F1 Story | Canada 1998, il riscatto di Schumacher

3 giugno 2014 15:49 Scritto da: Marco Di Marco

Canada1998

Botte da orbi nell’edizione targata 1998 del Gran Premio del Canada.

L’appuntamento numero sette della stagione poteva essere ancora terra di vittoria per le imprendibili McLaren Mercedes gommate Bridgestone, fino a quel momento vetture di un’altra categoria. Ma i tecnici Goodyear risposero con i fatti alle critiche piovute loro addosso, specie dalla stampa italiana, di non fornire un prodotto adeguato alla Ferrari.  Le McLaren conquistarono la prima fila, con Coulthard davanti a Hakkinen. Alle loro spalle, la Ferrari d iSchumacher e la Benetton di Giancarlo Fisichella.

La partenza regalò, come spesso accade in terra canadese, emozioni e colpi di scena. Allo spegnersi dei semafori la Jordan di Ralf Schumacher si piantò in griglia, mentre alla prima staccata Wurz cercò di superare la Sauber di Alesi con una staccatona al limite delle leggi della fisica. L’austriaco tagliò la chicane perdendo il controllo della monoposto che, dopo aver colpito l’anteriore sinistra della Sauber, si cappottò numerose volte per poi ricadere in posizione normale su quel che restava della vettura. Alesi scese subito dalla monoposto per soccorrere Alex, mentre Trulli, come sempre premio Nobel per la sfortuna, si trovò in mezzo alla carambola.

I commissari non esitarono un momento ad esporre subito la bandiera rossa. Gara neutralizzata e nuova procedura di partenza.

Il secondo start non sarebbe stato meno spettacolare del primo. Al via, Hakkinen partì bene, ma subito dopo rimase bloccato nel gruppo col cambio imbizzarrito, mentre Ralf Schumacher tagliò la prima curva sull’erba e, rientrato in contatto con l’asfalto, perse il controllo della monoposto finendo in testacoda. La gialla vettura posizionata in mezzo al tracciato creò una reazione a catena. Mika Salo scartò per evitare la Jordan e colpì Irvine il quale, a sua volta, urtò la Benetton di Wurz e la Prost di Trulli che, dopo aver agganciato le ruote posteriori della Sauber di Alesi, montò con la propria vettura sulla monoposto svizzera.

Insomma, i tre protagonisti del primo incidente, nuovamente primattori delle fasi iniziali del gran premio. Come dice il proverbio, se la fortuna è cieca, la sfiga ci vede benissimo.

Questa volta si decise di non interrompere la gara, ma neutralizzarla con la safety car dietro la quale si piazzarono i superstiti Coulthard, Michael Schumacher, Fisichella, Villeneuve, Frentzen, Barrichello e Damon Hill.

Altra safety car al giro 16 quando Diniz decise di trasformare la propria Arrows in un tosaerba, lasciando sul tracciato numerose zolle del pregiato terriccio canadese che costrinsero così la direzione gara a rimandare in pista la vettura di sicurezza.La ripartenza vide la McLaren di Coulthard, sino a quel momento al comando delle operazioni, colpita dal classico virus delle vetture firmate Newey, l’inaffidabilità.

L’acceleratore della vettura di Woking non rispose più ai comandi del piede destro dello scozzese che, mestamente, si vide costretto a rientrare ai box. Strada libera dunque per un sorpreso Michael Schumacher che, in neanche 20 giri, aveva visto autoeliminarsi i rivali più pericolosi.

Il vantaggio del tedesco sul diretto inseguitore – Fisichella – crebbe fino a raggiungere i sei secondi ma, come spesso accade in terra canadese, la safety car tornò nuovamente protagonista sul tracciato a causa di Mika Salo che, nell’insolità veste di  manichino da crash test, si schiantò violentemente con la sua Arrows.

Michael approfittò della situazione e rifornì immediatamente e, all’uscita dei box, non si accorse del sopraggiungere della Williams di Frentzen. La lotta tra i due tedeschi si risolse, poco dopo, con Frentzen accompagnato fuori pista dalla rossa numero tre e con un stop and go come punizione per Schumacher. La safety rientrò ai box al giro numero 23 e la classifica vide in testa Fisichella seguito da Villeneuve, Michael Schumacher, Hill, Magnussen, Nakano e Panis.

Villeneuve, alla guida di una Williams modificata e dotata di passo lungo per meglio adattarsi alle coperture Goodyear, cercò subito di sopravanzare la Benetton di Fisichella, ma il suo tentativo di attacco non andò a buon fine e, oltre a tagliare per intero la prima curva, andò a scontrarsi con la Minardi di Esteban Tuero.

Schumacher, al giro numero 35, scontò lo stop and go e, subito dopo, si lanciò all’inseguimento dei diretti rivali. Dopo aver scavalcato Damon Hill, il tedesco iniziò una rimonta a suon di giri veloci su Fisichella, mentre alle sue spalle fioccavano numerosi i ritiri che consentirono ad Irvine di agguantare la terza posizione.

Al giro 44 Fisichella entrò ai box per un cambio gomme e rifornimento che gli fecero perdere la prima posizione. Sei giri dopo fu il turno del pit stop per Schumacher che riuscì a mantenere il comando della gara ed a trionfare davanti al romano della Benetton, deluso dall’aver sfiorato una vittoria che già pregustava.

Un Gran Premio a eliminazione che viene ricordato, ancora oggi, tra i più emozionanti di quella stagione e riaccesero la speranza ferrarista di poter lottare per il titolo iridato contro la stratosferica McLaren.

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