Malesia ’99, la gara dei veleni

20 marzo 2012 16:01 Scritto da: Marco Di Marco

Stagione folle quella del 1999, piena di episodi degni di un libro giallo. Schumacher, capitano della Ferrari e pilota su cui la scuderia di Maranello puntava per la conquista del mondiale piloti, si ritrovo fuori gioco a causa della frattura alla gamba in seguito all’incidente di Silverstone. Irvine si ritrovò così catapultato nell’insolita veste di prima guida e di sfidante mondiale contro Hakkinen. Il finlandese, quasi spaesato dall’assenza dello storico rivale di Kerpen, si ritrovò a commettere alcuni clamorosi errori dovuti a cali di tensione. In quel contesto, un outsider si fa strada nel duello tra Ferrari e McLaren: Heinz Harald Frentzen, al volante della sorprendente Jordan.

La prima edizione del Gran Premio della Malesia, penultimo appuntamento iridato della stagione ’99, diventò il palcoscenico ideale per una stagione piena di colpi di scena.

Il circuito di Kuala Lumpur vide il ritorno in pista di Schumacher. Il tedesco, ancora claudicante, decise infatti che era giunto il momento di tornare per aiutare Eddie Irvine nell’impresa di conquistare il mondiale. Pronti via e le qualifiche diventarono un vero e proprio show. Schumacher, su un circuito nuovo per tutti, segnò la pole position con un vantaggio abissale sul secondo classificato, ovvero Irvine.

Alla partenza i giochi di squadra in casa Ferrari furono palesi. Schumacher diede strada al compagno di squadra e tentò di bloccare Coulthard. La manovra gli riuscì contro lo scozzese, ma ebbe seguito su Hakkinen. Irvine tirò comunque un sospiro di sollievo quando lo scozzese della McLaren fu costretto al ritiro, nel corso del quattordicesimo giro, per un problema tecnico.

La gara vide Irvine passeggiare in solitaria, mentre Schumacher si calò perfettamente nell’insolita veste di scudiero dell’irlandese. Hakkinen invece si trovò in difficoltà, vedendosi bloccato dalla Stewart di Johnny Herbert che nel finale riuscì a sopravanzarlo, cogliendo il terzo gradino del podio.

Con questa doppietta Irvine aumentò il suo vantaggio in classifica nei confronti del finlandese, 70 punti contro 66, e tutto venne poi deciso nel round finale di Suzuka.  Tutto sembrava filare liscio per la Rossa, ma in una stagione folle ogni gara deve essere condita da un finale thrilling.

La Ferrari, infatti, si vide cancellare il risultato nel corso delle verifiche tecniche. La scuderia di Maranello aveva introdotto, sin dalla gara del Nurburgring, dei nuovi deflettori posizionati davanti le pance. Questi erano dotati di un disegno scavato che seguiva il profilo della scocca ed, al fine di rispettare il regolamento, alla base erano dotati di un profilo orizzontale a coltello.

Nel corso delle verifiche i commissari riscontrarono che proprio il profilo a coltello non era regolamentare in quanto più corto di dieci millimetri. Una inezia che creò un tornado in casa Ferrari. Todt accusò una scuderia rivale (la McLaren, ndr) di aver fatto una soffiata ai commissari, a Ross Brawn non rimase che ammettere l’errore, sottolineando però come quel particolare non avrebbe potuto influire positivamente nelle prestazioni. La stampa, come sempre accade in questi casi, accusò i vertici di Maranello chiedendo le dimissioni di Todt. Il francese, rientrato in Italia, presentò le dimissioni sulla scrivania di Montezemolo, che furono rifiutate.

La Ferrari decise quindi di presentare ricorso alla FIA. Gli avvocati della Rossa, Henry Peter J.P. Martel e Michel Jockey, prepararono la memoria difensiva perfetta, scovando un comma del regolamento che permetteva una tolleranza minima di dieci millimetri.

Il 23 ottobre 1999 la FIA accolse il ricorso dei legali di Maranello i quali, entusisti, dichiararono: “Siamo riusciti a reintegrare la Ferrari nei suoi diritti e a sancire che se qualcuno ha dei dubbi su una macchina, deve dichiararlo subito e non attendere la fine della gara. Siamo soddisfatti per essere riusciti a far dire al Tribunale che la Formula 1 non deve accontentarsi di giudizi o decisioni approssimative“.

A seguito di questa decisione Irvine potè contendere il titolo fino alla successiva ed ultima gara di Suzuka, ma il suo sogno si interruppe proprio in terra giapponese.

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