Red Bull, alla ricerca di un posto nella Pop Culture

28 marzo 2013 13:04 Scritto da: Emanuele Venturoli

Il casco di Vettel e Felix Baumgartner. Ecco perchè Red Bull sta cercando un posto nella storia contemporanea.

venturoli

Al momento in cui si inizia questo articolo, Sebastian Vettel ha appena messo la firma sulle Libere 2 del primo Gran Premio del 2013, quello di Melbourne. Il tedesco ferma il cronometro a 1’25”908, crono che non serve a nulla se non a ricordare a tutto il Circus, se mai ce ne fosse bisogno, chi si è portato a casa gli ultimi tre titoli iridati e perchè. Vettel entra nel garage, toglie il volante, poggia il casco sul muso della macchina. Io salto da una finestra all’altra del browser, smangiuccchio una banana, vorrei un caffè ma non lo bevo perché ultimamente mi dà acidità, apro una lattina.

casco-vettel-melbourneÈ solo allora che vedo, in una foto su BlogF1.it, che il tre volte campione del mondo ha fatto preparare per questo inizio di stagione un casco nuovo, disegnato sulla falsariga di quello da astronauta indossato da Felix Baumgartner per il suo salto da record dal Red Bull Stratos. Grafica da astronauta, bianchissimo, visiera nera, finte valvole di decompressione, i tori aerografati sui lati e la scritta Red Bull Stratos sulla nuca. Uguale. Identico. È un capolavoro di marketing, la rete impazzisce.

Occorre un salto indietro. Domenica 14 ottobre 2012, da una capsula spaziale ancorata nell’atmosfera a 24 miglia dalla Terra, Felix Baumgartner entra nel guinness dei primati e nella storia con il volo in caduta libera più lungo e più alto di sempre: 128.100 piedi. La missione, iniziata nel 2005 ed interamente finanziata da Red Bull è stata programmata in ogni suo minimo dettaglio a partire dalla data: il 14 Ottobre 1947, Charles Yeager, abbattè per la prima volta il muro del suono. Nei 7 anni necessari per perfezionare l’operazione Stratos, Red Bull ha speso 50 Milioni di Euro, di cui 70.000 solo in elio. Il ritorno mediatico, però, è stato qualcosa senza precedenti nella storia del digitale e della comunicazione moderna. 8 Milioni di streaming contemporanei su Youtube, 40 canali televisivi sintonizzati in diretta negli USA per il video e più di 210.000 like, 10.000 e passa commenti e oltre 29.000 condivisioni in meno di un minuto per la foto di Baumgartner inginocchiato in segno di ringraziamento dopo il fatidico atterraggio. Per lo sport estremo e per il marketing moderno quel 14 ottobre è stato un giorno di straordinaria importanza.

Ma tutto questo è stato più di 4 mesi fa, e Red Bull sa bene che –per dirla con le parole di Shepard Fairey- “power is in the repetition”. Ecco perché sceglie di far rivivere i fasti dell’impresa Stratos attraverso uno dei suoi atleti simbolo di oggi, Sebastian Vettel, nel giorno della grande prima uscita del Mondiale di Formula 1. È un’operazione di remarketing, se vogliamo ridurla semplicisticamente, ma più nello specifico è il marketing che parla di se stesso, in una sorta di profezia autoavverante che i vertici dell’energy drink contribuiscono ad alimentare.

vettel-redbull-melbourneRed Bull –che sponsorizza 600 atleti, 120 negli Stati Uniti- investe nella sponsorizzazione della Formula 1 un decimo di tutta la sua spesa marketing. Dall’acquisto della scuderia nel 2004,  che secondo leggenda venne comprata ad 1$ dalla Jaguar, l’azienda di Mateschitz ha iniettato nella F1 422 Milioni di dollari nei primi sei anni della sua avventura motoristica generando anche in questo caso strepitosi ritorni di immagine. Il celebre Toro è il marchio più visto di tutto il Mondiale, e genera punte di 14 Milioni di Dollari di visibilità a Gran Premio.

Con questi numeri è evidente che l’operazione del casco di Vettel non ha fini economici, in quanto si tratterebbe di una goccia nel mare. Quello che Red Bull sta facendo, per dirla con le parole del giornalista economico Allen, è di crearsi un posto prominente nella Pop Culture moderna. È il tentativo di marketing estremo, quello che scaraventa il brand in un universo che non è più solo economico, ma di appartenenza a questa epoca e a questa cultura. Red Bull lo sta facendo con piccoli e grandi colpi, cesellati con una precisione aritmetica, creando catene di significato che vengono portate avanti nel tempo, consapevole del fatto che nulla è più incisivo del passaparola virale. Il casco di Vettel ne è un esempio, ma ovviamente non è l’unico. A riprova di questo c’è una storia, che forse non tutti sanno.

Olimpiadi invernali del 2010. Shaun White, atleta di punta di Red Bull, è il favorito per la medaglia d’oro nello snowboard su halfpipe ma, durante la preparazione dei Giochi, incontra un grosso problema. Per quanto perfezioni sempre di più le sue acrobazie, gli atleti concorrenti le copiano e le migliorano ad una straordinaria velocità, mettendo a rischio la medaglia. White e Red Bull organizzano allora un piano che non ha precedenti nella storia dello sport. L’azienda austriaca costruisce, in una conca segreta del Colorado, un halfpipe perfetto e super nascosto al quale si può accedere solo tramite elicottero. È un’operazione da decine di migliaia di dollari, poiché tutti i materiali per la costruzione devono essere portati per via aerea e paracadutati sul posto. Qui, per i mesi che precedono le Olimpiadi, White si può allenare lontano da occhi indiscreti. Alla manche finale dei giochi, Shaun sfodererà un trick mai visto prima, un Double McTwist 1260 che gli garantirà oro e un posto nella leggenda. Pochi giorni dopo l’Olimpiade, Red Bull farà uscire il video di tutta la vicenda, ribattezzata ProjectX e da allora diventato un cult fra i riders.

È un altro tassello nella conquista della Pop Culture, come il casco di Vettel e l’avventura F1 del toro più famoso del mondo.

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24 Commenti

  • tatanka2003

    michelle
    Nel caso dell’atleta White ci vedo l’apoteosi della filosofia red bull: “non ci importa se esiste gente più brava di noi, spendiamo cifre faraoniche che nessun altro si può permettere per vincere”. I più bravi non hanno bisogno di seppellirsi in un bunker costosissimo per impedire che gente più talentuosa migliori i suoi esercizi.
    L’infinito talento del pattinaggio Plushenko non ha avuto bisogno di nascondersi semplicemente perché non esiste nessuno in grado di fare quello che fa lui. I soldi non possono comprare il talento, se hai bisogno di spendere il doppio degli altri per batterli vuol dire che sei inferiore.
    Ennesima dimostrazione che alla red bull importa ben poco dello sport, vogliono pubblicità per vendere più lattine e vincere nello sport è il modo migliore.
    Redbulli, sono tanto dispiaciuta per voi ma indovinate qual è il marchio più famoso e riconosciuto del mondo? Un aiutino? C’è disegnato un animale e non è un toro!

    TI STRAQUOTO!!!

  • tatanka2003

    lewis_the_best
    michelle l’atleta white ha vinto xke ha fatto degli esercizi che nessuno ha fatto e nn xke fosse sponsorizzato red bull. O forse dall’alto della tua saggezza vuoi far credere che anche la giuria fosse pagata red bull! La ferrari è nata circa cent’anni fa quando forse c’era un mercato poco concorrenziale! Red bull è un marchio noto di recente con le infinite difficoltà che si incontrano al gg d’oggi! E cmq se continua cosi nn è escluso che i lattinari decidano di entrare nel mercato dell’auto in un prossimo futuro!

    Ti sbagli proprio perchè è molto più semplice produrre una bibita a basso costo che un’auto, in un momento di crisi internazionale la Red è in una posizione privilegiata, ne è la prova la Coca Cola che con una semplice bevanda è diventata una delle aziende più ricche e potenti del mondo.
    Pensi che costruire auto sia così semplice?
    Quando è nata la Ferrari si costruivano auto nelle officine e c’erano una miriade di marchi, che poi sono falliti, perchè è andato avanti il prodotto migliore, di certo non una selezione fatta di ragazzini che si fanno qualche red bull con alcool prima di andare in discoteca, tra le altre cose, in Francia credo sia vietata, perchè molto molto pericolosa…
    E basta co’ sti lattinari! Avete rotto, proprio rotto! Tra 20anni neppure esisteranno probabilmente…

  • tatanka2003

    Voglio ricordare, a proposito di brand che è stato assegnato alla Ferrai all’International Best Luxury Brand 2012″ all’iconica azienda automobilistica italiana del Cavallino, durante la kermesse degli Walpole Awards for Excellence. Il premio speciale alla Ferrari come miglior brand di lusso internazionale del 2012 è stato ritirato da Andrea Perrone, direttore Brand di Ferrari dal 2011.
    Così tanto per puntualizzare…

  • A confronto con la RED BULL brand come MONSTER, BURN (Coca Cola) e LUCOZADE sono moscherini.

  • lewis_the_best

    michelle l’atleta white ha vinto xke ha fatto degli esercizi che nessuno ha fatto e nn xke fosse sponsorizzato red bull. O forse dall’alto della tua saggezza vuoi far credere che anche la giuria fosse pagata red bull! La ferrari è nata circa cent’anni fa quando forse c’era un mercato poco concorrenziale! Red bull è un marchio noto di recente con le infinite difficoltà che si incontrano al gg d’oggi! E cmq se continua cosi nn è escluso che i lattinari decidano di entrare nel mercato dell’auto in un prossimo futuro!

    • Non hai capito il senso. White si è dovuto nascondere per impedire che altri migliorassero i suoi esercizi, il migliore non ha bisogno di nascondersi, semplicemente fa cose che gli altri non sono in grado di fare o le fa meglio di chiunque (l’esempio che ho riportato è più che indicativo di cosa sia un fenomeno rispetto ai “comuni mortali”).
      La crisi economica colpisce tutti, pensa a quanti marchi storici sono stati costretti a chiudere o vendere, quindi il discorso “nato prima” non regge soprattutto considerando i due diversi settori: da una parte il settore della produzione di massa in cui red bull ha portato un prodotto relativamente nuovo pur con tutte le difficoltà del caso, che non ha alcun bisogno di innovazione; dall’ altra il mercato tremendamente concorrenziale dell’ auto di lusso in cui sei costretto a innovare continuamente e produrre nuovi modelli, con introiti relativamente piccoli rispetto alla vendita al grande pubblico.
      Ultima cosa: sponsorizzare non significa essere intenzionati a produrre, sono cose completamente diverse altrimenti avremmo marchi come vodafone e marlboro, presenti in F1 da ben prima dei lattinari, a produrre auto.

  • Ragazzi… Mi dispiace ammetterlo ma il marketing lo sanno fare veramente bene in RBR!

    Non sto parlando di brand positioning cosa per la quale la Ferrari è imbattibile… Ma il consenso popolare che hanno saputo ottenere in pochi anni su un prodotto end user, dedicato al mercato B2C come le bibite, neanche CocaCola ha fatto meglio!

  • Al dì là delle simpatie e antipatie bisogna riconoscere che RED BULL è una vera realtà a livello mondiale.
    Ho letto che starebbero finanziando addirittura il G.P. di Thailandia del 2015 con grossi investimenti, alla faccia di chi dice che faranno la fine della Benetton !!!
    Insomma RED BULL un fenomeno sempre più globale, una domanda per voi, chi conosceva RED BULL prima che divenisse la Scuderia di riferimento in F1 ?
    Potere del Business F1…..

  • dedicato ai filosofi intellettuali e dii del blog che sostengono che la RB in formula uno è un fenomeno passeggero

  • interessantissimo articolo! davvero una bella rubrica!

  • michelle
    Redbulli, sono tanto dispiaciuta per voi ma indovinate qual è il marchio più famoso e riconosciuto del mondo? Un aiutino? C’è disegnato un animale e non è un toro!

    nono…è un toro ma non è il loro toro…

  • michelle
    Nel caso dell’atleta White ci vedo l’apoteosi della filosofia red bull: “non ci importa se esiste gente più brava di noi, spendiamo cifre faraoniche che nessun altro si può permettere per vincere”. I più bravi non hanno bisogno di seppellirsi in un bunker costosissimo per impedire che gente più talentuosa migliori i suoi esercizi.L’infinito talento del pattinaggio Plushenko non ha avuto bisogno di nascondersi semplicemente perché non esiste nessuno in grado di fare quello che fa lui. I soldi non possono comprare il talento, se hai bisogno di spendere il doppio degli altri per batterli vuol dire che sei inferiore.Ennesima dimostrazione che alla red bull importa ben poco dello sport, vogliono pubblicità per vendere più lattine e vincere nello sport è il modo migliore.
    Redbulli, sono tanto dispiaciuta per voi ma indovinate qual è il marchio più famoso e riconosciuto del mondo? Un aiutino? C’è disegnato un animale e non è un toro!

    Grandeee Michelle

  • Goodyear4F1

    Si impegnassero a spendere 1 euro per fare una bevanda che non distrugge il fegato…quello no? Sono bibitari, ma la qualità del prodotto a quanto pare è secondaria al marketing.

  • Nel caso dell’atleta White ci vedo l’apoteosi della filosofia red bull: “non ci importa se esiste gente più brava di noi, spendiamo cifre faraoniche che nessun altro si può permettere per vincere”. I più bravi non hanno bisogno di seppellirsi in un bunker costosissimo per impedire che gente più talentuosa migliori i suoi esercizi.
    L’infinito talento del pattinaggio Plushenko non ha avuto bisogno di nascondersi semplicemente perché non esiste nessuno in grado di fare quello che fa lui. I soldi non possono comprare il talento, se hai bisogno di spendere il doppio degli altri per batterli vuol dire che sei inferiore.
    Ennesima dimostrazione che alla red bull importa ben poco dello sport, vogliono pubblicità per vendere più lattine e vincere nello sport è il modo migliore.

    Redbulli, sono tanto dispiaciuta per voi ma indovinate qual è il marchio più famoso e riconosciuto del mondo? Un aiutino? C’è disegnato un animale e non è un toro!

    • CavallinoRampante

      ahuahuuhauhauha grandissima!

    • Ti quoto!
      E per essere coerente, non bevo le bibite austriache, ma quella con i tre graffi verdi >.<
      Alla faccia della sportività (quale?) costruiscono bunker, ali e nasi gommose e poi se ne vantano di aver vinto sportivamente!
      Solo Baumgartner ha avuto la mia attenzione sulle storie RB, delle lattine in F1 sinceramente ne posso fare a meno, troppo marketing ed effetti speciali.

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