Formula 1, il circus dei maschilisti

19 dicembre 2011 12:39 Scritto da: Davide Reinato

Motori spenti, mercato piloti giunto ormai all’apice. Mancano solo un paio di tasselli per completare lo schieramento di partenza del 2012, più qualche altra piccola sorpresina. Tra queste, potrebbe esserci l’annuncio della Lotus della promozione di Maria De Villota come pilota di riserva.

Basta solo il pensiero per scatenare battutine e sorrisini, anche tra gli addetti ai lavori. Tra gli stessi piloti, poi, c’è chi una donna nel box come team mate non la vorrebbe proprio. Famosa la gaffe di Nico Rosberg: “Donne in F1? Impossibile, non sono abbastanza brave. Cioè, volevo dire che non hanno la forza fisica per sopportare gli sforzi di un GP”. Eddie Irvine era tra quello che ci andava giù pesante: “Le donne non sono tagliate per la F1 perché non hanno il make up giusto per il cervello”. Anche Button, intervistato sull’argomento affermò: “E chi la vorrebbe una donna al box quella volta al mese? Inoltre, una ragazza col seno grosso distrarrebbe i meccanici dal lavoro”.

Ma veramente la Formula 1 è un mondo maschilista? “Ni”. Perché è facile pensare che non ci sia spazio per le donne, ma in realtà è una condizione che sussiste ancora solo quando parliamo di donne pilota. Tralasciando le pit-babes, ossia le donnine appena vestite con i loghi degli sponsor, il motorsport può contare su donne che portano i pantaloni. Dai reparti marketing delle squadre, passando per addette stampa, fino ad arrivare nei retrobox con ingegneri, aerodinamici, tecnici e commissari di gara. Una piccola apertura in un mondo che, fino a qualche anno fa, era roba esclusiva per i maschietti.

Anche zio Bernie, che fino a qualche anno fa era restio a trattare affari con le donne, ha oggi tra i suoi più stretti consiglieri Sacha Woodward Hill. Prima di lei c’era Judith Griggs, oggi CEO del GP a Melbourne e nominata anche imprenditrice australiana dell’anno. “Le donne hanno sempre avuto una forte influenza, sono state però messe da parte per troppo tempo”, ha ammesso Ecclestone in una recente intervista.

Ogni squadra, inoltre, può contare su decine di donne che sono fondamentali per la buona riuscita del proprio lavoro. Basti pensare alla nomina di Monisha Kaltenborn a team principal della Sauber, prima donna al mondo a poter vantare un ruolo del genere in una squadra di F1. Indiana di nascita, ma di nazionalità austriaca, è oggi residente in svizzera. La Kaltenborn è l’esempio da seguire per molte donne nel circus: “La gente mi chiede spesso se la F1 era un mio sogno. In realtà, volevo fare l’astronauta”, ammette ridendo. Il suo ruolo non finisce al muretto, ma spesso continua lontano dalle telecamere: cura i rinnovi contrattuali con i piloti, i rapporti con i fornitori, i contatti con la FIA, la FOM e la FOTA. Monisha è certa: “Dovrebbero esserci più donne in Formula 1. A volte abbiamo una visione delle cose totalmente diversa, sappiamo come risolvere meglio i problemi. Ovviamente, non bisogna generalizzare, ma credo che siamo più pragmatiche e disposte a trovare un compromesso a tutto”. Riguardo alla possibilità di rivedere una donna in pista, afferma: “Non vedo alcun motivo per cui una donna non possa essere competitiva come un uomo. Negli Stati Uniti ci sono piloti dal calibro di Danica Patrick e Simona De Silvestro. Non c’è ragione fisica o mentale per cui le donne non possano aver successo. E’ vero, però, che ci vorrà del tempo per superare i pregiudizi che esistono”.

E’ vero, in passato le donne pilota hanno un po’ deluso le aspettative: Maria Teresa De Filippis, Lella Lombardi, Giovanna Amati. Ma hanno comunque avuto la loro opportunità, perché non darla anche ad altre in futuro? I risultati scadenti di alcune non possono essere un metro di giudizio insindacabile per tutte le altre. Pensateci, quanti piloti arrivano in F1 e si rivelano medioci? La lista è lunga.

La cosa positiva è che il Circus non è fatto di soli piloti. Una bella occasione per quelle donne con le palle di mettersi in mostra e mettere a tacere i colleghi più scettici. In fondo, il caso di Monisha Kaltenborn non è l’unico.

Lo dimostrano le sorelle Leena e Teena Gade. Entrambe lavorano come ingegneri di pista. I loro genitori hanno da sempre assecondato la loro passione comune per i motori, nonostante questo mondo risultasse spesso ostile nei loro confronti. Leena ammette: “Quando avevo 17 anni e provavo a lavorare per un team di F3, mi è stato detto che fare il meccanico non è roba da ragazze. Ma io ho pensato oslo a lavorare e dimostrare a tutti che si sbagliavano”. La sorella Teena le fa eco: “Quando dicevo di voler fare ingegneria, la gente mi guardava incredula e non si spiegava il perché di questa mia scelta. E ogni volta che qualcuno diceva che il mio era solo un sogno, io ero sempre più motivata per smentirli”.

Una storia simile per Marianne Hinson, oggi capo aerodinamico della Caterham. Inizialmente laureatasi in astrofisica, la passione per la F1 l’ha portata a seguire un master realizzato in collaborazione con la British American Racing. Il suo primo lavoro nel Circus è stato con la Jordan come Junior Aerodynamicist, dove ha lavorato con John Iley prima e Mike Gascoyne successivamente.

Potremmo andare avanti per ore. Le donne iniziano a farsi spazio anche alla FIA: a Monza, abbiamo incontrato Silvia Bellot, prima donna steward della storia. La bella venticinquene catalana è sempre stata affascinata dal mondo dei motori, influenzata dal padre, commissario nei rally spagnoli. La Bellot ha raccontato: “Mio padre mi portò con lui a vedere una corsa quando avevo tredici anni. Passare il mio tempo con i commissari mi ha letteralmente aperto gli occhi, ha cambiato la visione delle corse. Ascoltare e osservare i piloti dal punto di vista dei regolamenti, è stat ointeressante. Nella stanza degli steward si sentono discussioni anche forti, che fuori neanche immaginate”. Spinta dalla passione, Silvia ha fatto una lunga gavetta come commissario sportivo, fino ad arrivare alla F1 per il GP di Spagna 2009: “Lì sono stata una Steward tirocinante. E’ stato emozionante avere tutti i piloti lì a firmare i documenti necessari. Era quello che avevo sempre sognato”.

Chissà quanti e quante di voi sognano di far carriera nel motorsport. Beh, ricordate allora le parole di Nietzsche  che diceva: “Meglio essere pazzo per conto proprio, anziché savio secondo la volontà altrui”. Seguite i vostri sogni, dunque, perché è la volontà di realizzarli che farà la differenza.

27 Commenti

  • gremlin
    Ciao a tutti, noto tanti “colleghi” con commenti riguardo ciclo etc, mi permetto solo di dire che anche in altri sport vi sono donne, chiaramente suddivisi per sesso, prendiamo ad esempio la marcia, 50km di fatica, sudore, determinazione e quant’altro, non mi pare che si risparmino, oppure il nuoto…. non ho mai sentito dire nuotatrice con ciclo rilascia scia…., suvvia iniziamo a lasciare perdere le leggende metropolitane.
    Inoltre, sempre per il ciclo vi sono attlete che non lo hanno anche per mesi.
    Ora chiarito la questione in modo frettoloso, mi pare di capire che il problema sia ben altro, questione di “pelle”.
    Nel ricordarvi che noi abbiamo avuto l’ unica donna che ha preso mezzo punto nel mondiale Piloti, una certa Lella Lombardi, questo è solo il mio pensiero.
    Cordiali saluti a tutti

    Vabè dài, si scherza:)..anche io rimango del partito a favore delle donne in macchina, e non credo che i discorsi fin qui sostenuti siano dovuti a una questione di “pelle”..qualora ve ne fossero le condizioni e le possibilità (di sti tempi, soprattutto economiche), sono certo che qualunque donna saprebbe dire il fatto suo anche su una monoposto.

  • gremlin
    Ciao a tutti, noto tanti “colleghi” con commenti riguardo ciclo etc, mi permetto solo di dire che anche in altri sport vi sono donne, chiaramente suddivisi per sesso, prendiamo ad esempio la marcia, 50km di fatica, sudore, determinazione e quant’altro, non mi pare che si risparmino, oppure il nuoto…. non ho mai sentito dire nuotatrice con ciclo rilascia scia…., suvvia iniziamo a lasciare perdere le leggende metropolitane.
    Inoltre, sempre per il ciclo vi sono attlete che non lo hanno anche per mesi.
    Ora chiarito la questione in modo frettoloso, mi pare di capire che il problema sia ben altro, questione di “pelle”.
    Nel ricordarvi che noi abbiamo avuto l’ unica donna che ha preso mezzo punto nel mondiale Piloti, una certa Lella Lombardi, questo è solo il mio pensiero.
    Cordiali saluti a tutti

    mea culpa riguardo al ciclo. Resto del partito pro-donne in macchina!!!

  • Ciao a tutti, noto tanti “colleghi” con commenti riguardo ciclo etc, mi permetto solo di dire che anche in altri sport vi sono donne, chiaramente suddivisi per sesso, prendiamo ad esempio la marcia, 50km di fatica, sudore, determinazione e quant’altro, non mi pare che si risparmino, oppure il nuoto…. non ho mai sentito dire nuotatrice con ciclo rilascia scia…., suvvia iniziamo a lasciare perdere le leggende metropolitane.
    Inoltre, sempre per il ciclo vi sono attlete che non lo hanno anche per mesi.
    Ora chiarito la questione in modo frettoloso, mi pare di capire che il problema sia ben altro, questione di “pelle”.
    Nel ricordarvi che noi abbiamo avuto l’ unica donna che ha preso mezzo punto nel mondiale Piloti, una certa Lella Lombardi, questo è solo il mio pensiero.
    Cordiali saluti a tutti

  • Esc4pe85
    forse troppo patata in formula1 farebbe deconcentrare troppo i secchioni delle varie squadre!!!:)

    Per primo Mazzoni “Per chi ama le statistiche in questo gran premio sono arrivate nei primi 10 il più alto numero di taglie di reggiseno della storia!”

  • forse troppo patata in formula1 farebbe deconcentrare troppo i secchioni delle varie squadre!!!:)

  • Una semplice provocazione: dato che ci sono sport che hanno categorie di soli uomini e sole donne, perchè non creano una serie di formule separate?
    Si vedono tante bambine che si cimentano nei kart e sono lì a bastonare i maschietti e poi non si prendono in considerazione per una carriera, a differenza a volte di schiappe di ragazzini che hanno solo i soldi e possono permettersi di “allenarsi” più di veri talenti.
    Delle formule invece rivolte alle donne, possono permettere di fare “gavetta” anche a loro e continuare a dimostrare quello che sanno fare.
    Alla fine poi saranno i tempi sul giro che parleranno.

  • La risposta sta nelle migliaia di sport divisi tra categorie maschili e femminili. L’elenco sarebbe lunghissimo.
    Se nel biliardo la separazione è solo di tipo tradizionale e sessista, negli sport motoristici la differenza fisica genera la necessaria separazione. Ci può essere qualche rarissima eccezione, ma tale rimane per forza di cose e non per ghettizzazioni di genere.
    Sui ruoli dirigenziali non c’è neanche da commentare.
    I cervelli non sono in discussione.
    Nemmeno come meccanici avrei riserve.

    • Le migliaia di sport divisi in maschile e femminile sono tali perchè la componente atletica è determinante.
      Nell’automobilismo non credo che un pilota prevalga sull’altro grazie alla maggior prestanza fisica o alla maggiore resistenza. Quindi non vedo perchè distinguere uomini e donne.

      • Fatti salvi gli aiuti elettronici, la resistenza fisica (muscoli del collo, soprattutto) maschile ha ancora un suo perché nella F1, considerando che a differenza dei piloti di aerei, gli atleti non indossano tute anti-G che possano azzerare le differenze muscolari.
        A parità di allenamento (professionistico; tra dilettanti una donna può distruggere tre maschietti se ha un allenamento migliore) un uomo avrà sempre un vantaggio genetico. Certo, poi può esserci l’eccezione della pilota col fisco à la Tevez, ma si parla di casi sporadici. Considerando che, oggi più che mai, un pilota oltre a portare sponsor deve pure portare risultati (e in fretta) puntare su una scommessa femminile diventa azzardato.
        Non dico che non possano esserci sorprese. Dico che, statisticamente, la difficoltà di vedere una donna su una RedBull sta in quanto ho appena detto.

      • Io credo (poi la smettiamo con questa discussione che magari ha annoiato i più) che la componente atletica in formula 1 non sia un fattore determinante. Devi essere allenato per resistere alle sollecitazioni, questo sì, e raggiungere un livello sufficiente di resistenza è senz’altro più facile per un uomo che per una donna. Ma una volta raggiunto tale livello (e ritengo che per le donne non sia così difficile, anche se più difficile che per gli uomini) il resto, e vorrei dire, il più, è manico, destrezza, coraggio, occhio attento. Tutte qualità che le donne hanno in egual misura rispetto agli uomini.

        Comunque grazie per la piacevole conversazione.

      • Figurati, concludo anche io, anche se non credo sia stata così noiosa. :)
        Spesso abbiamo sentito di piloti chiamati per sostituire qualcun altro che accusavano il colpo perché non sufficientemente allenati. Ecco, a parità di allenamento io continuo a vedere, statisticamente, un uomo avvantaggiato. E queste cose devono essere considerate quando investi milioni di euro in un progetto.
        Sul ‘manico’, nulla da eccepire.

  • Immagino già gli insulti coloriti in caso di incidente con una donna-pilota. A parte gli scherzi credo che la F1, come ogni altro sport professionistico, sia diverso per uomini e donne per ragioni prettamente fisiche. Poi può essere che mi sbagli, quindi una prova io gliela farei fare magari al venerdì, per vedere non tanto i tempi ma proprio la tenuta fisica, perchè se non ci sono problemi fisici allora non vedo ostacoli.

  • Ma scusate ragazzi…
    Le prestazioni FISICHE delle donne dell’atletica, del nuoto e di mille altri sport sono a livello tale che non mi pare che si possa mettere in discussione la loro possibilità di affrontare lo sforzo di un gran premio. Non credete? Anche in quei giorni lì…
    Le donne che iniziano la carriera motoristica sono già di per sè molte meno degli uomini (e questo evidentemente riduce le possibilità di avere una donna in formula 1)…poi il pregiudizio nell’ambiente fa il resto. E vale per piloti, manager, ingegneri…

  • mia moglie ha visto l’articolo..mi ha detto che le donne sono più forti degli uomini…a quanto pare l’argomento è molto pericoloso..:))

  • Io penso che fisicamente possano lottare alla pari. L’unica mia preoccupazione riguarda il ciclo…se arriva proprio nel week-end di gara? Ci sono donne che ne soffrono di più e chi di meno…a mio parere questo è l’unico problema (donne del blog smentitemi se sbaglio)

  • Personalmente sono d’accordo con Rosberg su ciò che dice dal punto di vista FISICO…
    non sò fino a che punto possa reggere la durata di un gran premio a quei livelli… Poi il talento capita al di là di sesso, colore della pelle o condizione economica… In ogni caso l’automobilismo ad oggi è uno sport molto chiuso da molti punti di vista… Basti pensare che c’è un solo pilota nero e nessuna donna.. per non parlare del fatto che, se non si ha un capitale da spendere di almeno 10.000 euro all’anno, ora come ora è veramente difficile per un pilota farsi vedere e intraprendere una carriera… ancor di più in Italia.

    Vorrei comunque chiudere con un riferimento a Indy e Nascar… Non mi venite a raccontare che l’Indy è uno sport motoristico complesso al pari della F1… Sono piloti che su 15 gare affrontano 13 ovali… (nn sò i numeri precisi ma la proporzione rende) Piloti che in F1 non hanno mai concluso nulla hanno svolto il ruolo del campione in quella disciplina vedi Zanardi, con tutto il rispetto e la stima che provo per un grande uomo come lui).

  • solo una battuta,per sorridere:donne al volante,pericolo costante..:)

  • Io credo che opportunamente preparata (come un uomo) una donna possa tranquillamente reggere lo sforzo di un Gran Premo. A maggior ragione adesso che i cambi sono elettronici e a bordo è un tripudio di servomeccanismi.

    Il mondo della formula 1 è molto maschilista, altrochè.

  • Gran bell’articolo! Però senza pregiudizi, e con toni decisamente meno pesanti, concordo con Rosberg: non so fino a che punto una ragazza possa reggere fisicamente (e soltanto fisicamente) un gran premio..per quanto riguarda le abilità alla guida, sono certo che molte pilotesse hanno molto più talento di certi colleghi maschi.

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