Senza F1 non so stare: storie di piloti che tornano in pista

Cosa c’è dentro la parola ritiro? In Formula 1, lasciare le corse non sempre significa appendere il volante al chiodo.

Si abbandonano le monoposto verso una pensione dorata, e poi ci si ritrova in sella ad una moto o un kart. Ci si allontana dall’olimpo dell’automobilismo, e gli sterrati di un rally sono dietro l’angolo.

Che sia la ricerca del limite, del brivido, della continua sfida con sè stessi, o semplicemente l’istinto indomabile del Campione. Stiamo parlando proprio di quei Piloti che, dopo aver detto addio alla F1 hanno deciso di tornare, presto o tardi.

Nei giorni in cui il ritorno di Kimi Raikkonen anima il Circus e i suoi tantissimi tifosi che mai avevano accettato quel suo abbandono nel 2009, è inevitabile guardarsi indietro e scoprire che il finlandese, parlando di piloti che tornano sui propri passi, è in ottima compagnia.

Qualche nome? Lauda, Andretti, Jones: grandissimi piloti, campioni che hanno preferito tornare a calcare l’asfalto piuttosto che annoiarsi a guardarle in tv, le gare. Lo stesso Schumi, parlando di storia recente, è ancora in pista dopo un addio che aveva lasciato orfana una generazione di tifosi.

1982: sono passati tre anni dal suo ritiro, ma Lauda torna in F1 e, a suon di vittorie, nel 1984 conquista addirittura il mondiale.

Vince al ritorno anche Alain Prost, su Williams, nel 1993.

Mario Andretti torna a cavalcare il sogno iridato a 42 anni, conquistando la pole del GP d’Italia.

Meno fortuna, ma non per questo meno gloria, ha avuto un altro inossidabile come Nigel Mansell (tornato dopo uno stop di due anni, nel ’94), riuscendo comunque a vincere una delle quattro gare disputate con la Williams, e ritirandosi dopo una breve parentesi in McLaren nel ’95.

Più variegato il ritorno di Alan Jones: dopo il mondiale vinto nel 1980 e il successivo ritiro, l’inglese torna in pista dal 1983 con ben tre squadre differenti (Arrows, Haas-Hart e Lola) , senza però ottenere risultati di rilievo.

Ultimo in questa carrellata Emerson Fittipaldi, già iridato nel 1972 e 1974, il cui ritorno dieci anni dopo si limita ad un test, per poi approdare (e vincere) alla Indy americana.

Se la domanda che adesso nasce è: hanno fatto bene?

Le risposte possono essere tante e ovviamente discordanti, ma, messe da parte le teorie su parabole del campione e carriere da lasciare senza macchia, resta senza dubbio l’emozione che piloti di questo spessore hanno dato.

E se vogliono tornare a divertirsi e divertirci, non possiamo che accoglierli…a gas aperto!

 

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