Williams, seicento GP per raccontare una leggenda

23 giugno 2013 13:20 Scritto da: Giacomo Rauli

A Silverstone la Williams taglierà il prestigioso traguardo dei primi seicento Gran Premi disputati della sua storia. Dalla March 761 rimarcata Williams alla sfortunata FW35, ripercorriamo l’epopea di uno dei team più longevi e vincenti della storia della Formula Uno.

williams-f18 febbraio 1977. Per la maggior parte delle persone, quel giorno è ricordato solo come una fase della propria vita, altri invece dovevano ancora nascere ma, di sicuro, per un appassionato di corse e di F1 è un momento impresso nella mente, perché è il momento del debutto di una delle scuderie più vincenti e longeve dell’intero “Circus” iridato: la Williams F1.

No, per Frank Williams – ex pilota poi reinventatosi come patron dell’omonima scuderia – non c’è tempo di progettare e realizzare una vettura per il campionato alle porte. Coma fare dunque per partecipare subito a uno dei campionati degli anni ruggenti della F1? C’è una vettura acquistabile a prezzo ragionevole, la March 761, affidabile e con discrete prestazioni in pista. Detto, fatto e il team Williams debutta al Gran Premio di Spagna. Zero punti zero alla prima assoluta, così come al termine della prima stagione, ma poco importa. Il dado è tratto.

Dall’anno successivo è un certo Patrick Head a prendersi cura della progettazione delle vetture britanniche. Head è il co-fondatore del team ed un brillante ingegnere:  già dalla prima monoposto realizzata si capisce che il trentenne di Farnborough ha talento. Arrivano sponsor sauditi ad aiutare il finanziamento della stagione e l’australiano Alan Jones.  La nuova FW06 che sembra nata bene. Al terzo GP della stagione, Jones va subito a punti, i primi del team, che sarà destinato a grani cose negli anni a venire.

Williams FW07 - 1979

Williams FW07 – 1979

1979, l’effetto suolo si fa strada, con Colin Chapman a rendere il sistema applicabile per le sue monoposto. Lo copieranno in tanti, praticamente tutti, ma con risultati alterni. Head capisce che il futuro sta nella soluzione lanciata sulle Lotus e la installa sulla FW07. La mossa è quella giusta e vale il team di Grove il primo successo, ottenuto al GP di Gran Bretagna Da Clay Regazzoni, a soli due anni dal debutto assoluto. Quel risultato segna il futuro del duo Williams-Head, proprietari e fondatori di quel piccolo team inglese che solo sue anni prima debuttava con una vettura cliente.

Williams-FW07C-1981

Williams FW07C del 1981

La prima vittoria. Per un team, in genere, si tratta di una gioia di difficile comparazione. Figurarsi il primo titolo. Già, perché in Williams i programmi si sono fatti sempre più ambiziosi e realizzati attraverso grande oculatezza finanziaria, meccanica e tecnica. La FW07 è una vettura non troppo estrema, anzi, ha linee convenzionali per l’epoca, ma sembra in grado di far sognare i tifosi dopo i primi hurrà della sua storia. 1980, un anno indimenticabile per colui che qualche decennio più tardi sarebbe stato onorato attraverso il titolo di “Sir”. La protagonisti sono sempre gli stessi: Alan Jones, Carlos Reutemann e la FW07. Al termine della stagione, Jones si laureerà campione del mondo piloti, dopo un duello all’ultima curva con il brasiliano Nelson Piquet. Per la Williams è il primo titolo. Il primo di una lunga serie.

Williams-FW08-1982

Williams FW08 del 1982

Il secondo non tarda ad arrivare. 1982, anno nefasto per i rivali della Ferrari, che perdono in pochi GP prima Gilles Villeneuve a causa di un incidente mortale a Zolder e poi Didier Pironi, per un urto al Nurburgring contro la Renault di Prost, che gli stroncherà la carriera. La Williams invece ha in Rosberg l’uomo ideale. Solo una vittoria, a Digione, ma il finnico vinse il titolo piloti con soli quarantaquattro punti, tre in più del secondo classificato.

Dopo il florido primo periodo di “start-up” del team, la Williams incontra le prime vere difficoltà con il passaggio dai motori Ford a quelli Honda, targato 1983. L’esito non è incoraggiante, almeno sino al 1987. Il Williams i piloti sono cambiati. Non ci sono più né Rosberg né Reutemann, ma un giovane e rampante inglese, Nigel Mansell, e il brasiliano Nelson Piquet, chiamato a Grove per riportare il titolo in Gran Bretagna. La stagione è dominata dalle due vetture di Sir Frank, con Piquet trionfatore a fine anno e con un Mansell sulla rampa di lancio.

Il rapporto con Honda, per quanto solido potesse apparire, termina alla fine dell’87, a causa della cattiva gestione del mondiale 1986 e dei dubbi dei giapponesi sulle reali possibilità di Williams di poter continuare a dirigere il team allo stesso modo dopo l’incidente che lo ha paralizzato. Fuori Honda? Dentro Renault. Un’ altra scelta perfetta da parte dei vertici del team britannico. La collaborazione porta frutti attesi, ma tutto sommato insperati stando alle proporzioni dei successi dal 1992 al 1997.

Nel 1992 è Nigel Mansell a dominare in lungo e in largo, senza possibilità di replica per alcuno. L’anno successivo è il canto del cigno per Alain Prost, il quale vince il quarto titolo mondiale piloti della carriera e si ritira, cedendo il posto al rivale di sempre: Ayrton Senna.

ayrton-sennaIl 1994 è una disgrazia: Imola, primo maggio. Sulla monoposto di Ayrton si spezza il piantone dello sterzo, il brasiliano si schianta alla curva del Tamburello e perde la vita. Doveva essere una stagione magica, con “Magic” al volante e invece sarà una delle stagioni più nere degli ultimi trent’anni.

Dopo due stagioni marchiate Benetton, riecco la Williams. Nel 1996 è Damon Hill (figlio del già iridato Graham) a cogliere l’alloro da tempo inseguito, mentre l’anno successivo sarà l’apoteosi di Jacques Villeneuve, con il finale al cardiopalma di Jerez de la Frontera, dove il canadese coglierà il primo e unico hurrà della sua carriera.

Da quel settembre 1997 tutto si è complicato per la Williams, complici scelte tecniche e di staff rivedibili. Uno spiraglio di luce appare con l’ingresso nel team di BMW, che porterà il team a vincere gran premi nel quinquennio 2000-2005 e sfiorare i titoli mondiali nel 2003. Terminata la joint-venture, terminate le ambizioni di titolo. Le seguenti collaborazioni tra il team e vari motoristi, non hanno portato a una stabilità prestazionale le creature di Grove e, anzi, hanno segnato un declino preoccupante del team, sino a sprofondare nella stagione attuale, con una monoposto nata male che non offre alcuna garanzia in quanto a prestazioni e risultati.

Dal 2014 la Williams si affiderà all’ennesima sfida della sua storia: la collaborazione con Mercedes, che fornirà a Grove i nuovi propulsori V6 turbo da 1.6 litri, conditi dal sistema ERS che andrà a sostituire l’odierno KERS. Se sarà la mossa giusta lo scopriremo solo tra un anno. Nel frattempo, quasi senza accorgercene, a Silverstone la F1 celebrerà con giustizia i primi seicento GP di uno dei team più vincenti e longevi della sua storia. Poco importa dei risultati di oggi, del denaro, degli sponsor, dei piloti. Stiamo parlando di due uomini, Williams e Head, del loro sogno realizzato e che, stando alla loro ambizione, sarà destinato ad altri traguardi.

Intanto, auguri Williams per i tuoi seicento Gran Premi in trentasei anni di vita, testimone autentica di battaglie, vittorie, sconfitte e sogni realizzati o spezzati. La F1, per raccontarsi al meglio, continua ad avere bisogno di te.

10 Commenti

  • Metterei anche MERCEDES tra le leggende dell’Automobilismo, andate a guardare la BELLISSIMA W196 del 1955 in F1 oppure le belle GTR che hanno vinto a LE MANS…..senza contare che il Mito “FRECCE D’ARGENTO” appartiene di diritto a Stoccarda.

  • balle!

    Leggende assolute:

    Ferrari (in primis)
    McLaren
    Williams

    Sono leggenda , scuderie che hanno mantenuto la loro identità nel corso dei decenni.
    Scuderie partite da zero che sono riuscite a sopravvivere ai cambi di regolamenti , alle annate buie, alla crisi economica.

    – La Lotus di adesso non è “la” Lotus , per dire; si potrebbe considerare come una evoluzione della Toleman anni 80/90 , poi Benetton (con le gomme della Spirit), poi Renault, poi la Lotus di oggi.
    – Red Bull era una Jaguar che era una Stewart Racing.
    – Force India era una Jordan
    – Toro Rosso era Minardi
    – Mercedes era Brawn GP che era Honda che era BAR che era Tyrrell

    Si salva Sauber, finchè dura , se dura sarà “leggenda”.

    Leggende non in attività :
    – Lotus (quella di Chapman)
    – Tyrrell
    – Brabham
    – Ligier (anche se mai iridata)
    – Cooper

    ci possono stare anche:
    – Renault (ma è un grande costruttore e comunque presente non in modo continuativo e nella fase finale dava il nome a Benetton. Ma il turbo in F1 l’hanno portato loro)
    – Jordan (presente per molti anni ma ha raccolto poco)
    – Minardi (ancora meno di Jordan)

    Metterei anche Osella ma non sarei onesto con me stesso.

  • Chiedo scusa, lungi da me voler fare il “professorino”, ma a me risulta che Frank Williams con il suo team facesse correre Piers Courage con una Brabham BT26 già nel 1969 e nel 1970 con una De Tomaso (progettata dall’ing.Dallara).L’anno seguente (siamo nel 1971) fece correre Henri Pescarolo con una March sponsorizzata Politoys (ditta italiana di modellini) e nel 1973 e ’74 sponsorizzato dalla Marlboro, gesti’ il disastroso programma ISO-RIVOLTA (che produceva vetture stradali).Poi nel 1975 costrui’ la sua prima F1 con Lafitte (secondo nel GP di Germania), non mi ricordo se ci fosse gia’ Patrick Head come progettista,in ogni caso comunque Frank debuttò in formula 1 molto prima del 1977.

  • principesco88

    Una grande Scuderia, con un grande uomo dietro, peccato che hanno Maldonado…non ci si abitua a certe disgrazie…

  • Grande scuderia che però si è macchiata della più grande ingiustizia della storia della f1 e che ora naviga in acque pessime…

  • CavallinoRampante

    Onore alla Williams ed al “suo” Sir Frank: degnissimo avversario.

  • Questa e la dimostrazione che 600 non fa legenda

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