Brawn è sempre più solo: “A Sepang scelta obbligata”

7 aprile 2013 14:23 Scritto da: Antonino Rendina

Il team principal della Mercedes sottolinea la parità di trattamento tra i due alfieri del team, ma l’ordine di squadra impartito in Malesia non è piaciuto agli altri vertici della “stella a tre punte”. E le voci di un addio di Ross sono sempre più insistenti.

ross-brawnTra due o più fuochi, non c’è pace per il “mangiabanane” più famoso del circus. Ross Brawn appare quasi come un team principal delegittimato, a causa dell’ingombrante presenza di Niki Lauda e di quella dell’amministratore delegato Toto Wolff, quest’ultimo sempre più autorevole in squadra dopo la partenza di Nick Fry.

Tre boss per una sola squadra sembrano troppi, soprattutto se i due austriaci vanno a braccetto “isolando” spesso il monumento inglese. E così il direttore delle “frecce d’argento” è costretto a difendere il suo operato, a due settimane dal Gp della Malesia, quando un tempo la sue decisioni erano semplicemente legge.

Non è piaciuto, anche agli altri vertici della squadra, la decisione di fermare Nico Rosberg per tutelare il podio di Lewis Hamilton. Ma Brawn è sicuro di aver fatto la cosa giusta, affermando una competenza che non deve essere messa in discussione:

“Al muretto le decisioni le prendo io, perchè ho tutti i parametri sotto controllo. Non mi piace dare ordini di squadra, non l’abbiamo fatto negli ultimi anni con Nico e Michael come avete potuto vedere, ma sarebbe stato sciocco da parte nostra far restare le nostre monoposto senza benzina con un doppio piazzamento in cassaforte”.

La risposta, anche diretta, è proprio al “presidente non esecutivo” della Mercedes: “Lauda non conosceva il quadro generale della situazione al momento della mia decisione. E’ stata una scelta obbligata. Hamilton non è la prima guida nè Rosberg la seconda. Anzi l’approccio di Lewis, scontento per l’ordine, è stato quello giusto. Nessun favoritismo da parte nostra, è stata semplice necessità”.

Ross ormai deve continuamente giustificarsi e il licenziamento di Fry, suo collaboratore dai tempi della Honda (dal 2007 in poi) è un altro segnale del rinnovamento che il nuovo corso di Stoccarda sta attuando. Quella sedia al muretto, un tempo intoccabile e insindacabile, sembra improvvisamente e pericolosamente traballante.

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