Senna: sulla sua tomba non si piange, si continua a sperare

26 aprile 2014 12:35 Scritto da: Redazione

Una piccola targa in ottone, pochi fiori e tanta semplicità. Al cimitero di Morumbi, continua il pellegrinaggio per rendere omaggio ad Ayrton Senna.

Ayrton Senna Da SilvaSono passati venti anni. Due decenni dalla sua morte. Eppure, basta guardare il continuo pellegrinaggio alla tomba di Ayrton per rendersi conto di quanto sia ancora amato, soprattutto in Brasile.

Al Morumbi Cemetery di Sao Paolo do Brasil sono sepolti molti personaggi noti. Ma è raro vedere gente sulle loro tombe. Su quella di Senna, invece, troverete sempre qualcuno. Lui è sempre stato speciale per i brasiliani e da quando se ne è andato, quel 1° Maggio 1994, il Brasile è cambiato. “Vengo qui quasi tutte le settimane”, racconta Joao Antonio Castro alla Reuters. Non è un amico, nè un conoscente: un semplice meccanico legato ad Ayrton quasi fosse un parente. “Ci manca ancora molto. Con i suoi modi, ci ha catturati. Non c’è nessuno come lui”.

Alan Estevao, una delle guardie di sicurezza del cimitero che vive a Interlagos, racconta: “Le scuole portano i bambini qui a visitare il posto dove oggi Ayrton riposa. Ma ci sono anche un sacco di giapponesi che si fermano qui. Alcune persone, addirittura, arrivano direttamente dall’aeroporto e si fermano qui a pregare, prima di andare a visitare la città. E chi arriva in questo cimitero per assistere al funerale di qualcuno, state sicuri che andrà anche da Senna. E’ quasi automatico”.

Tra l’erba, solo una piccola targa in ottone. Nessuna lapide, ma solo una manciata di fiori in diversi vasi di plastica. E’ qui che, da ormai vent’anni, Ayrton riposa in pace. Poche parole sulla targhetta che, in portoghese, recita: “Niente mi può separare dall’amore di Dio”.

Qualcuno ricorda ancora quei tre giorni di lutto nazionale in Brasile. Le parole di una visitatrice alla tomba di Ayrton, rendono perfettamente l’idea del perché Magic entrò di diritto nell’immaginario collettivo di un’intera nazione: “All’epoca, avevamo avuto una iperinflazione. Dovevamo ancora superare l’impeachement del presidente. E anche la nostra squadra di calcio non aveva più vinto i Mondiali dal 1970. Il Brasile aveva bisogno di qualcuno e arrivò Senna. Lui credeva veramente nel Brasile e ci ha trasmesso la stessa forza. Ayrton era tutto quello che avevamo, in quel tempo…”

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