Alonso: “Serve buon senso”. Se il pilota non ha più paura…

3 settembre 2012 22:09 Scritto da: Valeria Mezzanotte

Di incidenti e manovre maldestre o azzardate, in questi primi 12 GP del Mondiale, se ne sono visti abbastanza. Viene un po’ da scrollare le spalle, è vero: dopotutto stiamo parlando di corse, in pista il codice della strada non vale e gli incidenti sono normale amministrazione. Ma se nella lista dei colpevoli si ritrova ripetutamente lo stesso nome… beh, forse questo tanto normale non è.

E i nomi nel nostro caso sono due, certo ben noti a tutti: Pastor Maldonado e Romain Grosjean. Il duo più pericoloso del west ha creato non pochi grattacapi ai commissari di gara, che hanno provato ad agire in due maniere differenti: penalità a ripetizione per il venezuelano, che ormai nella stanza degli steward è di casa, e una sola mazzata ben assestata sulla testa del francese, per il quale viene rispolverata dopo 18 anni la squalifica da un intero GP. Per far sì che i loro cognomi non restino nella storia della F1 come sinonimo di “guai”, insomma, la FIA le prova tutte.

Per Stefano Domenicali, però, il pugno duro della Federazione non dovrebbe colpire solo nella massima categoria, ma anche e soprattutto in quelle minori. Come a dire, una volta giunti all’università non si può insegnare a leggere e scrivere: “Per me, la cosa più importante è controllare il comportamento dei piloti. Bisogna partire dai Campionati prima della F1. Troppo spesso nelle altre categorie c’è chi guida in modo molto aggressivo, con manovre a volte oltre la legalità. Quindi è importante essere severi fin da quando i piloti iniziano a gareggiare, così una volta arrivati in F1 saranno preparati”.

Domenicali non è il primo a criticare l’aggressività dei più giovani. Non risalgono infatti a troppo tempo fa le parole polemiche con cui Jacques Villeneuve aveva parlato dei neo-piloti di F1 e degli aspiranti tali: “Un tempo si sudavano sette camicie per correre in F1. Oggi vediamo ragazzini che si credono piloti a 12 anni. E arrivano in F1 che sono ancora dei bambini e da tali si comportano”.

Piloti non ancora pronti. O, più che altro, piloti senza concezione del pericolo. Anche Fernando Alonso, dopo aver scampato un incontro ravvicinato tra la sua faccia e la E20 di Grosjean, pensa che un problema di fondo, nel comportamento di qualche suo collega, ci sia. Ma la soluzione non può arrivare solo dalla Federazione: a cambiare le cose non può provvedere nessuno meglio dei piloti stessi.

“Non sono arrabbiato con Romain, nessuno innesca un incidente di proposito. Penso che lui ed Hamilton stessero lottando e sono due tipi aggressivi nelle partenze. Stavolta ero nel posto sbagliato al momento sbagliato, e mi hanno colpito. Ma è anche vero che in 12 gare, Romain ha avuto sette incidenti in partenza. In questo weekend abbiamo visto molti scontri in GP2 e in GP3, e alla fine anche in F1. Siamo noi, i piloti, a dover avere buon senso e rispetto l’uno per l’altro”. La FIA può sicuramente avere un ruolo, ma il suo compito, commenta Alonso, non è facile: “È vero che ci sono stati incidenti causati sempre dalle stesse persone, e forse un approccio diverso della Federazione potrebbe risolvere la cosa. Ma in F1, con la velocità, i tempi, le distanze, non è sempre facile. Non è semplice evitare che certe cose succedano”.

Sta ai piloti, soprattutto ai più giovani, quelli che di tragedie, alla fine, ne hanno viste poche, rendersi davvero conto che non si trovano in un qualche iperrealistico videogioco. Rendersi davvero conto che corrono in una pista, al volante di bolidi, circondati da altri piloti, altri ragazzi come loro. Rendersi davvero conto che se qualcosa va storto, può andare storto sul serio.

Lo sprezzo del pericolo è infatti l’altro lato della medaglia in uno sport in cui la sicurezza, per quanto sempre perfettibile, ha raggiunto ottimi livelli: diminuendo il rischio, diminuisce la paura, e diminuendo la paura, diminuisce la prudenza. Fino a quando non succede qualcosa che ti fa correre brividi lungo la schiena, come vedere un pilota che, dopo un botto, non esce dal suo abitacolo, o che anziché tornarsene mesto ai box viene trasportato al centro medico in un’ambulanza. E, forse, vedere le immagini del suo alettone posteriore che manca di mezzo metro la visiera di Fernando potrà servire a Romain ancora più della sua squalifica.

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