Progetto Young Lives, la telemetria in terapia intensiva

21 agosto 2012 13:03 Scritto da: Davide Reinato

Su una monoposto di Formula 1, ogni particolare viene monitorato da centinaia di sensori che mandano informazioni vitali agli ingegneri ai box che riescono così a tenere sotto controllo i diversi aspetti che caratterizzano le prestazioni della vettura.

In particolare, alla McLaren Electronics hanno sviluppato un software che – tramite 130 sensori – fornisce, nel corso di un Gran Premio, fino a 750 milioni di letture. Tramite questo software, il team di Woking è in grado di controllare il consumo di carburante, la temperatura e l’usura degli pneumatici e molto altro ancora.

L’incontro del tutto casuale tra un ingegnere McLaren e un pediatra del Children Hospital di Birmingham ha portato così alla realizzazione di un progetto sperimentale che porta un pezzo di Formula 1 al servizio della salute degli inglesi. Il software utilizzato per monitorare le prestazioni delle auto da corsa – dalla F1 alla Indycar –  è oggi in uso al Children Hospital per monitorare lo stato di salute dei bambini che sono in terapia intensiva. I sensori rilevano con grande precisione la frequenza cardiaca, quella respiratoria, la temperatura corporea, la pressione sanguigna, il livello di ossigenazione e tanto altro.

Intervistato dal Mail on Sunday, il dottor Heather Duncan, consulente in terapia intensiva al Children Hospital di Birmingham, ha raccontato: “E’ davvero eccitante, è un grande salto in avanti. Abbiamo diversi parametri che per noi sono molto utili. Gli ingegneri in F1 hanno un monitoraggio in tempo reale per vedere quando è il momento giusto di fare il pitstop. Nel settore sanitario, questo software ci consente di vedere i cambiamenti di certi parametri in un determinato lasso di tempo. Ci aiuta parecchio e migliora le probabilità di sopravvivenza dei bambini. Al momento il software è intuitivo per un ingegnere da corsa, meno per i medici. Per esempio, la frequenza respiratoria viene ancora visualizzata come giri al minuto. Direi che c’è ancora qualche ritocco da fare”.

Peter Van Manen, CEO di McLaren Electronics, ha dichiarato: “E’ stato interessante vedere i nostri ingegneri lavorare a fianco dei medici. Se siamo in grado di fare qualcosa di diverso per rendere migliore l’assistenza sanitaria, saremo ancora più contenti. Ci piacerebbe essere in grado di poter offrire il software agli ospedali di tutto il paese”.

Le competenze e le tecnologie McLaren Electronics si riversano oggi in una sala di terapia intensiva. Ancora una volta la ricerca e lo sviluppo ad alti livelli può essere utile alla vita di tutti i giorni. E in questo caso, qualche vita potrebbe anche contribuire a salvarla.

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