Trent’anni senza Gilles Villeneuve

8 maggio 2012 07:00 Scritto da: Redazione

Il 1982 doveva essere l’anno di Villeneuve. Gilles aveva svolto il suo compito da gregario nel 1979, sofferto la carenza tecnica l’anno seguente e messo una pezza al disastro Ferrari nel 1981, ottenendo due vittorie che sono entrate nella storia della Formula 1.

Eppure, il canadese iniziava a pensare che forse era arrivato il momento di lasciare la Ferrari. In squadra iniziavano a cogliersi certi favoritismi verso Pironi, che proprio non gradiva. Voleva essere lui la prima guida e puntare al mondiale. D’altronde, ne aveva tutto il diritto, dopo essersi messo pienamente al servizio della squadra negli anni precedenti.

In Sud Africa, prima prova del campionato ’82, si scatenò la polemica. I team inglesi baravano sul peso regolamentare delle vetture, costringendo Ferrari e Renault – uniche tra quelle regolari – agli straordinari in pista. Villeneuve corse con il cuore, come al solito, ma un contatto causato dalla Brabham di Piquet lo fece finire fuori. Qualcuno lo criticò di una difesa troppo dura, ma Gilles replicò: “Io corro per vincere, per ottenere il massimo e non per restare in pista, andare piano e arrivare ottavo”. In Brasile, per la seconda gara, vennerò squalificati Piquet e Rosberg per le solite irregolarità sulle vetture, regalando la vittoria a Prost. Seguì Long Beach, con Gilles terzo e poi squalificato per un’ala posteriore a due profili, a limite con l’interpretazione del regolamento. Insomma, una lotta più politica che corsaiola, di quelle che la F1 conosce ancora oggi.

Fu così che a Imola, quarta prova del mondiale, i team inglesi (ad eccezione di Tyrrel) non si presentarono in pista per protesta. Solo 14 vetture presenti al GP di San Marino ma, nonostante questo, oltre centomila persone erano sulle tribune per assistere alla tanto attesa vittoria di Gilles all’autodromo Dino Ferrari. Il direttore dell’autodromo – Roberto Nosetto – chiese di parlare con Villeneuve, Pironi, Arnoux e Prost alla vigilia delle prove ufficiali, chiedendo loro di fare un po’ di spettacolo in pista per far divertire la gente. Il “cinema”, come lo definirono allora. Tutti d’accordo, tranne Didier che volle pensarci per un’intera giornata, ma alla fine accettò: metà gara il “cinema” e poi ognuno per sé.

Prost si ritirò al sesto giro per un problema al motore. Al quarantaquattresimo giro salta anche il propulsore della seconda Renault, quella di Arnoux, alla Tosa ed il pubblico delirò: Villeneuve era in testa, Pironi subito scia. La Ferrari espose il cartello “Slow”, un chiaro segnale di congelare le posizioni. Ma Didier non se ne curò, ingaggiando un duello con Gilles. I due danno spettacolo, ma il canadese si rese conto che l’amico francese non gli lascerà strada. Lo capì troppo tardi.

Pironi tagliò il traguardo per primo, Villeneuve scese dalla vettura scuro in volto, buttando via un guanto come gesto di stizza. Accerchiato dai giornalisti disse: “Quando Arnoux si è fermato, ho rallentato perché credevo la battaglia fosse finita. Non avrei mai creduto che Pironi m’attaccasse, eravamo al limite con la benzina e il cartello dei box mi aveva fatto capire che non era il caso di fare pazzie. Pironi mi ha anche toccato. Invece di essere un professionista serio, ha preferito fare di testa sua. Vuol dire che se prima avevo un compagno di squadra, ora ho un rivale in più”. Parole di fuoco che misero la parola fine ad un’amicizia.

E’ con l’animo turbato che Gilles arrivò a Zolder, per l’incontro con il suo destino. Non aveva più gomme nuove, le aveva usate tutte nella prima mezz’ora del turno finale di qualificazione. Bastava un giro buono e un po’ di fortuna per stare davanti all’ormai avversario Pironi. Inutile negarlo, c’era un conto da regolare, non poteva rallentare. Neanche quando si trovò davanti la March di Jochen Mass, alla curva della Terlamenbocht. Un’incomprensione tra i due e le ruote delle vetture si toccarono – neppure tanto forte –  ma tanto bastò per far decollare la Ferrari del canadese. La vettura numero 27 si alzò per l’ultima grande acrobazia in aria. Gilles venne scaraventato fuori dalla vettura. Fu l’ultimo volo dell’Aviatore.

“Gilles Villeneuve è morto senza riprendere conoscenza. E’ stata una morta <<spettacolare>>, con ripresa diretta in Tv, così come spettacolari erano tutte le sue imprese sportive, nella buona e nella cattiva sorte. Era lo showman di una Formula Uno povera di talenti. Viveva rischiando. Ha perso la vita probabilmente per un rischio mal calcolato o un malinteso con un altro pilota. Non lo sapremo mai. […[Sognava di conquistare un campionato del mondo con una macchina del Cavallino Rampante. Il suo sogno è rimasto a mezz’ora, infranto contro un paletto di una pista immersa in una foresta delle Ardenne. Il campione ci ha lasciati, resta ora il suo nitido ricordo, la leggenda delle sue gesta di eroe dei tempi moderni. Quella leggenda, però, era iniziata già da un pezzo.”, scriveva Pino Allievi sulla Gazzetta dello Sport il 10 Maggio ’82.

Ma le parole di Enzo Ferrari, furono le più significative: “Il mio passato è pieno di dolore e di tristi ricordi: mio padre, mia madre, mio fratello e mio figlio. Ora quando mi guardo indietro vedo tutti quelli che ho amato. E tra loro vi è anche questo grande uomo, Gilles Villeneuve. Io gli volevo bene”.

15 Commenti

  • Gilles e’ stato e rimarrà inavvicinabile, certo.
    Pero’, @Ostix, e’ inconcepibile che Pironi sia demonizzato in questa maniera!
    E se Massa avesse avuto un grave incidente al gran premio successivo al famoso sorpasso di Nando all’entrata dei box, quante facili e comode colpe avremmo dato allo spagnolo?
    La verita’ e’ che Didier in quell’anno ha stupito, anche nelle gare successive. E se l’incidente mortale di Gilles non fosse avvenuto saremmo qui a commentare le gesta, anche di una lotta intestina, di entrambi.
    Sorry Mario, ma questa volta non sono daccordo.

    • quando villeneuve era in testa venne esposto il cartello slow che imponeva il mantenimento delle posizioni come era prassi della ferrari ma anche per ridurre i consumi che erano al limite, pironi non lo rispetto’ e vinse la gara, assurdo paragonare questa situazione al sorpasso di alonso su massa che stava facendo da tappo allo spagnolo non mi sembra ci fossero ordini di congelare le posizioni, nessuno demonizza pironi anzi a mio parere le colpe maggiori sono della ferrari e di Enzo Ferrari in primis che volto’ le spalle al canadese quando lo ricevette in ufficio in un certo senso il Drake ha creato e a posto fine alla carriera di un pilota che aveva superato in popolarità persino la stessa ferrari

      • Si, Rosso, hai ragione, e’ difficile trovare un esempio che calzi a pennello, pero’ quanti casi di “disobbedienza” troviamo nella storia della F1.
        Non concordo nel dare colpa alla Ferrari. La colpa fu dell’errore di guida e dei regolamenti sulla sicurezza.

      • villeneuve dopo quell’episodio era furioso con la ferrari e enzo ferrari affronto’ quelle prove con un impeto esagerato voleva a tutti i costi dare una lezione a pironi oltretutto aveva deciso di lasciare la ferrari a fine stagione secondo quanto dichiarato dalla moglie, per me il suo stato d’animo ha contribuito a quell’errore fatale, ma nessuno potrà mai dirlo con certezza

    • Ok, Pironi non è la causa della morte di Gilles, questa è dovuta al fato, ai cm, allo sport motoristico in sè, alle misure di sicurezza minori, alle monoposto ecc…

      Però ricordate che Gilles ha “regalato” un mondiale a Scheckter nel 79, o almeno non ha lottato per vincerlo, rispettando un patto di amicizia e ordini di scuderia.

      Spericolato, irrazionale, forse pazzo, ma di parola e coerente con se stesso: questo era Gilles.

      Ero a Istrana nel novembre 1981, in una nebbiosa domenica teatro della famosa sfida tra Formula 1 e Aerei caccia militari, avevo 8 anni e mezzo , ma il ricordo della giornata è vivido, così come i rumori dei bolidi che si sfidavano in gare di accelerazione, ricordo l’entusiasmo della folla quando il piccolo Gilles è passato vicino alle reti di protezione a salutare i tifosi.

      Solo chi ha vissuto quegli anni può capire cosa si intende per “febbre” Villeneuve.
      E solo chi ha vissuto quegli anni può capire chi ha deciso, ed erano molti all’epoca, di non seguire più la formula 1, dopo la sua morte.

      Ed è per questo che molti non accettavano Pironi, la sua faccia, il suo essere là in pista su una Ferrari a giocarsi vittorie e titolo.

      Pironi non ha ucciso Villeneuve, ma gli ha fatto vivere gli ultimi 15 giorni della sua vita nella tristezza e nella delusione di chi si fida troppo degli altri e poi immancabilmente viene tradito.

  • ricordo quel gp,pironi riusciva a superare gilles perchè la sua rossa era priva d’ala,e quindi molto più veloce.l’altro recuperava un pò sulle curve,di più non poteva fare.a parità di macchina non sarebbe riuscito in nessun modo a impensierirlo.

  • Immagini agghiaccianti.

    Una morte inconcepibile, le cinture non hanno tenuto e il casco si è slacciato, incredibile, inaudito.

    E’ stato proprio il destino.

    • Temo che le macchine di allora non avrebbero consentito di salvarsi da un incidente simile nemmeno se le cinture e il casco fossero rimaste al loro posto…

      • Mario Puca

        In realtà Gilles non ebbe alcun trauma oltre alla lesione del tronco encefalico che, con altissima probabilità, fu causato solo dallo scontro con il paletto a bordo pista. Non ci fosse stato il paletto, probabilmente, Gilles sarebbe sopravvissuto. Un pò come Senna, un po’ come Simoncelli…a volte è questione di cm

      • Non ero al corrente di queste informazioni. Io mi basavo sul fatto che la macchina fosse praticamente tranciata all’altezza dell’abitacolo e che mi risulta difficile pensare che un uomo lanciato per aria a centocinquanta all’ora possa atterrare uscendone vivo.
        Ma la tua affermazione capovolge la mia opinione, maledetto paletto!!!

  • Per avere una vittoria in più, Pironi ha avuto su di se l’odio e l’ostracismo di tifosi e colleghi per anni.
    Ricordo ancora quando ha avuto l’incidente che gli ruppe le gambe la gente che diceva “ben gli sta”, “così impara”.
    Tenete conto che all’epoca la formula 1 era molto più sentita e “raccontata” di adesso, che ha sì seguito e copertura, ma in modo molto asettico, tecnico, e preconfezionato.

    E’ brutto dirlo ma se anche avesse vinto quel mondiale, vincerlo con un uomo dalla pochezza morale come Didier, non ci sarebbe stato proprio nulla da festeggiare.

    1982 era l’anno di Gilles e basta.

  • Myriam F2013

    Articolo davvero emozionante, commovente. Sono abbastanza “anziana” da ricordare con tristezza quei giorni di rivalità e incomprensioni con Pironi, fino all’incredibile carambola della sua vettura a Zolder.
    La sua grandezza umana e di pilota è testimoniata dall’affetto che persino il Drake aveva per lui .

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