Clay Regazzoni, un “Pilota a tempo perso”

17 gennaio 2012 00:11 Scritto da: Lorenzo Floridia

Per parlare di Clay Regazzoni gli appassionati dell’ultim’ora o i più giovani devono pensare ad un’altra epoca, alla Formula 1 degli anni settanta. C’è da scommettere che coloro che hanno avuto la fortuna di poter vivere e respirare le atmosfere motoristiche di quegli anni saranno trafitti da un momento di nostalgia e commozione che attraverserà la mente e gli occhi. Penseranno al bianco e nero, alle inquadrature fisse, alla totale assenza di zoom, replay, approfondimenti, analisi e controanalisi di ciò che è stato detto o anche solo pensato durante una conferenza stampa. E poi … alle derapate, al V12,  agli alettoni ancora primitivi, a dei piloti che pensavano solo a correre e non  a dover sentire un ingegnere che dice di “andare piano perché c’è qualcosa che non va col cambio” anche se in fondo sta andando alla grande.

Quindi si ricorderanno di una Formula 1 più genuina, ma anche rivolta al cambiamento che la porterà ad essere ciò che è oggi e che spesso e volentieri critichiamo. Già negli anni settanta si intravedevano gli sponsor sulle tute indossate dai primi piloti divi e mondani, con quel tocco naif dato dal capello lungo e le basette folte alla moda. Clay Regazzoni era uno di questi ed era riassumibile in tre parole: divo, veloce, temerario.

Per ognuna di questa definizioni lo vogliamo ricordare. Divo perché lo stesso Enzo Ferrari, che più di una volta ebbe con lui scontri sul suo stile di vita,  era – in fondo – affascinato dalla sua personalità insofferente alle regole (Regazzoni non rinunciava mai a praticare altri sport, cosa che Ferrari proibiva). Circondato da donne nella vita mondana in cui frequentemente mostrava il suo fascino, ricordiamo con piacere quando partecipò ad un programma RAI con una giovanissima Raffaella Carrà, mostrando tutte le sue abilità di ballerino galante. Un divo anni settanta che il Drake, appunto, definì un “pilota a tempo perso”.

Un pilota a tempo perso che però, appena salito in macchina, tirava fuori tutta la concentrazione, la sua grinta. Cattiveria e coraggio gli permettevano di esprimere uno stile di guida prepotente e muscolare, in cui la specialità della casa era la staccata oltre i limiti dell’umano ragionevole consentito. Quindi un pilota veloce, ma che non sfruttava la velocità come mezzo per raggiungere un fine; amava la velocità fine a sé stessa, per il puro brivido di cui un pilota romantico come lui aveva bisogno a costo di tramutarla nell’ultima emozione provata prima del botto finale. Regazzoni è stato il padre dei piloti romantici, dei Villenueve, dei Mansell e di tutti quelli che preferiscono rischio e genio alle vittorie e al calcolo.

Temerario. Perché tutti i piloti, anche i computer come Lauda, non hanno certo paura di andare sempre più veloce, ma di Regazzoni si può ricordare un aneddoto strepitoso. Durante una 500 miglia di Indianapolis del 1977 lo svizzero uscì di pista, andando a sbattere contro delle reti metalliche che fecero fare alla sua vettura un giro mortale su sé stessa. Macchina distrutta. Pilota illeso. Momento di gloria puro. Regazzoni prese in braccio il motore staccatosi dalla carcassa e lo portò ai box con un sorriso compiaciuto sotto i baffi, tra lo stupore generale.

Morale: dopo aver visto la morte in faccia Regazzoni vinse moralmente la sua 500 miglia e il motore non era altro che il suo trofeo, il monito per pensare al rischio successivo; come dire “potrebbe non capitarmi più di tornare al box  con le mie gambe e con in braccio un motore “.

Infatti Clay sulle sue gambe non ha più potuto camminare dal 1980, dopo un terribile incidente a Long Beach. Ma anche senza l’uso delle gambe, l’uomo temerario con il motore in braccio era sempre lo stesso. Il dover essere in piedi era un puro dettaglio. Regazzoni non si è mai fermato e da disabile ha vinto tutto quello che c’era da vincere ed ha fatto da testimonial ideale per i diversamente abili che amano le corse e che non vogliono rinunciare alla propria passione.

Regazzoni era il nuovo che avanzava, bello a vedersi mentre correva e per ciò che riusciva a esprimere. Resterà per sempre nei cuori dei tifosi anche senza aver ottenuto un mondiale, nonostante uno l’abbia sfiorato nel 1974. Altri tempi, altra Formula 1, dove la vittoria non era tutto.

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