Brabham BT55: innovativa e sfortunata

3 gennaio 2012 17:04 Scritto da: Marco Di Marco

La sogliola. Così è stata definita dalla stampa dell’epoca la Brabham BT55. Una vettura rivoluzionaria ideata da uno dei maggiori talenti ingegneristici mai apparsi in Formula 1, ovvero Gordon Murray.

Il concetto della monoposto si basava sul posizionamento dell’alettone posteriore quanto più possibile lontanto dall’assale posteriore ed in posizione maggiormente rialzata rispetto al corpo vettura, al fine di garantire un maggiore carico aerodinamico rispetto alla concorrenza.

Non potendo tuttavia aggirare le norme imposte dalla Federazione circa lo sviluppo in altezza dell’ala posteriore, Murray decise di progettare un corpo vettura decisamente basso ed insolito per i dettami dell’epoca.

Rispetto al modello del 1985, infatti, la BT55 misurava ben 28 centimentri in meno in altezza, una soluzione questa – narra la leggenda – ispirata dai racconti di  Nelson Piquet il quale, nelle sue esperienze di formula 3000 soleva introdursi nell’abitacolo più a fondo possibile così da guadagnare una maggiore velocità di punta.

Il motore BMW turbo, dotato, nella versione da qualifica, della spaventosa potenza di 1400 cv, era installato di fianco ed in posizione inclinata di 70° al fine di garantire un migliore passaggio dei flussi verso il posteriore.

Nonostante le premesse fossero tutte eccezionali, la vettura non diede in pista i risultati sperati. Nel corso dei primi test della stagione la vettura fu afflitta da problemi di surriscaldamento e ciò comportò l’adozione di  un cambio a sette marce con tendenza alla rottura, qualora venisse sforzato in maniera eccessiva con velocità di punta elevate.
Inoltre il motore soffriva di un turbo lag eccessivo nel momento dell’uscita dalle curve lente e nel corso della stagione si decise di tornare al modello montato sulla vettura dell’anno precedente e decisamente più affidabile.

Curiosa era anche la posizione di guida che doveva assumere il pilota, il quale oltre a stare in un abitacolo angusto, aveva la mentoniera del casco che poggiava sul petto, oltre a buona parte delle spalle e braccia che fuoriuscivano notevolmente dall’abitacolo lasciando privo di protezione il guidatore.

La BT55 è inoltre ricordata come ultima vettura condotta dall’indimenticato Elio De Angelis, morto durante un test a Le Castellet, al volante di questa monoposto, a causa del cedimento dell’alettone posteriore.

A seguito della scarsa competitività del progetto e della tragedia che colpì la scuderia, Murray lasciò successivamente la Brabham, tra l’altro ormai in fase calante, e approdò alla McLaren.

I concetti della BT55 tuttavia non furono accantonati dal geniale progettista sudafricano  il quale nel 1988 progettò, in coppia con Steve Nichols, una delle monoposto più vincenti della storia, la MP4/4.

Si può quindi ritenere la “sogliola” una delle vetture che hanno maggiormente influenzato il panorama tecnico della F1 degli anni 80, e merita quindi di essere ricordata per la sua portata altamente innovativa.

3 Commenti

  • Una delle monoposto più estreme dela storia della Formula 1. I problemi di sistemazione degli accessori (motore, cambio) resero il tentativo un fallimento, ma credo che l’idea fosse buona, come dimostra la McLaren di qualche anno dopo.
    Poi arrivò il muso alto e …si passò ad occuparsi di altro.
    Gordon Murray era veramente un innovatore, paragonabile a Newey quanto a capacità di pensare fuori dai limiti. Ha progettato alcune tra le più belle macchine della sua epoca (tipo la Brabham BT52).

    • Murray è stato sicuramente un grande tecnico, ma tanto per fare un paragone Byrne pur esordendo in f1 circa 10 anni dopo Murray solo nel 81 con la Toleman e concludendo la sua carriera nel 2004 esattamente come Murray credo sia stato il vero genio della storia della f1 assieme a Colin Chapman. Con questo non voglio sminuire Murray, ma puntualizzare solo alcune cose, sicuramente Murray ha anche avuto budget di un certo livello sia alla Brabham che in Mclaren, mentre Byrne solo in Ferrari ha trovato terreno fertile per esprimersi al meglio, mi domando cosa avrebbe fatto Byrne cosa avrebbe fatto nelle stesse identiche condizioni.

  • Il modello ” sogliola ” fu si una rivoluzione ma duro’ appena due stagioni. E’ vero che le Mclaren Mp4/4 e 5 avevano una forma simile, ma è anche vero che l’abitacolo era un evoluzione del progetto di Barnard ed il 50% della competitività della vettura era ottenuta grazie ai motori Honda che spesso vengono dimenticati. La Mclaren Mp4/4 aveva dalla sua un telaio perfetto ma un motore super che consumava meno e che aggirava il regolamento sulla limitazione della pressione della turbina, quando la Ferrari scopri’ il ” Trucchetto ” della valvola pop off nelle ultime 2 gare fu’ subito competitiva.
    In realtà’ in quel periodo l’aerodinamica contava meno, non era per niente raffinata con l’arrivo di Newey alla Williams ed il motore v10 Renault la F1 cambio’ filosofia, investendo molto di più’ sull’aspetto dell’aerodinamica sacrificando anche le potenze esasperate verso una maggiore efficienza aerodinamica, del resto la stessa Benetton motorizzata con il v8 ford con cui Shumacher vinse il titolo,aveva fatto scuola.
    Della ” Sogliola ” non c’era piu’ traccia quando i motori aspirati presero il sopravvento e inizio’ la ricerca del muso rialzato e le pance rettangolari.

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