Caso Vettel: nella testa del pilota grazie al Mental Coach

26 marzo 2013 11:48 Scritto da: Luigi Mazzola

Un punto di vista differente del caso Vettel – Webber a Sepang: quello del Mental Coach. L’Ingegner Mazzola ci spiega come l’Intelligenza Emotiva influenza il comportamento dei piloti in pista.

mazzola_intro_motivazione

Carissimi amici di BlogF1.it, posso dirlo? Che Gran Premio, quello della Malesia! L’Australia è già passata in secondo ordine. Mi sono proprio divertito: vedere la battaglia tra Vettel e Webber è stato come vedere un numero di Messi che prende la palla a metà campo e arriva in gol dribblando tutta la difesa avversaria. Sinceramente, vista la loro determinazione, ero convinto che sarebbero andati fuori pista entrambi, forse lo sperava anche Alonso. Roba d’altri tempi.

sorpasso-2013-vettel-webberHo letto molti articoli e molti commenti di tanti esperti e credo che la mia opinione andrebbe a riempire un calderone oramai stracolmo. Vorrei invece analizzare il comportamento di Vettel sotto un altro aspetto, magari meno noto ai tifosi. Come sapete, parte del mio lavoro attuale è quello di allenare giovani piloti al simulatore ed esserne anche il mental coach, ovvero quella persona capace di far uscire tutte le risorse che un pilota ha per far fronte con assoluta efficacia il suo impegno sportivo. Certamente per fare questo bisogna essere coach certificati e necessita avere anche una certa esperienza: lavorare con la mente delle persone non è proprio un lavoro facile facile!

Per svolgere il lavoro di coach utilizzo uno strumento psicometrico basato sull’Intelligenza Emotiva (IE) http://italia.6seconds.org/ , ossia la capacità di una persona a utilizzare tutte le informazioni che vengono dalle emozioni (energia) in maniera simultanea e sinergica a tutte le informazioni che vengono dal pensiero (intelletto). Ci sono 2 caratteristiche dell’IE che sono fondamentali nell’ambito sportivo (e nel campo della leadership) che si possono misurare. Pensate, si può misurare l’eccellenza:

Trovare la Motivazione Intrinseca (TMI)
Perseguire obiettivi eccellenti (POE)

La prima è la nostra capacità nell’avere l’energia per compiere azioni, è una forza che viene dal nostro interno, pura benzina che brucia dentro di noi per svolgere un lavoro. La seconda è la capacità di una persona ad avere un obiettivo grande che lo guidi nelle sue azioni. Un faro, una luce. E’ la nostra capacità di saper definire obiettivi a lungo termine che guideranno le nostre azioni attraverso l’individuazione dei nostri valori.

Condizione necessaria (ancora non sufficiente) per essere un pilota campione (e per essere un leader eccellente) è avere queste due caratteristiche a fondo scala, ovvero ai valori massimi.

Nell’ambito dell’ Intelligenza Emotiva avere questi due valori fondo scala comporta:

– Essere sfidanti
– Cercare la competizione
– Voler vincere
– Non essere mai paghi dei risultati ottenuti
– Assoluto senso dell’ego
– Essere ON-OFF (ovvero vivere stati emotivi sia alti che bassi)

mazzola-basso-rossiQuando lavoravo con Michael, Valentino, Kimi e altri grandi piloti, conoscevo già l’Intelligenza Emotiva e mi divertivo a capire dove potevano essere come valori di TMI e POE. Ragazzi, con questi qua non c’è ne per nessuno!!! Pur di vincere farebbero non so cosa, perché arrivare secondi non esiste nel loro modo di intendere la vita. Questi sfiderebbero il mondo pur di far vedere che sono i migliori. E se torno indietro nel tempo e penso a Prost e Senna: apriti cielo! Bravi ragazzi, non c’è che dire… ma se arrivavano secondi andavano in depressione.

Ora arriviamo a Vettel. Dove credete che sia il tedesco in termini di TMI e POE? Crediamo veramente che un pilota che sta annusando la vittoria, ancor più importante per il campionato dato che il suo avversario numero 1 si era ritirato, possa mollare ed arrivare secondo? Io posso dirvi questo: se Vettel fosse rimasto dietro, avrei avuto dubbi sulla sua capacità di essere un campione efficace, perché avrei capito che i valori della sua motivazione intrinseca ed del suo perseguire obiettivi eccellenti non sarebbero elevati.

State pur tranquilli che chiunque tra Prost, Senna, Schumacher, Alonso, Raikkonen, Hamilton, Mansell o Piquet avrebbe fatto lo stesso. Mi ricordo che, anche ai test, dove i tempi sul giro avevano una valenza relativa, questi piloti davano tutto pur di vedersi davanti nella classifica, era un piacere lavorare affianco a loro. Emanavano tanta di quella energia che ne rimanevi coinvolto e facevi tuoi i loro obiettivi. Devo dire che ho passato dei momenti veramente emozionanti.

Per inciso, aggiungo che un pilota campione avrà sempre bisogno di un ingegnere di pista che abbia anche lui valori alti di TMI e POE, altrimenti si creerebbe una dissonanza non certamente positiva. Questo vale anche nell’ambito aziendale per certi leader.

Ora, capite che processare Vettel sarebbe come processare la sua capacità di essere campione. Lascio a voi ogni pensiero al riguardo. Io non me la sento e sono contento che Sebastian abbia dimostrato tutto il suo valore.

Il gioco di squadra
Va bene, si potrebbe obiettare sulla capacità di Vettel di essere uomo squadra. Anche qui vorrei distinguere un po’ le cose. Il gioco di squadra è la capacità delle persone a considerare come loro obiettivo quello del team. Ovvero, in una squadra di Formula 1 ci sono tanti dipartimenti e tanti reparti con la loro struttura organizzativa, si fa gioco di squadra quando ciascun dipartimento e reparto ha come suo obiettivo quello di vincere il campionato. Quindi, nel momento in cui si fa team work, ciascun componente ha chiaro che solo attraverso il successo di tutti gli altri componenti della squadra otterrà il proprio successo. La vittoria di ogni singolo componente passa attraverso il successo di tutti. Fidatevi, non è semplice da attuare. Se tutte le aziende riuscissero a mettere in pratica questo concetto il livello di produttività sarebbe enormemente più alto.

webber-hornerOra, qual è l’obiettivo del team di F1? Certamente quello di vincere il campionato piloti e quello costruttori. Secondo voi la Red Bull con chi pensa di vincere il mondiale piloti? Non mi dite Webber, perché non vi credo. Allora, per fare il gioco di squadra, Horner e company avrebbero dovuto far vincere Vettel e statene certi che loro lo sanno.

La chiara dimostrazione è la differenza di comportamento tra Ross Brawn e Chris Horner, praticamente nello stesso momento della corsa. Da Ross è arrivato un chiaro ordine a Rosberg, mentre da Horner non è arrivato nulla perché, a mio modesto parere, se fosse stato così Webber non avrebbe reagito in quella maniera, ma ne sarebbe stato sorpreso e avrebbe chiesto al team di sorpassare Vettel nei susseguenti 10 giri. Quello che è successo nel dopo gara, a mio avviso, è pura strategia per giustificare tante cose, ma il cuore della Red Bull gioiva alla grande.

Infine, lasciatemi scrivere una nota anche per Alonso. Certamente la decisione di non rientrare ai box non è stata delle più brillanti, ma quando ho sentito la giustificazione di Fernando ho pensato ancora una volta al TMI e POE del campione. Se fosse rientrato ai box a cambiare il musetto avrebbe perso ogni chance di vincere la gara: al campione non rimane altro che tentare di rimanere in pista, perché lui vuole vincere. Signori, tutto il resto è mediocrità. Proprio perché è Alonso si è comportato in quella maniera, se si fosse comportato in maniera diversa non sarebbe quel campione che sempre vediamo con il coltello fra i denti per arrivare sempre primo.

Un’ultima considerazione: vorrei fare un appello alla Pirelli perché possa rivedere la strategia della scelte delle gomme fatta per il 2013. Dopo i test invernali ed i primi due gran premi mi sembra abbastanza chiaro che le gomme siano troppo fragili per delle vetture di F1. L’anno scorso la situazione era più gestibile da parte dei piloti e abbiamo visto delle gare molto belle. Ora mi sembra incredibile che i piloti non possano spingere durante il Q1 – vedi Red Bull in Malesia – per preservarsi quel set anche in Q2, così da avere più gomme per la gara.

Lascio a voi, adesso, ogni pensiero e considerazione sugli argomenti trattati oggi. Nelle prossime settimane, tornerò qui a trattare argomenti molto tecnici: la vostra competenza e curiosità certamente lo merita.

AVANTI TUTTA!

Luigi Mazzola

51 Commenti

  • Vettel è solo un arrogante opportunista, coadiuvato a monte dalla squadra e da una macchina che da 4 anni a questa parte fa letteralmente faville.
    La verità è che se Webber avesse tolto il limitatore, la squadra lo avrebbe licenziato ancor prima del termine del campionato.
    L’Australiano mantiene il sedile solo grazie alla bontà del proprio manico, ovvero non ha una Nazione come la Germania che stà, in gergo, creando la Star per proseguire l’era del Kaiser.

    Per le persone dall’animo trasparente e che agiscono nel rispetto della sporività, conta la qualita dei mondiali vinti e non il numero.
    Per questa gente, come giusto che sia, tutto il resto è cinismo.

  • L’IPOCRISIA IN FORMULA UNO:

    Beh, ci sono quelli che praticano lo sport per ottenere qualcosa, e ci sono persone che praticano lo sport per arrivare “primi”. Chi osa un po’ di più puo vincere oppure perdere tutto, allo stesso tempo, è come nel lavoro, nella vita, ecc … L’etica dello sport, è soprattutto una questione di valore personale di un atleta. Non commettere errori è certamente difficile un certo livello di prestazioni, e di errori, è certamente facile farli.

    Oggi, in Formula Uno, non è più lo sport che premia, sembra più la boxe: l’attività sportiva c’è sicuramente, ma alla fine, non si tratta tanto di sport che di spettacolo! Inoltre, le reazioni in giro sembrano più per quello che è successo nelle squadre che il risultato stesso del GP e eventi di gara, che oltre passano il secondo livello.

    Questa è veramente una ipocrisia, ma anche l’evoluzione di uno sport che diventa uno spettacolo … quindi, in sostanza, è vuoto per natura prettamente sportiva e il dibattito diventa artificiale.
    Alcune capi scuderie vanno oltre nella loro avidità, e dal loro punto di vista, la Formula Uno merita pertanto un quadro normativo che mette i fan al centro di tutte le decisioni, lo spettatore diventa attore ammiratore, salirebbe i gradini del palazzo in un’iniziativa partecipativa. Poiché le risposte costanti di alcuni responsabili di squadra sono: “in ultima analisi, è ben attraverso questa visibilità mediatica che oggi siamo in grado di pagare le bollette”. Vedete quante discussioni attorno dell’azione di Vettel, chi ne approfitta ora?

    QUOD ERAT DEMONSTRANDUM

    • Più che alla boxe, mi somiglia sempre di più al wrestling… Qualche giorno fa discutevo proprio di questo con alcuni amici e ho tirato fuori questa definizione goliardica della F1:

      “La Formula 1 è uno sport di intrattenimento che combina performance atletiche e teatrali, simulando una corsa in eventi organizzati da compagnie itineranti. Trae spunto dalla corsa delle bighe con l’aggiunta di diavolerie artificiali e manovre acrobatiche che derivano per buona parte da vari cartoni animati e dell’uso saltuario di attrezzature difettose. I protagonisti (piloti) sono atleti professionisti che si affrontano in incontri dall’esito prestabilito dove si esibiscono in azioni atletiche spettacolarizzate per intrattenere il pubblico. Le gare sono predeterminate al fine di aumentare l’intrattenimento e tutte le manovre sono eseguite in modo tale da ridurre al minimo le possibilità d’infortunio. In passato si tendeva a nascondere la natura predeterminata del Formula 1, mentre oggi è certa ed ampiamente nota al pubblico. Nonostante ciò, la federazione di Formula 1 tende ancora a nascondere la vera natura del Formula 1 per sostenere e promuovere la volontaria sospensione dell’incredulità del pubblico, mantenendo un alone di verosimiglianza.”

      Speriamo che non sia così! 😉

  • non ho capito se un pilota di f1 deve avere un’intelligenza emotiva bassa o alta, qualcuno me lo può rispiegare con più chiarezza?
    Se non ho capito male un pilota deve avere un assoluto senso dell’ego ma se una persona ha un’IE alto questo senso dell’ego non ce l’ha……..uno che ha un’IE alta pensa prima agli altri e cerca di capire il punto di vista degli altri ma un pilota pensa a vincere e a raggiungere i propri obiettivi
    Ho sbagliato qualcosa?

  • Tu quoque,Brute,fili mi?!

  • Ricordo di aver letto sul libro di Zanardi che in una gara di cart schumacher era in testa al penultimo giro mentre Alex era in seconda posizione. Il tedesco fa un’errore e viene superato dall’italiano. Il regolamento prevede che se vi è un’incidente all’ultimo giro viene data la classifica del penultimo giro. Indovinate cosa ha fatto il Kaiser? Credo che chi è un campione farebbe di tutto per vincere. Concordo con l’Ing.

    • fece la stessa cosa che fece a Montecarlo 2006 per non far fare la Pole ad Alonso, ma in quela caso, giustamente, la Federazione lo punì.
      Se sei un pilota con gli attibuti pensi a vincere di manico e non di sporcizia.
      Infatti Schumacher ha vinto tanto. grazie alla superiorità del mezzo, grazie a tutte le scorrettezze di questo Mondo e grazie al fatto che la Ferrari possedeva 3 piste di proprietà per fare tutti i test immaginabili e possibili in quel periodo. ossia NULLA che riguarda, in gergo, UN VERO MANICO!!

    • lo lessi anch’io…poi dice la stessa cosa anche nel duello con hakkinen a macao…

  • Ci siamo dimenticati l’intelligenza non emotiva, ed il sangue freddo. Un ottimo pilota, è anche un abile calcolatore che sa valutare rischi e vantaggi senza lasciarsi prendere da assoluto egocentrismo.
    Il sorpasso compiuto da Vettel è un grande azzardo, per lui compreso e inoltre mina lo spirito di squadra.
    Idem per l’errore di Alonso, grave mancanza di lucidità sua e degli ingegneri.

  • Gigi, un piacere di leggere un bel documento di grande qualità come il tuo su un blog di Formula Uno. Non sono per nullo un esperto di coaching. Sono solo un figlio di un contadino con il buon senso dovuto a stretto contatto con le cose della realtà. Gli specialisti devono generalmente affrontare eccessiva complessità della realtà, faccio fatica a seguirli. Però mi piace la nozione dell’intelligenza emotiva. Assomiglierebbe come un lavoro quotidiano di un futuro Premio Nobel. Sarebbe divertente di allenare i futuri Nobel con la nozione dell’IE! Ma credo che non si ne rendono conto, macchinano quotidianamente i TMI e POE con laudi senza saperlo.

    Avrei tentato di spiegare diversamente perché un campione come Sebastain [3 volte, già] non vuole essere mai secondo, ma primo. Già, perché quando un italiano fa la fila con altri, vuole sempre passare davanti agli altri; e invece un tedesco, no? Perché quando lascio la distanza legale di sicurezza davanti alla mia vettura sulla strada alla velocità massima consentita, gli altri mi sorpassano per posizionarsi lì davanti a me, rendendo cosi la sicurezza stradale peggiore? Per caso, non c’era per Sebastian l’obiettivo nascosto del godere intenso di essere fiero, torso sporgente davanti alla videocamera della TV, sul posto lì in alto del podio sotto la bandiera tedesca con l’inno tedesco, senza immaginare un attimo il rischio di finire fuori con suo collega tutti i due insieme? È andato bene.

    Invece, su l’abandono di Alonso, propongo una mia doppia riflessione :
    1. Non è stato tenuto in mente il semplice principio di precauzione per evitare di subire la legge di Murphy, quindi si è fatta una scomessa e il nemico si è infilato nella brecia, il generale ha quindi, perso la sua battaglia. Il principio vuole la sostituizione del muso senza discussione, con il piano di strategia gara diverso e già scritto nero su bianco. Fernando e Andrea erano capaci di gestirla e magari, si faceva miracoli alla fine gara. Ma non so se sul mureto avevano visto gli immagini alla TV del muso cosi un bel po’ storto.
    2. L’essere umano è anche un essere emotivo in modo da evitare anche le difficoltà o le sofferenze. Esso cerca all’infinito il piacere divertente. E Fernando ha riffiutato la sosta ai box, evitare di passare ultimo e fare tutta una gara incredibile di salita faticosa. Ha fatto la scommessa della pigrezza aspettando la pista asciutta con il grosso rischio di perdere tutto. Però questo non lo penso da Fernando, neanche da un pilota di Formula Uno.

    La Formula Uno è diventata sfortunatamente un gioco d’azzardo grazie a queste gomme. Non voglio comprare quelle gomme della Pirelli, le miei Michelin vanno molto bene per chilometri.

    • noel, concordo e quoto, ma comprendo il comportamento del tedesco, tra l’altro ho rivisto la registrazione della gara e sono ancora più convinto che Vettel abbia avuto una reazione tipica di chi subisce un’ingiustizia, ricordiamoci che era in testa con largo margine sul bagnato quando la Red Bull con una decisione quanto meno bizzarra lo ha fatto rientrare per primo rimettendolo in pista in mezzo al gruppo dei lenti. Al’ultimo cambio aveva completato la rimonta arrivando a ridosso di Webber,…dietro per mezza macchina all’uscita dei box dell’australiano, hanno duellato 2 giri, con un precedente tentativo di sorpasso, quindi non regge la scusa che Webber fosse in relax, li è scattata la molla, quella che hanno pochi fuoriclasse per emergere dagli altri, quella che non ha Webber, il quale dopo “il dito” ha mollato, ecco, sono convinto che a parti invertite non ci sarebbe stato “il dito” ed il duello si sarebbe protratto fino alla fine della gara. Per alonzo restano soltanto da capire le esatte dinamiche della decisione di restare in pista, cosa che possono svelarci le registrazioni radio. Mi piacerebbe sentirle….

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