United colors of… Pirelli!

8 gennaio 2012 14:52 Scritto da: Marco Di Marco

Unico elemento di contatto con l’asfalto. Croce e delizia per i progettisti e per i piloti. In grado di condizionare l’esito di una gara. Di solito il suo colore è nero. Ci si riferisce ovviamente allo pneumatico e gli indizi iniziali non avranno lasciato dubbi, anche se l’ultimo indizio avrà probabilmente disorientato qualcuno.

Con l’affermazione “di solito il suo colore è nero” si vuole infatti ricordare una delle migliori trovate di marketing mai viste in formula 1. L’anno è il 1986, la scuderia è la Benetton, sorta sulle ceneri della Toleman, e la vettura è la B186. La famiglia Benetton investe in Formula 1 per ottenere un ritorno mediatico a livello mondiale, e mai avrebbe immaginato che solo 9 anni dopo il suo ingresso ufficiale avrebbe conquistato il primo alloro iridato come costruttore.

Nel 1986 la vettura è gommata Pirelli. Due grandi gruppi italiani in un contesto competitivo planetario non possono far altro che innovare, ed infatti scatta il classico colpo di genio. Gli uomini del marketing Benetton chiedono alla Pirelli di poter dotare la loro vettura di pneumatici colorati così da poter amplificare il brand proprio della casa veneta, ovvero “United Colors”.

Pirelli accetta la proposta e presenta, in occasione del Gran Premio di Detroit, 4 pneuamtici dotati di spalle tutte di colore diverso che ben si sposano con la livrea della B186. Il ritorno mediatico è notevole, la casa veneta fa centro ed amplificherà il proprio messaggio “colored” in tutto il mondo, mentre Pirelli verrà ricordata come prima ed unica casa ad introdurre nel mondo della Formula 1 dei pneumatici colorati, imitata, soltanto negli anni recenti, dai competitors giapponesi nelle formule americane.

La B186, afflitta da problemi di affidabilità ad inizio stagione, riesce a cogliere la prima vittoria della sua storia nel Gp del Messico con Berger e protagonista di quel trionfo è stata anche la Pirelli, poichè non fu necessario per il pilota austriaco fermarsi ai box per il cambio gomme, a differenza dei suoi diretti inseguitori Piquet e Prost.

Nel 2011, ossia al ritorno di Pirelli in F1 come fornitore unico di pneumatici, abbiamo assistito ad un processo molto simile. Le 6 specifiche di pneumatici portavano ognuna un logo PZERO con una specifica colorazione, un’azione che ha doppia valenza: la prima è quella di aiutare gli appassionati a casa a riconoscere le mescole utilizzate, mentre la seconda è quella di far riconoscere il marchio Pirelli come propositivo e colorato.

Essendo ormai alla vigilia della stagione, l’augurio per la casa milanese è che possa continuare a competere in questo contesto ancora per molti anni e che riporti in Formula 1 quel pizzico di creatività gustato, seppur brevemente, nel lontano 1986.

 

1 Commento

  • La Pirelli nel 2011 ha lavorato molto bene. Le squadre hanno chiesto delle gomme di un certo tipo e le hanno avute.
    Però a dire il vero tutto questo effetto sui sorpassi io non l’ho visto. Quasi tutti partivano con le gomme più efficaci (quelle con cui si erano qualificati) finendo con le dure. Quasi sempre, non sempre, ma il più delle volte sì. L’effetto più influente, sull’aumento dei sorpassi, credo invece che sia stato dato da quel cavolo di DRS.
    Per me sarebbe molto più interessante se le squadre fossero lasciate libere di montare le gomme che vogliono. La Pirelli potrebbe studiare due mescole, una più performante che non regge per tutta la gara, e una appena meno efficace ma che non dà problemi di degrado. Poi alle squadre, e ai piloti, la decisione su quale strategia adottare…

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