F1 Story | Colin Chapman, l’uomo che rivoluzionò la F1

20 dicembre 2013 12:03 Scritto da: Marco Di Marco

Le sue intuizioni hanno ispirato il mondo della Formula 1. Ricordiamo così Colin Chapman, il mito che portò in alto la Lotus.

colin-chapman-lotusDici Colin Chapman e subito pensi ad un uomo che ha legato il suo nome a doppio filo con il mondo della Formula 1. Un Signore dall’aspetto elegante e dalla mente geniale, capace di rivoluzionare i concetti tecnici ed aerodinamici e di porsi sempre due passi avanti alla concorrenza.

Il primo esempio di rivoluzione copernicana in Formula 1 si ebbe con la Lotus 25 del 1962, prima monoposto ad adottare un telaio monoscocca. Grazie a questa scelta venne aumentata la rigidità del telaio di circa tre volte rispetto alla Lotus 21, e diminuiva anche il peso della vettura drasticamente ridotto della metà. La superficie frontale era pari a 0,75 metri quadrati rispetto alla media di 0,88 delle altre auto, ed il pilota guidava da “sdraiato” per ridurre al massimo i disturbi aerodinamici. La prima vittoria di questa meraviglia tecnologica fu ottenuta nel gran premio del Belgio e Clark, maestoso interprete di questa monoposto, riuscì a lottare per il titolo mondiale sino all’ultima gara del Sudafrica quando, a causa di un problema al motore, fu costretto al ritiro ed all’addio alle speranze iridate.

Il genio di Chapman si era mostrato al mondo e non passò molto prima che si manifestasse nuovamente. Anno 1970, le corse conoscono la nuova Lotus 72. Numerose erano le innovazioni che facevano di tale vettura un’astronave rispetto alla concorrenza. I freni a disco erano posizionati entrobordo,  all’interno del telaio e solidali con i semialberi calettati sulle ruote. Tale schema consentiva il beneficio di ridurre le masse non sospese, garantendo una migliore stabilità della vettura.Il motore presentava la presenza della presa d’aria dinamica e soprattutto i radiatori, per la prima volta in Formula 1, furono posizionati ai lati del corpo vettura. Questa soluzione consentiva di avere una buona ventilazione, in quanto l’aria che arriva in quella zona aveva una portata elevata, e di ottenere una migliore penetrazione aerodinamica, riducendo la sezione frontale della vettura, non essendo più presenti sul muso le masse radianti.

Innovativo ma, all’inzio, difficile da mettere a punto fu il sistema sospensivo dotato di tecnologia anti affondamento, pensato per  prevenire l’abbassamento eccessivo della vettura sotto l’effetto di staccate decise.

La superiorità di questa vettura consentì a Jochen Rindt, di conquistare i Gran Premi di Olanda, Francia, Germania e Gran Bretagna. Rindt morì nel Gran Premio d’Italia a Monza, ma la superiorità dimostrata in quella stagione gli consentì, nonostante tutto, di aggiudicarsi l’alloro iridato. L’unico mondiale postumo della storia della F1.

Ancora una volta il genio di Chapman aveva fatto centro, ma la massima espressione del suo talento si ebbe grazie alla splendida Lotus 79. Dopo aver svolto alcuni test segreti nel corso del 1977, nell’anno successivo la Lotus si presentò in gara con una vettura che avrebbe rivoluzionato la F1, l’effetto suolo.

Lo studio dei flussi aerodinamici che investivano il lato inferiore della vettura, spinse gli uomini Lotus a sagomare il sottoscocca della vettura, specialmente i lunghi cassoni laterali che ospitavano i radiatori, così da ricavarne un profilo alare rovesciato che, congiuntamente alla presenza  delle minigonne laterali, andava a creare un condotto convergente-divergente. L’aria convogliata in questo canale veniva accelerata a causa del restrigimento della sezione principale, causando un forte abbassamento della pressione statica ed un conseguente aumento della deportanza, senza dover ricorrere ad ali particolarmente cariche. In tal modo, la 79 nella sua elegante livrea nero – oro, riusciva ad ottenere velocità di percorrenza delle curve inimmaginabili per gli avversari.

Dopo un inizio di stagione poco felice per la solita carenza di affidabilità, la monoposto di Colin Chapman vinse con Andretti i Gp di  Belgio, Spagna, Francia, Germania e Olanda, mentre Ronnie Peterson vinse il Gp d’Austria. Andretti vinse il mondiale piloti mentre la Lotus si laureò, per l’ultima volta nella sua storia, campione del mondo costruttori.

Le successive vetture partorite dalla geniale mente di Mr Chapman non furono altrettanto competitive, nonostante le innovazioni ancora una volta estreme. Due esempi su tutte: la Lotus 80 caratterizzata da una estremizzazione dell’effetto Venturi dal musetto all’alettone posteriore sigillato al suolo dalle minigonne scorrevoli. In teoria questa soluzione avrebbe consentito alla vettura di girare in pista priva di appendici aerodinamiche, ma le difficoltà di messa a punto impedì ad Andretti e Reutemann di conseguire risultati di rilievo.

La Lotus 88 si spinse addirittura più in là, introducendo il famigerato doppio telaio, il primo per sostenere gli organi meccanici e il secondo che doveva assecondare l’aerodinamica abbassandosi per recuperare l’effetto suolo perso con le minigonne. Anche in tal caso, le difficoltà di messa a punto nonchè il divieto imposto dalla Federazione di utilizzo in gara, impedirono all’ennesima rivoluzione copernicana di Chapman di sconvolgere il motorsport.

Il fondatore della Lotus ci ha abbandonati il 16 dicembre del 1982, e la sua morte – come quella di tutti i miti – è avvolta dal mistero. Non vogliamo tuttavia indagare su evenutali teorie complottiste, ma soltanto ricordare la figura di un uomo che grazie alle sue intuizioni ha rivoluzionato la Formula 1.

2 Commenti

  • Alcuni dicono che la morte di quest’ uomo sia legata a una vicenda che riguarda a una casa automobilistica che divenne famosa grazie a un noto film hollywoodiano…sarà…mah…

  • …aggiungo solamente che nella Lotus sono passati due dei più grandi campioni che la F1 abbia conosciuto: Jim Clark e Ayrton Senna.

    Basterebbe questo, insieme alla splendida livrea JPS anni ’70-’80 per rendere la Lotus una team formidabile!

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