FIA Sport Conference: intervista a Stefano Domenicali

26 giugno 2014 12:33 Scritto da: Davide Reinato

In occasione del FIA Sport Conference tenutosi a Monaco di Baviera, Stefano Domenicali ha rotto il silenzio che durava ormai da molte settimane. Il manager imolese, dopo aver abbandonato la direzione della Gestione Sportiva Ferrari, ha ancora tanto da dare al motorsport internazionale e la sua presenza a Monaco non è certamente casuale.

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Stefano, quali pensi saranno le maggiori influenze nella crescita del motorsport nei prossimi anni?

SD: “Prima di tutto, è bene specificare che stiamo parlando di un mondo molto grande che coinvolge titolari di licenze, reti di sostegno, squadre, produttori e appassionati. Quindi sarebbe sbagliato dire che c’è una sola cosa da fare. Sarebbe come guardare ad una sola parte dello sport automobilistico. Stiamo parlando di una cosa che unisce persone di diverse età e culture. Ci sono persone anziane che vogliono andare semplicemente a vedere la corsa e godersela, e poi ci sono i giovani che vogliono vivere un’esperienza diversa. Così come ci sono costruttori che hanno interessi di marketing e squadre che hanno un interesse puro per le corse. Bisogna continuare a sviluppare tutte queste differenti comunità. Di sicuro, la cosa più importante è lo sviluppo dello sport per le giovani generazioni. I ragazzi non vengono attratti dalle nuove tecnologie solo usando la parola, ma devono essere collegati dalla tecnologia allo sport. Devono essere coinvolti. Devono essere parte dello sport”.

Come pensi che questo appeal debba essere sviluppato? Credi che servano degli sforzi comuni?

SD: “Abbiamo bisogno di una strategia, di essere integrati con i soggetti che promuovono tutte le diverse categorie. Senza un piano di comunicazione integrata la vedo dura. Questa settimana sarà importante per mettere insieme tutti questi protagonisti e scoprire ciò che ognuno sta facendo per poi formulare un piano e scegliere quale strada principale seguire. E’ importante agire in fretta”.

In che modo si può attirare nuovo pubblico in pista? Magari invitando gli appassionati a sessioni di guida in pista per dare loro un assaggio delle corse?

SD: “Questo è importante per chi vuole far parte dello show, ma abbiamo anche bisogno di fare appello agli appassionati che vogliono sfidare il professionista o il campione attraverso giochi ed esperienze interattive. Se saremo in grado di fare questo, saremo connessi con i nostri fan. Loro vogliono essere i protagonisti. Per i giovani che vogliono mettersi in gioco come piloti, tutto deve essere accessibile, altrimenti sarà sempre più difficile. Come per ogni cosa, sfruttare le nuove tecnologie all’inizio sarà costoso e quindi bisogna trovare il giusto equilibrio. Se si è troppo aggressivi, si corre il rischio di far perdere la vera passione per gli sport motoristici. Bisogna stare attenti”.

L’attuale stagione di Formula Uno si è sviluppata nel modo che avevi immaginato?

SD: “In un certo senso, sì. Come avevo detto l’anno scorso, era chiaro che le squadre forti all’inizio avrebbero mantenuto un vantaggio, visto il grande cambiamento tecnologico. Mercedes ha fatto un ottimo lavoro e manterrà questo gap a lungo. Chiudere il distacco in una situazione del genere, in cui i regolamenti sono pià o meno congelati, è molto difficile. Spero che gli altri saranno in grado di colmare il divario al più presto, però, perché in questa fase è necessario avere delle gare più coinvolgenti possibile. Perdere pubblico adesso non sarebbe una notizia positiva per nessuno”.

Quali sono i tuoi piani per il futuro?

SD: “Per il momento, sto prendendo un po’ di respiro. Dopo 23 anni di lavoro non-stop, ho finalmente un po’ di tempo per me e quindi mi sto prendendo l’opportunità di stare con la mia famiglia ed è davvero una cosa piacevole. Sì, davvero buono”.

 

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