F1 Story | Budapest 2006: e venne il giorno di Button

24 luglio 2013 15:57 Scritto da: Marco Di Marco

Il primo acuto di Jenson Button in una calda domenica d’agosto del 2006.

Jenson-Button-Hungary-2006Nel corso dell’avvelenata stagione 2009 Flavio Briatore, spinto da un impeto di quella generosità che ha sempre riservato ai suoi piloti, definì Jenson Button – all’epoca al comando della classifica iridata al volante della controversa Brawn – un paracarro.

Una definizione che fece il giro del mondo, ma che non scalfì minimamente l’imperturbabile inglese che mantenne la calma avendo già dimostrato in passato di essere degno di condurre una monoposto della massima formula.

L’occasione che rese Button un vincente si presentò nel corso della stagione 2006, proprio sul tracciato di Budapest.

L’atmosfera della gara fu subito pesante a seguito delle penalizzazioni inflitte, nel corso delle qualifiche, ai due principali competitors per la lotta al titolo, Fernando Alonso e Michael Schumacher. L’asturiano fu infatti penalizzato per aver stretto a muro sul rettifilo principale Robert Doornbos colpevole, secondo lo spagnolo, di averlo ingiustificatamente rallentato nel giro precedente. L’alfiere tedesco della Ferrari fu invece sanzionato per avere superato le vetture di Alonso e Kubica in regime di bandiera rossa nel corso delle libere del sabato.

Con i due principali contendenti relegati in quindicesima e dodicesima posizione, la griglia di partenza vide scattare dalla pole position Kimi Raikkonen, seguito da Felipe Massa e dalle due Honda di Barrichello e Button.

Che fosse una giornata destinata a rimanere impressa nella storia della Formula 1 lo testimoniò la presenza della pioggia la domenica, per la prima volta in venti edizioni. Una manna dal cielo per i piloti gommati Michelin, mentre un pò meno felici erano i piloti Bridgestone consapevoli della inferiorità delle loro coperture in quelle condizioni.

Pronti, via. Kimi Raikkonen mantiene la leadership della corsa, mentre nelle retrovie lo spettacolo è dato dalla furia di Alonso che, complici le performance delle coperture Renault, infila uno dopo l’altro i rivali che ritrovava sulla sua strada.

Se il campione del mondo 2005 volava sul bagnato e conquistava agevolmente la prima posizione, lo stesso non si poteva dire del suo diretto rivale Schumacher che, dopo un contatto con la Renault di Fisichella, fu costretto ad una improvvisa sosta ai box per cambiare il musetto danneggiato della sua 248F1, ritrovandosi a centro gruppo addirittura doppiato dal diretto rivale per la corsa al titolo.

Chi da casa, sonnecchiando, pensava che ormai fosse tutto deciso balzò in piedi sul divano per l’imminente colpo di scena. Raikkonen tamponò il doppiato Liuzzi, costringendo la Safety Car a scendere in pista e fornendo l’assist ai piloti in pista per un rapido pit stop.

Solo un uomo decise di restare fuori: Michael Schumacher. Il tedesco approfittò dell’ingresso dei colleghi in corsia box per sdoppiarsi e raggiungere la settima posizione.

Alla ripartenza Alonso cercò di prendere il largo, ma alle sue spalle un arrembante Jenson Button non mollava la presa, consapevole di poter aggunatare il podio al volante della sua Honda anche grazie al rapido asciugarsi della pista.

Proprio la fine della pioggia fu l’ennesimo colpo di scena di una gara degna di un romanzo giallo. Tutti i piloti rientrarono per l’ennesima volta in corsia box per montare le gomme slick, ma i meccanici della Renault non furono perfetti come al solito e montarono male la posteriore sinistra che volò via dalla monoposto costringendo “Matador” alla resa.

Button si issò dunque in prima posizione, ma chi sentì profumo di preda era Michael Schumacher.

Complice una strategia quantomeno aggressiva, il tedesco, non effettuò il terzo stop per mettere le slick e decise di arrivare sino a fine gara con le intermedie. Se all’inizio questo rischio premiò il team di Maranello con la seconda posizione, ben presto l’inguidibilità della rossa divenne palese e Schumacher fu superato, non senza difficoltà, da De La Rosa al volante della McLaren.

Il leader ferrarista, alle prese con una monoposto sbilanciata, vedeva svenire dei punti preziosi in ottica campionato e decise di rendere la vita dura al prossimo rivale che avrebbe tentato di superarlo. Fu una dura lotta con Nick Hedifeld e la peggio la ebbe il tedesco di Kerpen che, nel tentativo di resistere all’assalto del connazionale alla guida di una Bmw, ruppe la sospensione anteriore e fu costretto al ritiro.

In tutto questo caos, il carattere british di Jenson Button prevalse, ed il pilota inglese riuscì a mantenere calma e prima posizione sino alla bandiera a scacchi.

God save the queen tornò a suonare sul podio dopo innumerevoli anni e Button, dopo stagioni dedite più ad impegnarsi come playboy che come pilota, dimostrò al mondo intero di meritarsi quel posto in Formula 1.

Colui che erroneamente Briatore definì un “paracarro” oggi è un campione del mondo che ogni team vorrebbe avere alla guida della propria monoposto per via della sua guida pulita, e che il 6 agosto di sette anni fa riuscì a coronare il sogno di vincere il primo di una lunga serie di gran premi.

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