Ecco perché Senna rimarrà il grande rimorso della Williams

2 maggio 2014 08:42 Scritto da: Marco Di Marco

[Parte 2] Dopo le difficoltà nei test invernali, Senna inizia con il piede sbagliato il Mondiale 1994. Due ritiri nelle prime due gare. La Williams si convince ad effettuare delle modifiche sulla vettura del brasiliano, seguendo i suoi consigli, ma si tirerà indietro in quel tragico weekend di Imola. Ecco come è andata.

Senna e Patrick Head

L’arrivo in Williams, per Ayrton Senna, non era stato roseo come ci si poteva aspettare. Il team di Grove era quello che pagava più di tutti il cambio di regolamenti per il 1994 che, come abbiamo visto, prevedeva un taglio netto nell’elettronica: niente ABS, niente traction control e, soprattutto, abolite le sospensioni attive. Dopo i test invernali particolarmente difficili per Ayrton, passati a cercare di convincere il team a modificare la posizione dello sterzo che non gli era congeniale, Senna si avvicinò al primo GP della stagione con molta preoccupazione.

GP BRASILE, 27 MARZO 1994 –  Interlagos era il salotto di casa di Senna e il brasiliano omaggiò il pubblico in delirio conquistando una pole spettacolare, merito del talento cristallino del pilota, piuttosto che dell’efficacia di una vettura che sembrava già in crisi sull’asfalto sconnesso che caratterizza il tracciato carioca. La domenica di gara fu però priva di soddisfazioni per il brasiliano che, dopo il pit stop, perse il controllo della vettura e fu costretto al ritiro. Vedere Senna commettere un errore banale come quello occorso in Brasile era una rarità che aveva, tuttavia, una spiegazione. Ayrton corse col volante del diametro di 260 mm, non con il volante da 300 mm come richiesto, e questo perché non si trovò, o non si volle trovare, una soluzione al problema dello sfregamento delle nocche delle mani contro la centina che era emerso durante i test invernali.

In casa Williams si corse subito ai ripari dopo la trasferta brasiliana, portando auto e uomini in terra spagnola per un test di sviluppo. Il circuito di Jerez, caratterizzato da un asfalto irregolare simile a quello paulista, era l’ideale per trovare la soluzione corretta per le criticità mostrate dal cinematismo anteriore.
In merito alle richieste di Ayrton sull’abitacolo, la soluzione adottata dai tecnici inglesi fu un nuovo dispositivo di servo guida meccanica che, se da un lato fece dichiarare a Damon Hill di aver reso la vettura più guidabile, dall’altro causò notevoli problemi di sottosterzo.

GP DEL PACIFICO, 17 APRILE 1994 – Aida era il circuito che ospitava la seconda tappa del Mondiale 1994 e,  ancora una volta, Senna si mostrò il mago delle qualifiche riuscendo a realizzare un tempo inavvicinabile nel venerdì. Il brasiliano si vide costretto a guidare una vettura con un abitacolo ancora troppo stretto che non gli consentiva di adottare il volante richiesto e gli causava un notevole affaticamento nel corso della gara. Anche in terra orientale, Senna fu costretto al ritiro: questa volta per un incidente alla prima curva, in cui fu coinvolto proprio l’incolpevole Ayrton.  Due gare, zero punti. Una situazione inaccettabile sia per Senna che per la Williams.

FINALMENTE LE MODIFICHE – Nei test successivi al GP del Pacifico, la Williams si convinse ad apportare le modifiche all’abitacolo richieste da Ayrton. La centina fu incisa notevolmente, eliminando la forma a V del cockpit per adottare una forma ovale dotata di parabrezza più alto ed arrotondato. Senna aveva finalmente la possibilità di utilizzare un volante delle dimensioni richieste e, soprattutto, poteva sterzare senza che le nocche sfregassero con il carbonio del cockpit. Non furono invece apportate modifiche al sistema sospensivo anteriore a causa del ridotto margine di tempo necessario a realizzare un nuovo pacchetto prima di andare a Imola per il terzo GP della stagione. Furono provate invece delle nuove soluzioni aerodinamiche nella zona anteriore della monoposto in grado di rendere la vettura ancora più stabile.

GP SAN MARINO, 1 MAGGIO 1994 – Ciò che accadde ad Imola nel corso di quel macabro weekend di vent’anni fa è noto a tutti. Prima il volo di Barrichello durante il venerdì di prove, poi lo schianto mortale di Ratzenberger al sabato ed infine, in gara, l’incidente alla partenza e – pochi giri dopo – l’immagine della vettura di Senna che si schianta contro il muro del Tamburello, durante la corsa. Vicende che sono tristemente entrate nella storia della Formula 1.

Prima di ricostruire le cause dell’incidente, è necessario soffermarsi sulle immagini della Williams di Senna prima della partenza. Come detto, nei test pre gran premio, Ayrton aveva finalmente ottenuto le modifiche richieste all’abitacolo, tuttavia la vettura sulla griglia era diversa rispetto a quella provata nei giorni precedenti. L’abitacolo mostra  il taglio ovale del cockpit ma, inaspettatamente, la porzione scoperta richiesta con insistenza da Senna fu coperta da una struttura posticcia avvitata alla scocca che, in pratica, riportava le misure dell’abitacolo a quelle della presentazione ed obbligava il brasiliano a guidare col volante da 260 mm.

Perché questo dietrofront? Di sicuro non per riportare i valori originali di rigidità strutturale. L’unica risposta alternativa è da individuarsi nella ricerca di una pulizia aerodinamica che cozzava con le richieste di Ayrton.
Ingaggiare il pilota più forte sulla piazza e poi non ascoltare le sue indicazioni fu un ragionamento insensato che mostrò palesemente il contrasto tra la mentalità rigida degli inglesi ed il carattere latino del brasiliano.
Questa soluzione, che presumibilmente contrariò Senna, ormai conscio di non essere ascoltato come un leader indiscusso in merito alle richieste tecniche, avrebbe innescato quella che poi sarebbe stata la causa scatenante dell’incidente. Al fine di trovare una posizione di guida ottimale per Ayrton, fu deciso di modificare la parte centrale del piantone dello sterzo, applicando una sezione di dimensioni ridotte, 18mm, così da avvicinare il volante al corpo del pilota. Una modifica che non tenne conto della diversità dei materiali utilizzati nel piantone e dell’affaticamento degli stessi allo stress delle sollecitazioni. Fu il settimanale  Autosprint, su suggerimento di Gabriele Tarquini,  a denunciare apertamente il fatto con una copertina che non lasciava dubbi. Nella foto scattata da Angelo Orsi alla vettura di Senna circondata dai medici e dal personale del circuito, si vedeva chiaramente il volante, ancora attaccato al piantone, poggiato al lato della monoposto.

IL PROCESSO – Il processo vedeva imputati sia Adrian Newey nella qualità di responsabile aerodinamico, sia Patrick Head nella qualità di responsabile tecnico della Williams. Un processo scomodo per l’intero mondo della Formula 1 e che avrebbe lasciato perplessi per le dichiarazioni rese dagli illustri testimoni recatisi in Tribunale.
Una su tutte quella di David Coulthard, posto di fronte alle immagini del camera car della vettura di Senna.
Il CINECA aveva eseguito l’analisi della posizione del volante prendendo come punto di riferimento il pulsante giallo della radio ed una lettera bianca presente sulla razza di sinistra. Negli ultimi secondi del video, il pulsante giallo uscì dalla sua consueta traiettoria nel momento in cui Senna sterzò dolcemente a sinistra iniziando a percorrere il Tamburello. Il volante si spostò in modo netto in basso a destra evidenziando il collasso della colonna dello sterzo. Il margine di tre centimetri di gioco che furono rilevati dal CINECA venne giudicato normale da Coulthard, lasciando perplessi ed attoniti sia gli uomini di legge che i giornalisti e gli appassionati da casa.

Il processo d’appello vide il Procuratore Generale Rosini affermare senza mezze misure: “L’unico motivo in cui si può ravvisare la causa dell’uscita di pista è il cedimento del piantone dello sterzo”.
La Corte d’Appello di Bologna, il 27 maggio 2005, ha giudicato il tecnico aerodinamico Adrian Newey innocente per non aver commesso il fatto , essendo stata valutata la sua completa estraneità alla gestione di quella che è una parte della monoposto prettamente meccanica, senza alcun risvolto aerodinamico.
Diverso il giudizio nei confronti di Patrick Head, per il quale fu stabilito il non doversi procedere per essere il reato a lui ascritto estinto per prescrizione. In parole povere, Il collegio ha riconosciuto a suo carico la colpa di non essersi adoperato a dovere nel curare la fase di realizzazione del piantone dello sterzo. Egli infatti, in qualità di responsabile tecnico-sportivo della scuderia, avrebbe dovuto effettuare un controllo preventivo sull’operato di meccanici e progettisti, verificando che tutto fosse conforme agli standard di resistenza ed affidabilità previsti.

Il difensore di Patrick Head fece ricorso in Cassazione, ma il 27 maggio 2005, la Suprema Corte rigettò la richiesta di assoluzione piena proposta dall’imputato e confermò la sentenza di prescrizione pronunciata nei confronti di Patrick Head dalla corte d’appello di Bologna. La Corte stabilì che “dagli atti non emergono in modo evidente ed assolutamente non contestabile circostanze che escludano l’esistenza del fatto, o la sua rilevanza penale”, affermando inoltre “la Corte d’Appello di Bologna con motivato giudizio, ha accertato che la causa dell’incidente era riconducibile alla rottura del piantone dello sterzo, che questa era stata causata dalle modifiche male progettate e male eseguite, che tali erronee modifiche andavano ricondotte ad un comportamento colposo, commissivo ed omissivo, di Head, e che l’evento era prevedibile ed evitabile”.

Si chiuse così il processo più indigesto mai affrontato dalla Formula 1, con un chiaro accertamento delle responsabilità in capo al direttore tecnico della Williams Patrick Head, salvato solo dall’avvenuta prescrizione.

27 Commenti

  • Schumybestintheworld

    Bellissimo articolo, chiarisce molti dubbi e perplessità. Non importa quanto tempo passi Ayrton resterà sempre nei nostri cuori. Un grandissimo complimento a M@gicFra, perché con la tua poesia sei riuscito a farmi ingoiare la “pillola amara” del 1° Maggio in maniera più dolce. Spero che Senna sia davvero felice dove si trova ora e che riposi in pace.

  • “Il ricordo piú bello che ho di Senna é legato alla gara in cui debuttai in F.1, a Barcellona nel1991 con la Jordan.
    Arrivai al briefing dei piloti e mi ritrovai fianco a fianco con tutti quei campioni,e per umiltá preferii sedermi in disparte.
    Per ultimo entró Ayrton.Mi vide,non mi conosceva ma capí in un’attimo l’ansia che stavo vivendo da debuttante,e venne a sedersi di fianco a me.
    Si presentó e si affrettó a rassicurarmi.Mi disse di tenere i nervi saldi,di non farmi prendere dall’ansia e cercare di non strafare.
    Consigli semplici che non era obbligato a darmi,ma in quel momento per me preziosi.Parole che mi scaldarono il cuore.E rafforzarono in me la sensazione che ero di fronte non soltanto a un grandissimo pilota ma anche a una grandissima persona”
    Alex Zanardi.

  • AVETE VISTO L’ONBOARD dell’ultimo giro di Senna ?
    E’ questo che mi angoscia, più delle immagini di repertorio e delle interviste di Ayrton…..è quell’ultimo Onboard e sopratutto IL RUMORE ALLA FINE DELLO SCHIANTO contro il muro del Tamburello, quello non l’ho dmenticherò mai e sarà sempre dentro la mia testa, uno schianto continuo dentro di me.
    Ciao Ayrton.

  • E’ talmente bello quello che MçgicFra ha scritto che ho provveduto a mettere l’articolo con relativo commento nei segnalibri !!!
    Grazie MçgicFra !!!

  • Complimenti per l’articolo, io avevo già letto questo :

    https://drive.google.com/file/d/0B1nlRQqe-lL5V1JQaU5wWDM1YUE/edit?usp=sharing

    Qualche spunto sembra molto simile.

  • Avevo 18 anni , ed ero a Imola nella tribuna centrale sul traguardo quel giorno.
    Il giorno prima, alla morte di Raztenberger rimasi molto scosso.
    Sono andato tantissime volte a Imola,sempre alla Tosa e una volta alla Piratella, ma quell’anno grazie ad amici che avevano i biglietti della tribuna, ho visto il gran premio sulla linea di partenza.
    Non dimentichero’ mai tutti gli eventi successi quel giorno(ruote in tribuna alla partenza, Alboreto che investe meccanici ferrari ai box e il tragico incidente di Ayrton.
    Io l’ho sempre visto come un avversario, essendo ferrarista, il pilota da battere; il piu’ forte.
    Mi vergogno a dire che quando lo speaker disse che Ayrton era uscito di strada, esultai.
    Non si vedevano immagini, non c’erano maxi schermo in quella zona e non capii la gravità della situazione.
    La notizia della morte la sentimmo alla radio mentre tornavamo a casa in macchina.
    Mi ricordo che piansi per 2 giorni ininterrottamente.

  • Causa lavoro, sono riuscito a leggere solo adesso, e…. sto ancora piangendo Magic, mi hai commosso, e ti ringrazio.

  • Una cosa non dimentico di quella domenica…stavo davanti al televisore e dicevo ad alta voce “fermati…fermati…”.
    HO letto alcuni articoli sull’incidente, poi ho lasciato correre…era troppo. Pero’ se rivedete il gp dallle inquadrature rai, si nota una cosa che e’proprio evidente: l amacchina di SENNA salta letteralmente, quella di HILL no. Stessa macchina ma Senna sembrava un canguro. SI nota davvero tanto la differenza con quella di Shumy che e’ attaccata al suolo. Secondo me il piantone puo’ essere stato sollecitato proprio da quei cavolo di zompi.

  • Grazie a tutti ragazzi, davvero…
    @ Frenk si è opera mia…mi è venuta così di getto…

    Senna per Sempre!!!

    • Davvero,mi hai regalato un’emozione,se hai queste capacitá dovresti condividerle,o sarebbe un talento inespresso,quindi sprecato.

      • Ti ringrazio di cuore…onestamente mi piace molto scrivere e ho anche scritto qualcosa, ma non ho ancora trovato il coraggio di proporlo a qualche casa editrice…chissà magari un giorno troverò il coraggio e ci proverò… 😉

  • Mi è venuta la pelle d’oca!

  • La redazione di blogf1 e i “colleghi blogghisti” mi perdoneranno, ma sentivo il bisogno di scrivere quanto segue…

    E’ un bel tramonto rosso e oro quello che sta ammirando un uomo un po’ grassoccio, in riva ad un bel fiume, intento ad armeggiare con la sua esca in legno prima di gettare l’amo nell’acqua limpida.
    Con un gesto deciso muove la canna indietro e avanti, mentre la lenza fischia via veloce e il piombo dell’amo fa un bel plock immergendosi in acqua..
    Dopo un po’ dall’altra parte della riva l’uomo grassoccio scorge un altro uomo intento a fare jogging, sta avanzando velocemente, è giovane, atletico e molto concentrato, un vero runner.
    I due incrociano gli sguardi, si riconoscono subito salutandosi con la mano.
    “Hei come va?! Abboccano?” esclama l’atleta fermando la sua corsa.
    “Bene, ma no…l’unico che ha abboccato sei tu!” risponde l’uomo grassoccio con una risata
    “Aspetta che vengo lì, faccio il giro e ti raggiungo così mi prendo un pausa!”
    “Fai pure ragazzo…tanto qui abbiamo tutto il tempo che vogliamo!”
    Dopo qualche istante l’atleta si mette finalmente a sedere accanto al pescatore, riprendendo un po’ di fiato dopo una corsa che appariva molto lunga.
    “Hai visto che alla fine ci siamo ritrovati?”
    “Eh ragazzo mio…io te l’avevo detto, questa pausa avresti dovuto prendertela molto prima, non so proprio perché non hai voluto darmi ascolto quel maledetto giorno, tutto questo avremmo potuto viverlo molto prima di oggi!”
    “Si lo so…ma il fatto è che all’epoca non volevo mollare, volevo dimostrare al mio paese che niente e nessuno avrebbe potuto battermi, e poi se proprio vuoi saperlo, io ho sempre creduto in questo, ti ho sempre detto che Dio mi aveva parlato e tu non ci credevi, ti ho sempre detto che tutto questo esisteva e tu non ci credevi…visto? Tu non ascoltavi me e io non ascoltavo te!”
    “Vero…obiezione accolta, ma infondo lo sai che per la professione che facevo, gli studi che avevo condotto, per me era difficile accettare tutto ciò, ma ringrazio anch’io Dio per averci concesso tutto questo!”
    “E sei contento ora di stare qui?” chiese curioso l’atleta.
    “Lo sono, si, inoltre Dio mi ha dato tutto questo, mi ha dato la possibilità di diventare quello che ero quando eravamo laggiù, la possibilità di averti conosciuto e adesso continua ad amarmi dandomi tutto questo, a me come a te!
    “Si lo so, l’amore di Dio è davvero immenso!”
    “Si…magari però se mi facesse anche il favore di far abboccare qualcosa!” disse ironico l’uomo grassoccio mentre ad un tratto la lenza si mosse dando uno strattone, mentre la recuperava con decisone azionando il mulinello e premendo la canna contro la pancia.
    Nel frattempo l’atleta si alzò in piedi per vedere meglio cosa avesse abboccato all’amo.
    Subito dopo con un fascio argenteo ecco uscire dall’acqua un bel pesce di almeno 30 centimetri, che però di dissolse lasciando un bellissimo fascio di luce argentea che per qualche istante avvolse i due uomini e poi sparì facendo tornare predominanti i colori del tramonto.
    Il pescatore era rimasto un po’ di stucco mentre l’altro disse ridendo:
    “Beh? Che c’è? Non sai come funziona qui? E diverso da come eri abituato sai?”
    “Eh me ne sono accorto Ayrton, me ne sono accorto…!”
    “Dai Sid non te la prendere, chissà, magari prima o poi ne prenderai uno che non si dissolverà in un fascio di luce!”
    “Non m’interessa…infondo è una pesca sportiva, no?” disse Sid Watkins cominciando a sistemare sull’amo una nuova esca in legno.
    “Infatti…beh, infondo come hai detto tu prima, qui abbiamo tutto il tempo che vogliamo!” rispose Ayrton Senna mettendosi nuovamente a sedere accanto all’amico.
    “Si Ayrton, qui abbiamo tutto il tempo che vogliamo” disse Sid lanciando nuovamente in acqua l’esca, poi guardandolo con un sorriso aggiunse: “E’ meraviglioso averti ritrovato!”

    In memoria di Ayrton Senna e Sid Watkins, due grandi amici.

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