F1 Story | 2001 Kimi Raikkonen, un talentuoso sconosciuto

23 ottobre 2013 15:42 Scritto da: Marco Di Marco

Per scoprire nuovi talenti, bisogna correre anche un certo rischio. L’ingaggio di Kvyat da parte della Toro Rosso ci riporta in mente il periodo d’oro della Sauber, quando diede la possibilità a Raikkonen di fare il grande salto in F1.

Raikkonen 2001La notizia dell’ingaggio di Danil Kvyat da parte della Toro Rosso per la stagione 2014 ha scatenato le opinioni degli appassionati di Formula 1 sul web.

Il popolo virtuale si è diviso tra chi ha visto di buon occhio l’ingaggio di un giovanissimo talento in erba e chi, invece, ritiene che la poca gavetta nelle categorie inferiori possa essere controproducente per un pilota che ancora ha tutto da dimostrare.

Le polemiche che accompagneranno il giovane russo sino al suo esordio, ricordano quanto accaduto nel lontano 2001 quando in Formula 1 esordì uno sbarbatello sconosciuto ai più, Kimi Raikkonen.

Il biondo finlandese, prima dell’esordio nella massima serie, aveva alle spalle solo 23 gare in monoposto, ma con risultati di tutto rispetto.

Nel 1999 aveva esordito in Formula Renault e già l’anno successivo, grazie ad un bottino di 7 vittorie – su 10 gare – 7 pole position e sei giri veloci, conquistò facilmente il campionato. Sempre nel 2000 gareggiò anche in Formula Renault Internazionale dove conquistò 2 vittorie ed altrettante pole position e giri veloci.

La prestazioni di quel biondino taciturno avevano ingolosito Peter Sauber che lo invitò ad una sessione di test sul circuito del Mugello. Quel giorno, tuttavia, Kimi non fu l’unico pilota in circuito. Presente in pista anche Enrique Bernoldi, pilota brasiliano spinto dalla Red Bull,  ai tempi in veste di main sponsor  Sauber, e fortemente voluto da Helmut Marko. In pista anche il ferrarista Michael Schumacher.

Raikkonen, fedele a quello che sarebbe divenuto il suo soprannome in futuro – Iceman – non avvertì minimamente la pressione nel condurre una monoposto con una quantità di cavalli sino ad allora sconosciuta, ed anzi fece segnare dei tempi strabilianti e decisamente migliori di quelli di Bernoldi.

La leggenda narra che anche Schumacher, al volante della sua Ferrari in scia al finlandese, rimase talmente impressionato dal talento del ragazzino da segnalarlo a Jean Todt come possibile acquisto del futuro.

L’esordio in Formula 1 avvenne nel 2001, nonostante la FIA non riponeva la massima fiducia in Kimi. Fu infatti concessa la superlicenza solo per le prime sei gare, ma Raikkonen fece subito cambiare idea alla federazione. Nel corso del Gran Premio d’Australia conquistò, inaspettatamente, un sesto posto. E con esso, anche il primo punto iridato all’esordio nella massima formula e la fiducia incondizionata della FIA che gli concesse subito la superlicenza.

Non fu quello l’unico exploit di Raikkonen nella stagione d’esordio. Storica rimane la sua prestazione sul circuito di Montecarlo,  dove non aveva mai guidato prima con una monoposto. In qualifica si issò al quindicesimo posto, davanti al più navigato compagno di team Heidfeld, mentre in gara compì un capolavoro.

Rientrato ai box al giro 25 a causa di un problema ad un sensore del motore, i tecnici lo rimandarono in pista senza il controllo di trazione attivo – a causa del guasto citato – dicendogli di fare attenzione nel gestire la potenza del V10 solo con l’ausilio del piede destro, ma anche che una guida in quelle condizioni gli sarebbe servita per il futuro.

Kimi, come sempre, non si scompose e tornò in pista con 4 giri di distacco dal leader Schumacher. Terminò decimo, anche a causa di numerosi ritiri, ma dimostrò al mondo intero il suo talento cristallino.

Raikkonen concluse la sua stagione d’esordio al decimo posto ma con in tasca un contratto con la McLaren per la stagione successiva.

La storia insegna che bisogna saper rischiare per trovare i diamanti preziosi. Speriamo che Kyvat possa dimostrare anche in Formula 1 quanto ha già fatto di buono nelle serie minori, e che possa ripagare la fiducia di chi sta scommettendo pesantemente sul suo talento.

5 Commenti

  • Tutto questo mi fa capire come questa me*da di F1 stia rovinando i talenti! Piloti come Raikkonen e Hamilton (ad esempio) devono guidare come femminuccie (con tutto il rispetto per le ragazze, soprattutto per quelle di questo blog) per ottenere dei discreti risultati in pista… Un tempo si correva con le p*lle in mano… ora le p*lle si devono mettere davvero in piscina…

  • Dopo aver letto questo articolo, la prima cosa che mi è venuta in mente è stata: che pilota allucinante che era Raikkonen prima di vincere il titolo…forse il pilota più forte che si sia visto negli ultimi 10 anni di Formula 1, sotto tutti i punti di vista…
    adesso invece corre solo per correre…
    Spero solo che ritorni quello degli anni McLaren…

    • stardrummond

      beh secondo me kimi ha sempre corso solo per vincere… (unico neo in una carriera strepitosa l’anno 2008, ma un anno nero o meglio buio ci puo’ stare)
      la sua forza infatti sta proprio nell’essere sempre stato bianco o nero, e cioè credo proprio che per lui correre voglia dire provare ad arrivare sempre primo, poi a volte ci riesce altre no…
      cmq kimi is the best, wait and see!!!!!!!!

    • Corre solo per correre….. purtroppo hai ragione!

    • se corresse solo per correre arriverebbe sempre diciottesimo a passo lumaca e si prenderebbe meno rischi.
      non credo che uno che prova sempre sorpassi corra solo per correre.

      correre solo per correre : per me non significa non essere interessato alla vittoria,ma solo non badare alla politica, ai media e a tutto ciò che non concerne la pista.
      non mi risulta inoltre che i piloti che dicono ogni due minuti di essere ipermotivati a vincere stiano raccogliendo molte vittorie.
      anche massa ripete in continuazione che vuole i risultati…

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