbiamo parlato del rapporto con il nuovo compagno di squadra, che ci ha detto essere ottimo, come lo era quello con Heidfeld prima che la squadra decidesse di sostituirlo con il nipote di Ayrton. Ma Vitaly, che compiva 27 anni, non s’ è sbilanciato. Inevitabile una domanda sul suo occhio nero: il destro. “Mi sono fatto male giocando a calcio ieri con la Nazionale Piloti contro la Selezione della Scuderia Ferrari Club. Pazienza succede! Mi è arrivata una pallonata in faccia. Ma giocare a calcio mi piace tanto, lo faccio ogni volta che posso, nel tempo libero”.
Dopo la cena è arrivato il momento di massacraci piacevolmente i timpani: ci siamo spostati all’interno del box della Lotus Renault, dove i meccanici stavano montando le due monoposto. Le vetture erano prive del cofano motore. Tanti i dettagli visibili (era vietato fare foto), uno per tutti il serbatoio dell’olio. Si tratta di un piccolo cilindretto che contiene solo 3 kg di olio alla volta, mentre al motore ne servono 70 kg al secondo, per girare a pieno regime. Immaginate quindi la velocità con la quale il prezioso liquido lubrificante percorre l’intero impianto, ad una pressione di 5 bar. Basta pedere un solo bar per finire col motore arrosto.

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