Un giro in monoposto a Monza con la scuola Henry Morrogh

24 febbraio 2013 10:45 Scritto da: Valeria Mezzanotte

Vi raccontiamo la nostra esperienza alla guida di una monoposto sul circuito di Monza con la Henry Morrogh Racing Drivers School.

Henry-Morrogh-MonzaQuesta settimana abbiamo potuto avere un assaggio dei corsi di primo livello impartiti dalla famosa scuola di pilotaggio Henry Morrogh Racing Drivers School, in una fantastica giornata trascorsa all’Autodromo di Monza.

Essendo tutti, o quasi, digiuni di monoposto e per la maggior parte di pilotaggio in generale, la nostra prima tappa è ovviamente una lezione teorica: con in mano un caffè nel tentativo di riscaldarci dal freddo brianzolo, ascoltiamo attentamente il Capo Istruttore Massimo Torre (ingegnere meccanico con anni di esperienza nei motori grazie alle brillanti partecipazioni in Formula Ford, Formula Renault, Formula 3 e la vittoria nel Winter Trophy della Formula 2000 Light nel novembre 2011) che, armato di santa pazienza, sintetizza in una giornata le lezioni del corso di primo livello della scuola, dando a noi meri appassionati qualche nozione più approfondita sul comportamento delle vetture e sulle tecniche di guida.

La breve lezione teorica spazia dal funzionamento del cambio montato sulle vetture in dotazione della scuola ed il suo corretto utilizzo con la tecnica del tacco-punta, al beccheggio e al rollio, passando per cause e correzione di sovrasterzo e sottosterzo. Dopo qualche argomento generale, passiamo all’analisi del circuito di Monza: quasi impossibile per qualsiasi appassionato di motori non avere quel tracciato impresso nella mente, ma sapere con esattezza quale sia la traiettoria migliore da seguire in pista è tutt’altra storia! Per ogni curva, Massimo Torre analizza con noi traiettorie e punti di corda, dandoci dei consigli su come affrontare la prova pratica che ci attende di lì a breve.

Facile immaginare la tensione che provavamo noi che, fino a quel momento, le monoposto le avevamo viste solo da fuori: all’euforia di guidarne una per la prima volta si univa ovviamente un certo nervosismo. Purtroppo e per fortuna, il momento di salire in macchina arriva rapidamente e, infilati guanti e casco, scivoliamo nell’abitacolo della “nostra” Formula Mirage M012, mentre il Capo Meccanico Umberto Pisani ci allaccia le cinture e Massimo Torre ci spiega gli ultimi dettagli, prima di lasciarci da soli con le monoposto.

Ed accendiamo il motore. Principianti, non abbiate paura: sebbene possa essere quello il momento in cui, nella vostra mente, fa capolino la celebre domanda ”Ma chi me l’ha fatto fare?!”… l’ansia e la sensazione di non essere all’altezza spariscono nel momento in cui si lascia andare la frizione e si inizia ad avanzare nella pitlane, diretti al tracciato. E quella vettura che fino ad allora si guardava con un certo timore reverenziale diventa improvvisamente allo stesso tempo compagna e protagonista di un’avventura indimenticabile. Tempo poche curve e i tentennamenti con il cambio sequenziale sincronizzato passano (quasi!) in secondo piano, nascosti dall’emozione del momento. Sentendosi schiacciati sul sedile dall’accelerazione, tenendo saldamente il volante per impedire alla macchina di coglierci di sorpresa, si può avere un piccolo assaggio di quello che è il mestiere del pilota, della forza e della concentrazione necessarie anche solo a tenere in pista questi stalloni imbizzarriti fatti di carbonio e benzina.

Dopo qualche giro, da piloti inesperti e giornalisti appassionati, ci si distrae un po’ dalla ricerca delle traiettorie perfette e ci si dà tempo per rendersi conto a pieno dell’avventura che si sta vivendo: della velocità, dell’urlo del motore e dell’odore di benzina che avvolgono l’aria. E ovviamente, impossibile non pensare a quello che per noi è il valore aggiunto dell’intera giornata: non solo abbiamo la fortuna di ricevere il battesimo di una monoposto, ma per di più il tutto avviene in un posto veramente speciale quale il circuito di Monza, conosciuto anche all’estero come la Pista Magica. E Magica per noi lo è stata davvero. Difficile descrivere l’emozione che si prova nel condurre una monoposto lungo quel tracciato, lo stesso da cui tante volte i nostri idoli del volante sono riusciti a emozionarci, fin dalla nostra infanzia, attraverso uno schermo televisivo. Se guardare quel medesimo asfalto per la prima volta dalle tribune è già un’esperienza da togliere il fiato, guardarlo da dietro la visiera di un casco, dal basso di un abitacolo, è qualcosa di difficilmente descrivibile. Ridere delle mille giri fatti alla Play Station arrivando per davvero alla staccata della Prima Variante, essere abbagliati dal sole subito all’uscita dalla Prima di Lesmo, superare rapidamente l’Ascari e sentire il cuore accelerare all’inverosimile mentre si ridà gas percorrendo la Parabolica… passateci la frase fatta, ma è davvero un sogno che si avvera.

Dopo una decina di giri arriva il momento di rientrare ai box e scendere dalla macchina, a malincuore. Ora di un rapido pranzo ”molto racing” con pizza e Coca Cola in piedi sul muretto, in compagnia di tutto lo staff: il Team Principal Giovanni Ciccarelli, la manager PR Maria Di Girolamo,  il Press Officer Andrea Carrato, Massimo Torre, Umberto Pisani e, ovviamente, Henry Morrogh, a cui abbiamo potuto anche rivolgere qualche domanda sul passato della scuola, sui suoi vecchi allievi e sul presente della F1, oltre che ascoltare i suoi ricordi su Juan Manuel Fangio. La scuola di Henry Morrogh è una di quelle realtà che dimostrano che professionalità e simpatia possono perfettamente andare a braccetto… e che una buona compagnia compensa anche una pizza un po’ fredda!

Nel pomeriggio si torna al lavoro: tempo per tutti i presenti di effettuare i loro giri in pista e si passa poi allo studio della telemetria, attraverso cui possiamo iniziare a capire gli errori commessi grazie alla curva velocità/tempo e allo studio delle traiettorie. È in quel momento che l’allievo può iniziare a capire gli errori commessi e provare a migliorarsi giro dopo giro, prima di passare eventualmente ai corsi di secondo livello e di collaudatore, per imparare non solo a gestire al meglio la guida ma anche a dare informazioni utili agli ingegneri e meccanici per trovare il miglior set up della monoposto. Utile soprattutto per quegli allievi che vogliano poi arrivare a competere nel Campionato Italiano di Velocità Sperimentale o ad alcuni eventi di Formula 2000 Light a cui prende parte l’HMRDS.

Purtroppo però, per noi resta giusto il tempo per qualche foto che ci aiuterà a conservare il ricordo di una giornata già di per sé memorabile, in cui per una volta da giornalisti ci siamo improvvisati piloti. Un’esperienza che consigliamo a tutti i nostri lettori. Dopotutto è proprio questa la filosofia della scuola di Henry Morrogh: ”Ognuno, con un po’ di impegno e tanta passione, è in grado di pilotare una vettura da competizione”. E voi, che cosa aspettate?

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