Alboreto e De Angelis: quando l’Italia da corsa dominava

19 febbraio 2012 18:37 Scritto da: Marco Di Marco

Lo scarno comunicato con il quale la Catheram ha annunciato la sostituzione di Jarno Trulli con Vitaly Petrov ha posto la parola fine alla cosidetta “scuola italiana”. Un’accademia composta da talenti veri, genuini, cresciuti a pane e motori, che sono riusciti con il proprio talento a mietere successi sui circuiti di tutto il mondo.

Chi ha qualche capello grigio in testa ricorderà certo con nostalgia i favolosi anni 80. La Formula 1 era all’apice della sperimentazione, i motori turbo in versione da qualifica sprigionavano oltre 1000 cv, e le griglie di partenza erano affollate da piloti tricolore.

I vari Barilla, Modena, Tarquini e Pirro hanno tenuto alto l’onore italiano, dimostrando, anche con monoposto poco competitive, di avere il piede pesante.

Due piloti su tutti hanno catturato il cuore degli appassionati. Elio De Angelis e Michele Alboreto. Romano il primo, milanese il secondo. Entrambi velocissimi.

De Angelis esordì nella massima formula al volante della Shadow nel 1979. Una vettura poco affidabile che non gli impedì di mostrare il suo talento agli occhi degli spettatori e dei vari manager. Uno su tutti ne capì il potenziale: Colin Chapman, il quale lo ingaggiò per la stagione 1980. I sei anni di intenso rapporto con la scuderia inglese portarono all’indimenticato Elio molte soddisfazioni e altrettante delusioni. Nel 1982 vinse la sua prima gara, il gran premio d’Austria, al termine di una lotta serratissima con Keke Rosberg. I due tagliarono il traguardo con soli cinque centesimi di distacco. De Angelis dichiarò: “Ho mancato la marcia, il che mi è costato un secondo. È stato allora che Rosberg mi è venuto sotto. Ho pensato che dovevo farcela a tutti i costi: l’ho bloccato in ogni modo, non poteva assolutamente passare”.

Un guerriero gentile che, nonostante la scarsa affidabilità della Lotus, riuscì a piazzarsi terzo nel mondiale 1984.

Nel 1985 Elio colse l’ultima vittoria della sua carriera sul circuito di San Marino, poi l’anno seguente decise di incrociare il suo destino con quello della Brabham. Qui trovò come compagno di scuderia Riccardo Patrese, anch’egli esponente di quella scuola italiana composta da talenti indimenticati. La rivalità tra i due campioni si tramutò in amicizia, ed entrambi profusero impegno e dedizione totale per migliorare una vettura sbagliata, la BT55, che si rivelerà fatale per De Angelis durante un test a Le Castellet.

Michele Alboreto è invece rimasto nel cuore degli appassionati per il suo lungo ma sfortunato rapporto con la Ferrari. L’esordio in Formula 1 nel 1981 al volante della Tyrrell, e già l’anno successivo, sempre al volante della monoposto di “zio Ken” riesce a cogliere il suo primo successo al gran premio di Las Vegas.

Enzo Ferrari si innamora di lui e lo convoca a Maranello per vestire i colori della scuderia del cavallino nel 1984. Sarà l’ultimo pilota italiano scelto direttamente dal Drake.

L’esordio in Ferrari è avaro di soddisfazioni. La scarsa affidabilità della 126 C4 non gli impedisce tuttavia di fare suo il gran premio del Belgio. Tuttavia sarà il 1985 l’anno della sua definitiva consacrazione. La 156-85 è una monoposto decisamente competitiva e Alboreto fino a metà stagione si trova in vetta al mondiale. Una scriteriata scelta tecnica riguardante i turbo del motore Ferrari tarperà le ali al giovane milanse, il quale si vedrà alla fine dell’anno scavalcato dal professore Alain Prost.

Il rapporto con la rossa si protarrà fino al 1988, poi le strade tra i due si divideranno, complice anche una crisi tecnica e politica dalla quale la Ferrari uscirà solo nell’era Schumacher.

Anche il destino ha atteso Alboreto alla porta durante un tragico test al Lausitzring, al volante di un prototipo Audi,  portandolo via dagli affetti dei suoi cari e dei suoi numerosi fan. Nonostante non sia riuscito a portare a termine in prima persona il suo progetto, gli amici più cari si sono fatti promotori del pensiero di Michele:  la creazione di una categoria promozionale per scovare i veri talenti ed accompagnarli, con l’aiuto della CSAI, alle porte della Formula 1. E’ nata così la Formula Azzurra, Trofeo Michele Alboreto che nel 2010 ha lasciato il testimone alla Formula Abarth.

Un progetto che, nonostante l’impegno di chi l’ha portato avanti, pare non abbia portato realmente grandi benefici.  E l’intero automobilismo tricolore pare risentirne.

 

7 Commenti

  • Che piloti.
    Che macchine.
    Che piste.

  • Alexandro HAMALORAI

    @ S3

    Successe che nella volata finale del campionato, Enzo Ferrari ordinò di far cambiare le proprie turbine, le KKK, che erano le stesse che montava la McLaren Porsche di Prost.
    Questo perchè il Drake pensava maliziosamente che le KKK tedesche come la stessa Porsche, favorisse i connazionali alivello di materiali e affidabilità.

    Risultato: Alboreto colleziona 5 ritiri consecutivi negli ultimi 5 gp!!!!Mentre Prost si involò verso il titolo.
    Forse senza quel cambio di fornitore la storia sarebbe stata quasi sicuramente diversa.Ma le corse erano anche questo.

  • alboreto e de angelis che piloti!!!!, che rabbia nel 85 perdere un mondiale strameritato per colpa delle turbine che saltavano quasi a ogni gp.

  • io ci metterei anche patrese, purtroppo nella loro epoca se la sono dovuta vedere con autentici “mostri” come senna prost mansell e compagnia bella ma sono sempre stati protagonisti non certo delle comparse

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