Giovanna Amati, parole dure contro le donne in F1

9 luglio 2014 08:25 Scritto da: Alessandro Bucci

L’ex pilotessa della Brabham Judd, Giovanna Amati, non le manda a dire! Intervistata da Alessandro dell’Orto in merito all’esordio di Susie Wolff in Formula 1, la romana ha espresso il suo punto di vista sostenendo che, il matrimonio con l’amministratore delegato Mercedes Toto Wolff, abbia permesso a Susie l’accesso alla massima serie.

Amati Giovanna 92

Scesa in pista nelle prove libere 1 del Gran Premio di Gran Bretagna in sostituzione di Valtteri Bottas, Susie Stoddart Wolff, è riuscita a completare appena cinque giri con la sua FW36, vittima di problemi al motore. Un esordio decisamente sfortunato per la pilotessa britannica, ansiosa di mettersi alla prova dopo tante critiche ricevute. Erano ventidue anni che una ragazza non scendeva in pista all’interno di un week-end ufficiale di Formula 1: l’ultima a riuscirci fu Giovanna Amati, al volante della scarsamente competitiva Brabham Judd, disputando le qualifiche dei primi tre GP della stagione 1992, ma senza riuscire a qualificarsi. A partire dal GP successivo, l’Amati fu sostituita dall’esordiente Damon Hill, poi futuro Campione del Mondo 1996 con la Williams Renault. La romana proseguì la carriera automobilistica nelle gare delle vetture a ruote coperte, ottenendo come miglior risultato un terzo posto assoluto nella SportsRacing World Cup classe SR2, nel 1999.

Secondo l’ex pilotessa romana, intervistata dal quotidiano Libero.it, è stato solamente il matrimonio a spalancare le porte della F1 a Susie Wolff. “Le nuove generazioni vogliono tutto e subito. Non fanno gavetta. È diverso rispetto ai miei tempi: Senna era partito dalla Formula 3, vinceva tutto ed era un fuoriclasse; Schumacher aveva fatto poca gavetta, ma aveva dimostrato la sua forza nel Mondiale Sport. Ora i ragazzi dicono: voglio fare il pilota. E pretendono di diventarlo immediatamente ad alti livelli.” Parole certamente dure quelle dell’Amati, la quale non ha mancato di evidenziare la differenza che intercorre tra lei e Susie Wolff, dal momento che Giovanna esordì in Formula 1 come pilota titolare, mentre la moglie dell’amministratore delegato Mercedes Toto Wolff è test driver.

L’Amati è convinta che la massima serie del giorno d’oggi sia più facile rispetto a quella dei suoi tempi: “Ai box i tecnici raccolgono tutte le informazioni, fanno tutto. Prima eri tu pilota, una volta fermato, a dover andare da loro e spiegare come assettare la macchina, avevi più responsabilità. Lauda non era il più veloce, ma vinceva perché era il più bravo a mettere a punto la monoposto”.

“Io ho avuto mille difficoltà per farmi accettare, ho trovato posto solo in squadre minori. Ma del pregiudizio me ne è importato nulla. Bisogna solo saper soffrire e aspettare. Mica proporsi”, ha affermato la romana, riferendosi ad una collega di Susie Wolff, più precisamente Simona De Silvestro, attualmente test driver per la Sauber. “Dopo una mediocre stagione in Indy, ha detto che vuole andare in F1. Ma figlia mia, ci vai se ti chiamano, non se lo chiedi tu. La F1 è dura, non bisogna fare errori, bisogna essere responsabili. Per se stessi e per gli altri.”

In chiusura, l’ex pilotessa Brabham ha espresso un giudizio sulla scomparsa Maria De Villota, andando decisamente oltre le righe: “Forse si è ammazzata perché spingeva troppo proprio per cercare di entrare in F1″.

9 Commenti

  • Mi sembra che qui ci sia di mezzo la gelosia…

  • potrà non essere la persona più indicata per parlare ma… cos’ha detto di male o sbagliato? Qualcuno me lo spiega?

  • Intanto a differenza sua la DeSilvestro ha ottenuto anche risultati degni di nota. E il commento sulla De Villota è penoso.

  • Parla lei che per un sedile in F1 l’ha data a Lauda. Mai visto un pilota più scarso di lei, quest’anno ha fatto una gara, la prima, in gt Italiano, è arrivata ultima con un distacco pauroso, e nel paddoc si atteggiava a diva.

  • Non ho visto le sue prestazioni dal vivo, per motivi anagrafici, e condivido che l’abbia fatta fuori dal vaso nel commento finale sulla De Villota, ma ha tirato fuori un argomento sicuramente interessante: oggi un giovane, non avendo più prove e test dove dimostrare le sue capacità, deve dare il tutto per tutto in quelle rarissime occasioni che gli vengono messe a disposizione per mostrare le cue capacità, qualora ci siano. Questo sicuramente aumenta il rischio che un esordiente faccia qualche errore.
    Detto ciò credo anche che un pilota che non vince nulla nelle categorie minori non meriti di approdare in quella che viene riconosciuta come la massima serie automobilistica. Esistono casi come quello di Raikkonen, ma sono le eccezioni che confermano la regola.

  • Da che pulpito!!!!!
    Lei che se la spassava con Lauda (unico motivo per cui e’ arrivata in F1) in qualifica ha preso 6 secondi dal suo compagno di squadra. Un vero pericolo.
    Con che faccia parla questa della De Silvestro che ha fatto ottime gare in F Indy. Incredibile!!!!!
    Dai Blog, certe notizie lasciatele a Novella 2000, non sono degne di un bel Blog come questo…..

    • ma scusa che ha detto di male?togli la persona che le ha dette e l’ultima frase..ma il pensiero è praticamente perfetto e giustissimo..prima era il pilota l’ingegnere della sua vettura..era lui che scendeva correva e correggeva..ricordo l’intervista di button su magnussen..in cui diceva che i giovani di oggi non hanno le difficoltà di un tempo..loro corrono tanto tra telemetrie dati simulazione e tanto altro l’assetto lo fanno altri..loro devono solo schiacciare due pedali..un tempo invece l’esperienza contava eccome..

  • lewis_the_best

    Condivido tutto tranne sulla de villota. Il maggior colpevole di quell incidente è la Marussia che per questioni di immagine e per accaparrarsi qualche sponsor in più aveva fatto guidare la pilota spagnola!

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