10 anni di nuove piste: chi ha vinto al buio?

27 ottobre 2011 00:16 Scritto da: Ilaria Della Pepa

Cinque continenti, qualche capitale, un paio di oceani:  in una manciata di mesi il grande Circus della Formula 1 ci porta ai quattro angoli del globo per offrirci uno spettacolo sempre nuovo.

E sempre diversi sono i circuiti dove si disputano le gare: la voglia di ospitare un GP sembra non conoscere limiti e pare che, purtroppo o per fortuna, ci si debba sempre più abituare a nuovi tracciati e Paesi da scoprire.

Ancora qualche giorno e scopriremo anche il nuovissimo Buddh International Circuit, che regala all’India la prima storica partecipazione nel calendario della massima serie delle competizioni automobilistiche.

Dubbi, polemiche, proclami e qualche preoccupazione stanno accompagnando questo esordio travagliato, ma su tutte prevale la curiosità per un nuovo tracciato che, come tale, riserverà senz’altro sorprese e spettacolo. Le squadre si stanno preparando da tempo alla trasferta indiana sfruttando per lo più i simulatori di guida, aspettando con ansia i primissimi verdetti delle libere del venerdì.

Perchè una pista nuova va esplorata, interpretata, vissuta: dalle condizioni meteo alla gommatura dell’asfalto, passando per le curve più significative, ogni dettaglio diventa fondamentale e non sempre è una questione di vettura più o meno performante delle altre.

E’ bello pensare che su tracciati inediti sia la sensibilità del pilota a guidare le scelte di assetto e strategia: come dimenticare Schumi, che con un paio di giri in moto intuiva i piccoli segreti delle nuove piste?

E domenica proprio Michael si troverà con la generazione Play-Station a scoprire il Buddh Circuit e a contendersi un privilegio piccolo ma ambito: vincere all’esordio, su una pista con record non scritti e limiti non segnati. Chi ci è riuscito prima di loro? Se guardiamo all’ultimo decennio sono state davvero tante le nuove piste inserite in calendario, nate per la maggior parte dalla matita geniale di Tilke.

Nel 1999, anno surreale nella lotta al titolo, la F1 era sbarcata a Kuala Lumpur, Malesia.  Schumacher tornava dopo una lunga convalescenza, Hakkinen temeva una crisi di nervi più di una rottura del suo motore e Eddie Irvine, incredulo protagonista della rimonta estiva, erano i protagonisti indiscussi di una gara attesissima. Si concluse con una delle più belle doppiette Ferrari, con l’irlandese sul gradino più alto del podio, e un maestoso Schumi a fargli da scudiero: nemmeno la vicenda deflettori poteva scalfire un esordio così trionfale.

Cambia l’anno, ma non il colore: nel 2004 il doppio esordio in Bahrain e Cina porta la firma di Schumacher e Barrichello rispettivamente, che dominano con la Rossa la quasi totalità del campionato. E se il tedesco della Ferrari si era trovato per la prima volta a brindare con acqua di rose al posto del tradizionale Champagne, il brasiliano Rubino portava a casa una bella vittoria su un circuito altrettanto interessante e forse degno di molti impianti più rinomati.

Nel 2005 è la volta della Turchia, e un grandissimo Raikkonen, in una delle sue stagioni migliori, vince all’Istambul Speed Park partendo dalla pole position.

Il 2008 invece vede nuovamente l’inserimento di ben due circuiti inediti, entrambi piuttosto spettacolari. Valencia, tracciato cittadino caratterizzato da un imponente ponte mobile, non stupisce però quanto Singapore, la cui gara si correrà sempre in notturna. In Spagna è Massa a scrivere per primo il suo nome nell’albo dei vincitori del GP d’Europa, mentre nella città stato orientale una gara controversa regalerà ad Alonso il successo.

Strano a dirsi, i due circuiti sono accomunati dall’anno di esordio così come dalle polemiche: se la pista di Valencia è infatti mal vista perchè poco interessante a livello tecnico, e soprattutto perchè la Spagna può vantare circuiti storici ben più entusiasmanti, a Singapore il clamore è ben più forte, perchè legato al Crashgate che vide protagonisti Renault, Briatore, Alonso e Piquet jr.

Parlano una lingua orientale anche gli ultimi due circuiti di quest’articolo, a conferma della tendenza del motorsport a spostarsi sempre più verso i Paesi emergenti. Alonso, appena un anno fa, vinceva sulla Ferrari il primo GP di Corea, ma di certo Abu Dhabi avrà sempre un significato speciale per Vettel: vittoria nel 2009 (anno di introduzione) e soprattutto 2010, quando il tedeschino conquistò il suo primo iride.

Perchè dove non arriva un simulatore…arriva l’istinto di un Campione!

 

5 Commenti

  • concordo su quasi tutte le valutazioni, con un distinguo su Valencia e Abu Dhabi, per lo spettacolo sono orrendi…ma da guidare sono divertenti…almeno con F12010…con F12011 ancora non ci sono arrivato.

  • Alexandro HAMALORAI

    @ David B

    Sono daccordo con Abu Dhabi e Valencia che proprio non si possono vedere.

    Daccordo anche su sepang, istanbul e korea.

    Mentre invece darei qualche punto di più a Singapore che viene abbastanza denigrata, a ma a livello tecnico vale tanto.
    Alcuni piloti hanno affermato che 1 giro a Singapore equivale a 2 giri di Montecarlo.

  • Facciamo un giochetto?

    Sepang: vario, veloce, lungo, “tipico”. UN buon lavoro (8).
    Bahrein: una sequenza di rettilinei intervallati da cruve secche e frenate decise. La variante dell’anno scorso è pure peggio. Diventerebbe interessante se corressero sull’anello esterno, ma non credo propri che lo faranno (4).
    Shangai: interessante per alcune curve decisamente anomale, ma un paio di tornantini di troppo tolgono ritmo alla guida (5).
    Istanbul: il migliore. Adatto ai sorpassi, con cambiamenti altimetrici importanti e curve di vario raggio (9).
    Valencia: disastroso. Non una curva difficile, fin troppo veloce per essere un circuito cittadino di quelli degli anni 80 che tormentavano con una sequenza infinita di curve e insidie ad ogni giro (3).
    Singapore: rispetto a Valencia almeno è un po’ più difficile. Si salva grazie all’ambientazione, tecnicamente mi pare piuttosto noioso (5).
    Korea: qualche curva secca di troppo (ancora!) interrompe la sequenza spettacolare nella parte più lontana di box. Lo sfondo brullo rende ancora più desolante l’ambientazione. Ma è un lavoro interessante (6).
    Abu Dhabi: un disastro. Uno dei circuiti più stupidi che abbia mai visto. Le ultime sei curve sono ridicole. Aveva tutto il deserto a disposizione e ha disegnato un pista come se dovesse scansare palazzi e grattacieli (3).

    Avanti che ci passiamo la giornata.

    • Così sulla carta.

      Buddha: a me pare interessante. Dalle prime foto sembra che, anche qui, ci sia qualche curvetta secca di troppo, a togliere ritmo, per esempio, alla seconda parte del tracciato. Ma nel complesso dovremmo divertirci (6).

  • Dalle simulazioni il Buddh International Circuit sembra davvero un tracciato interessante, con un secondo settore con curve veloci e dove bisogna mantenere un buon ritmo. Poi la curva 10 e 11 dovrebbero essere le più impegnative del tracciato (vedremo anche quanto saranno selettive, con le attuali vetture e il carico aerodinamico che generano è difficile da dire). Insomma, non sembra il solito tilkodromo.

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