Calendario 2012: i rischi di un nuovo ridimensionamento

24 novembre 2011 10:00 Scritto da: Lorenzo Floridia

Anche il mondo ovattato della Formula 1 deve fare i conti con la crisi economica. Un problema che non tocca soltanto i consumi, ma anche le tappe previste per il campionato del 2012. Il calendario più lungo ed intenso della storia di questo sport è stato presentato il 31 Agosto scorso, ma rischia un clamoroso ridimensionamento.

Ebbene sì, perchè dopo soli tre mesi già la prima vittima facente parte del super-calendario è saltata fuori: Austin, nel Texas. In un nostro articolo si parlava della cancellazione del GP per un probabile inserimento nel 2013, per motivi ovviamente economici.

In sintesi ciò che massacra gli organizzatori in questi anni sono gli elevatissimi costi e le difficoltà nel confermare una elevata affluenza di pubblico. I costi una volta erano sostenibili, adesso sono diventati enormi e per fronteggiarli gli organizzatori chiedono sempre più spesso aiuto ai propri governi: è il caso dei GP di Sepang, Shanghai, Melbourne, Yeongam, Valencia; anche ad Austin avevano chiesto aiuto allo Stato del Texas.

Per immaginare quanto siano elevati i costi basti pensare al fatto che gli stessi organizzatori del GP di Abu Dhabi hanno indetto una politica austera, incentrata sul risparmio. Secondo la testata “Auto Motor und Sport” dei lavori per il perfezionamento di una curva, da fare per migliorare i sorpassi, sono stati cancellati con la motivazione che il sorpasso con il DRS sia ormai molto più semplice.

Altro problema è l’affluenza. Un’ottima risposta l’ha data il GP dell’India, quest’anno all’esordio, con ben 95.000 spettatori. Il problema è però continuare su questo trend. Solo Singapore in tre anni ha mantenuto altissimi livelli di affluenza, ma sopratutto grazie al fascino della gara in notturna e della location: una specie di Montecarlo asiatica che ha ormai il suo posto garantito.

Non sempre l’entusiasmo della gente resta alto nei confronti della gare; basti vedere il calo di interesse nei confronti di GP come Cina e Corea, quest’anno un flop in termini di entrate, e la Turchia che – salvo sorprese per rimpiazzare Austin – non è in programma per il 2012. Secondo alcuni il problema che causa una minore affluenza negli ultimi anni è il troppo distacco tra il mondo da super ricchi della Formula 1 e la gente comune, con i biglietti che hanno un prezzo troppo esoso per tanti appassionati.

Non dimentichiamo i problemi che esulano dall’economia, come in Bahrain. Per il 2012 il GP è in programma, ma quest’anno è saltato a causa di disordini politici e nella regione la situazione resta ancora molto delicata dal punto di vista politico; quindi una eventuale nuova sommossa potrebbe far saltare un’altra edizione, con conseguenze economiche disastrose per organizzatori e Federazione.

Visti questi problemi, oltre Austin, rischiano di saltare altre gare da qui all’inizio della prossima stagione perchè i finanziamenti non sono garantiti e le entrate in diminuzione.

La domanda, però, nasce spontanea: perché spendere milioni di euro per realizzare nuove piste e non investire in piani di ammodernamento e recupero di certi circuiti storici? Per esempio, perchè non inserire Imola, che ha anche le giuste omologazioni per ospitare la Formula 1?  Oppure, perchè non ritornare a Kyalami in Sud Africa, vista la moda di “scappare” dall’Europa? I circuiti di Zandvoort (Olanda) e Zolder (Belgio) potrebbero tornare utili a seguito di una adeguata modernizzazione.

Resta inteso che il mercato globale imponga, come regola, l’espansione, ma i conti parlano chiaro: se c’è un pubblico che non si stancherà mai della F1, questo è quello europeo.  Gli appassionati attendono con fiducia.

 

9 Commenti

  • La risposta a tutto è solo una (se mi permettete la presunzione): la FIA non è capace di organizzare campionati. le prove sono sparse ovunque anche fuori dal champ d f1. avete visto come è ridotto il wtcc?

  • Iron Mc

    Alceus
    Concordo totalmente con l’articolo..e aggiungo che il caro Ecclestone non piuò pretendere di portare 100.000 spettatori in un paese (Cina,Turchia) che non ha neanche un pilota o una scuderia di riferimento per cui tifare..manca il coinvolgimento emotivo, e il trend non può che essere negativo..insomma, a una globalizzazione degli eventi bisognerebbe abbinare una globalizzazione di tutto il resto (piloti,scuderie)..

    Si va bene quello che dici tu, però se mi fai un Gp in mezzo al nulla (come quelli del Bahrain e della Corea) anche se ci fossero 5 piloti coreani o bahrainiani il problema non lo risolveresti comunque, perchè ovviamente chi andrebbe in mezzo al deserto pagando una cifra elevata per vedere una gara di kart (come quella del Bahrain appunto) senza nessun comfort o senza nessuna occasione di divertimento? Il problema del calo di spettatori nei circuiti lo si potrebbe risolvere anzitutto riducendo il prezzo dei biglietti e poi creando altre occasioni di intrattenimento nei pressi del circuito (perchè non tutti sono appassionati-malati di F1 come noi) quindi lo spettatore-medio che va al circuito deve avere altri motivi di interesse oltre alla gara in sè.

    Eh si, assolutamente..per globalizzazione di tutto il resto intendevo anche eventi dedicati, occasioni di divertimento..se fai una buona promozione sul territorio (sia esso Bahrein o Cina), prendendo come testimonial, che ne so, il pilota cinese o bahreinese di turno, e abbinando all’evento altri plus come parchi giochi in stile Abu Dhabi, allora gli spettatori arrivano..va pompato il gran premio,sennò a un turco o a un cinese non gliene fregherà mai niente..il prezzo non credo che si possa abbassare, dato il costo degli impianti e dell’organizzazione..tanto vale investire in promozione..

  • alceus ha pienamente ragione…. non puoi fare g.p. dove non ci sono ne scuderie ne idioli di casa… e poi in asia, soldi a parte non hanno mai avuto un convolgimento cosi importante nel mondo della f1. ecclestone e un figlio di m……..ta. sa questi c’hanno i soldi e glieli sta levando tutti…. ne avete citati tanti di g.p. imola zolder kyalami eccc… ma ce ne sarebbero ancora… (a1ring, adelaide ecc) gia pronti solo da rimodernizzare

  • Iron Mc

    Alceus
    Concordo totalmente con l’articolo..e aggiungo che il caro Ecclestone non piuò pretendere di portare 100.000 spettatori in un paese (Cina,Turchia) che non ha neanche un pilota o una scuderia di riferimento per cui tifare..manca il coinvolgimento emotivo, e il trend non può che essere negativo..insomma, a una globalizzazione degli eventi bisognerebbe abbinare una globalizzazione di tutto il resto (piloti,scuderie)..

    Si va bene quello che dici tu, però se mi fai un Gp in mezzo al nulla (come quelli del Bahrain e della Corea) anche se ci fossero 5 piloti coreani o bahrainiani il problema non lo risolveresti comunque, perchè ovviamente chi andrebbe in mezzo al deserto pagando una cifra elevata per vedere una gara di kart (come quella del Bahrain appunto) senza nessun comfort o senza nessuna occasione di divertimento? Il problema del calo di spettatori nei circuiti lo si potrebbe risolvere anzitutto riducendo il prezzo dei biglietti e poi creando altre occasioni di intrattenimento nei pressi del circuito (perchè non tutti sono appassionati-malati di F1 come noi) quindi lo spettatore-medio che va al circuito deve avere altri motivi di interesse oltre alla gara in sè.

    il problema è anche che in paese come la cina,non c’è ancora la cultura delle automobili,figuriamoci delle corse..pensate che in occasione del gp di cina,gli organizzatori fecero dei test con domande del tipo:-COSA SIGNIFICA F1?-vi ho detto tutto..gli stessi americani(gli states,per intenderci),non è che amino molto la formula1,almeno cosi com’è concepita oggi..la vera culla di questo sport è l’europa,inghilterra,italia e germania in primis

  • Ecclestone deve smetterla di far costruire cattedrali nel deserto. Rivoglio una formula 1 più europea e americana, e un po’ meno asiatica!

  • Alceus
    Concordo totalmente con l’articolo..e aggiungo che il caro Ecclestone non piuò pretendere di portare 100.000 spettatori in un paese (Cina,Turchia) che non ha neanche un pilota o una scuderia di riferimento per cui tifare..manca il coinvolgimento emotivo, e il trend non può che essere negativo..insomma, a una globalizzazione degli eventi bisognerebbe abbinare una globalizzazione di tutto il resto (piloti,scuderie)..

    Si va bene quello che dici tu, però se mi fai un Gp in mezzo al nulla (come quelli del Bahrain e della Corea) anche se ci fossero 5 piloti coreani o bahrainiani il problema non lo risolveresti comunque, perchè ovviamente chi andrebbe in mezzo al deserto pagando una cifra elevata per vedere una gara di kart (come quella del Bahrain appunto) senza nessun comfort o senza nessuna occasione di divertimento? Il problema del calo di spettatori nei circuiti lo si potrebbe risolvere anzitutto riducendo il prezzo dei biglietti e poi creando altre occasioni di intrattenimento nei pressi del circuito (perchè non tutti sono appassionati-malati di F1 come noi) quindi lo spettatore-medio che va al circuito deve avere altri motivi di interesse oltre alla gara in sè.

  • se vogliono avere maggior affluenza e riempire veramente le piste devono neccessariamente abbassare il costo dei biglietti! quest’anno volevo andare a monza con mio figlio ma ho dovuto rinunciare! 1/3 dello stipendio è una cosa folle!!!

  • Concordo totalmente con l’articolo..e aggiungo che il caro Ecclestone non piuò pretendere di portare 100.000 spettatori in un paese (Cina,Turchia) che non ha neanche un pilota o una scuderia di riferimento per cui tifare..manca il coinvolgimento emotivo, e il trend non può che essere negativo..insomma, a una globalizzazione degli eventi bisognerebbe abbinare una globalizzazione di tutto il resto (piloti,scuderie)..

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