Alonso da leggenda: uno schiaffo ai detrattori

27 giugno 2012 12:45 Scritto da: Antonino Rendina

No, Fernando Alonso non metterà mai tutti d’accordo. Uno così farà sempre discutere perchè, come spesso capita, sono quelli con più personalità a finire sotto la lente d’ingrandimento.

La commozione sul podio, a stento trattenuta, per quell’inno spagnolo intonato a gran voce da un pubblico in delirio è la resa emotiva di un fenomeno troppo spesso freddo, calcolatore, introverso.

Gli occhi al cielo a cercare chissà cosa, rivolgendo chissà quale pensiero, cercando magari la forza per vincere quel mondiale che gli manca in Ferrari. Nando sul podio insieme a Michael Schumacher e Kimi Raikkonen, ovvero il Mito e l’ultimo campione con la Rossa, non avrà pensato ad altro.

Non è un obiettivo sportivo, è una rivincita personale. Fernando in poco più di due anni ha fatto breccia nel cuore dei ferraristi, anche quelli più restii. Anche di quelli che personalmente amo definire “Raikkoniani convinti”.

Da avversario, anche ripudiato (“Non guiderà mai per noi” firmato Jean Todt), a bandiera, leader, trascinatore.

Perchè almeno la metà delle otto vittorie in rosso di Alonso sono state vere e proprie imprese di cuore, figlie di una generosità assoluta, unica. Monza 2010, Singapore 2010, Malesia 2012, Valencia 2012. Quest’ultima il capolavoro perfetto, una rimonta degna dei più grandi della storia, per di più su un circuito angusto e difficile.

Eppure i detrattori sono dietro l’angolo, non dimenticano, non sorvolano sulla storia personale di un campione dal carattere scontroso, polemico, sfaccettato.

Personaggio vero, diretto, mai troppo “politically correct “; nel giudizio di alcuni pesano ancora, e tanto, le dichiarazioni anti Ferrari dei tempi della Renault. Acqua passata, si dovrebbe pensare. Eppure c’è chi accusa Alonso di essere un ipocrita. Di aver cambiato idea sulla Ferrari solo a contratti firmati.

Penso invece che il discorso vada invertito. Fernando non è mai stato un ipocrita, non lo era a 26 anni alla Renault e alla McLaren, non lo è da quando guida per la Ferrari. E’ stato un pilota sempre fin troppo sincero. Latino in tutto e per tutto. Un corridore che infiamma le platee perchè dà tutto per la sua causa. In questo è professionale al massimo.

Qualsiasi pilota deve essere uno stratega, un comunicatore, un egoista per eccellenza. In macchina sei solo. Figuriamoci se lotti per il titolo contro la Ferrari di Michael Schumacher. Non è semplice. Torniamo indietro nel 2006 e mettiamoci nei panni dell’asturiano. Chi di voi non si sarebbe incazzato per la vicenda del mass-damper e per la retrocessione a Monza?

In ballo c’era un campionato del mondo. Matador ha sempre avuto carattere, carisma. Le stesse qualità che gli hanno permesso di “retrocedere” a testa alta in Renault dopo l’esperienza in McLaren. E proprio nel 2008, probabilmente, Nando si è conquistato il sedile della Rossa.

Dimostrando di essere una spanna superiore agli altri colleghi, visto che riuscì a vincere due Gran Premi con un catorcio tra le mani. Per qualcuno è una banca ambulante e lo sarà sempre, per qualcun altro è un eroe.

Alonso è semplicemente Alonso, un pilota monumentale che domenica ha zittito anche i più scettici. Un po’ Alain Prost, per la capacità di ragionare, calcolare, pensare, a 300 all’ora. Un po’ Gilles Villeneuve per il cuore gettato sempre oltre l’ostacolo, per i sorpassi, per l’animale da gara che è.

Adesso, a -2 vittorie da Nigel Mansell e con un titolo da vincere in Ferrari, gli manca davvero poco per entrare nell’Olimpo. Comprensibile quindi che più si vada avanti e più il ghiacciolo si sciolga. Che l’uomo superi il personaggio “machiavellico”.

Il labbro tremante sul podio di Valencia, l’emozione palpabile e sincera, sono assimilabili, per certi versi, alle lacrime di Michael Schumacher a Monza nel 2000.

Fernando si è reso conto di aver fatto centro, di aver conquistato qualcosa di più importante dei titoli mondiali e dei freddi numeri: la gloria con quella tuta rosso addosso.

La consapevolezza di essere finalmente diventato parte della storia della Ferrari e allo stesso tempo un faro per un’intera generazione di piloti.

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