F1 Story | GP Australia 1988, l’ultimo trionfo del turbo

2 dicembre 2013 14:23 Scritto da: Marco Di Marco

L’ultima vittoria di un motore turbo in Formula 1 risale al 1988. Aspettando la nuova era Turbo del 2014, ripercorriamo quella ultima, pazza, gara del Mondiale.

Ayrton-Senna-Alain-Prost-GP-Australia-1988Quando tra due mesi, nel corso dei primi test invernali, si alzeranno le saracinesce dei box per i primi giri delle monoposto 2014, la Formula 1 sarà finalmente proiettata nella nuova era turbo.

Un’era interrottasi il 13 novembre 1988 quando, sul circuito di Adelaide, i motori Honda delle McLaren e della Lotus di Piquet monopolizzarono il podio australiano, con le imprendibili MP4/4 di Prost e Senna rispettivamente in prima e seconda posizione.

La Federazione aveva ormai deciso di vietare la motorizzazione turbocompressa, a partire dalla stagione 1989, a causa delle elevatissime potenze raggiunte dai propulsori, capaci anche, in versione da qualifica, di sprigionare 1400 cavalli. Furono pertanto posti limiti specifici consistenti in una pressione massima di sovralimentazione pari a 2.5 bar ed un carico massimo di benzina di 150 litri, anziché 195 come avvenne nella stagione precedente.

Le nuove limitazioni non impedirono alla McLaren di cannibalizzare quella stagione. Il fantastico progetto di Gordon Murray e Steve Nichols, coadiuvato da un superlativo motore Honda, fu infatti capace di vincere 15 gare su 16, non riuscendo nell’en plein a causa del noto ritiro di Senna nel Gran Premio di Monza.

Come detto, il canto del cigno dei propulsori turbocompressi si ebbe sul circuito di Adelaide.

La qualifica, vide Ayrton Senna conquistare la tredicesima pole position stagionale anche se con un vantaggio sul compagno – rivale di team di un solo decimo. I distacchi per il resto della comitiva furono imbarazzanti.

Mansell, al volante della Williams motorizzata Judd, ottenne la piazza numero 3 sullo schieramento di partenza, in quarta posizione si qualificò Gerhard Berger alla guida della Ferrari, mentre Nelson Piquet su Lotus Honda si piazzò al quinto posto. Il distacco dei tre piloti superava il secondo e mezzo.

Allo spegnersi del semaforo verde, Senna partì male e si vide subito sfilato da Alain Prost. Nigel Mansell, all’ultima gara su Williams, tentò anch’egli il sorpasso, ma non ebbe uguale fortuna riuscendo solo ad affiancare Ayrton per poi vedersi a sua volta superato sia da Berger che da Piquet.

Al quarto giro, Prost comandava il gruppo con oltre cinque secondi di vantaggio mentre alle sue spalle Senna, alle prese con problemi di affidabilità del cambio, si vedeva costretto a difendersi da un arrembante Berger. L’austriaco riuscì a superare “Magic” alla tornata successiva e si buttò immediatamente a caccia del leader Prost, recuperando secondi su secondi fino a raggiungere e superare il francese al giro 14.

Se la Ferrari di Berger volava in pista, meno fortuna ebbe il suo compagno di squadra, Michele Alboreto. Il milanese, all’ultima gara in Ferrari, non riuscì infatti a percorre nemmeno un giro di pista, messo subito KO da un contatto con la Dallara di Caffi.

Sembrava una giornata speciale per la Ferrari, capace finalmente di sconfiggere solo grazie ai propri meriti la corazzata McLaren, ma il destino aveva il volto crudele di René Arnoux. Il francese alla guida della Ligier si rese nuovamente protagonista dell’ultima gara di questa motorizzazione.

Noto tra i suoi colleghi per essere un driver ostico da sorpassare, ormai in procinto di essere doppiato dall’austriaco, ignorò le bandiere blu e nel momento in cui Berger tentò il sorpasso, chiuse la traiettoria. Lo scontro fu inevitabile e le due vetture si ritrovarono ferme in mezzo alla pista, impossibilitate a continuare. Le interviste dell’epoca videro entrambi i piloti stranamente calmi una volta scesi dalle rispettive vetture. Berger dichiarò infatti di aver sentito il pedale del freno andare “lungo” e non poter quindi controllare la monoposto in staccata, mentre Arnoux si dichiarò dispiaciuto di aver rovinato la gara dell’alfiere Ferrari, ma di non averlo assolutamente visto negli specchietti.

Il ritiro della rossa numero 28 spianò la strada del successo all McLaren di Prost seguita dalla gemella zoppicante di Senna. Alle loro spalle agguantò il terzo posto Nelson Piquet, autore di una gara di controllo nei confronti di Patrese e Boutsen.

Il podio fu un monopolio Honda. Il colosso giapponese chiuse un’epoca con una tripletta che dimostrò la superiorità nipponica nei confronti della concorrenza.

Il continente australiano diventa quindi il filo conduttore tra l’epoca storica dei turbo e la nuova era delle power unit turbocompresse.

Nel 2014 saranno trascorsi ben 26 anni da questa ultima apparizione e le differenze concettuali tra i propulsori sono notevoli. Le power unit 2014 non saranno infatti dedicate esclusivamente alla ricerca della massima potenza disponibile, ma saranno ibridi finalizzati ad un equo compromesso tra potenza e consumi.

Un segno dei tempi ormai decisamente cambiati, ma il ricordo degli anni d’oro della Formula 1 abbinata alla parola “turbo” fa ancora emozionare gli appassionati che hanno potuto godere appieno di quella straordinaria epoca.

1 Commento

  • Come al solito non sono d’accordo.. dovevano lasciare libero il motore di poter sprigionare qualsiasi potenza..anche 1400 cv se ne fossero stati capaci..ovvio è che se al tempo consumavano 195 litri oggi ne possono consumare a parità di prestazioni 110

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