Verso il Belgio: quattro chiacchiere con Luigi Mazzola

20 agosto 2014 09:29 Scritto da: Davide Reinato

Quattro chiacchiere con l’Ingegner Luigi Mazzola, in attesa di avvicinarci alla dodicesima tappa del Mondiale 2014 di F1. Oltre alla sua attività di Mental Coach, l’Ingegnere è impegnato in GP2 Series con il Team Lazarus. Lo abbiamo intercettato prima della sua partenza per Spa-Francorchamps per strappargli un’opinione sull’andamento di questo campionato.

luigi-mazzola

Il Circus torna in pista, domenica, dopo la pausa estiva. Nonostante le due settimane di ferie forzate, vedremo diverse novità tecniche sulle vetture. Come fa una squadra a far conciliare la chiusura della factory  senza inficiare il normale sviluppo della vettura?

LM: “È possibile grazie ad una programmazione tecnica fatta mesi prima e ad una programmazione di produzione che tiene conto della pausa. In generale, per avere ad ogni GP delle novità, queste vengono programmate per tempo e gli uffici tecnici, unitamente a quelli di produzione e quelli di pianificazione sulla base delle risorse umane, tecniche e capacità produttive dei fornitori, riescono a definire un planning ben preciso di introduzione di nuovi particolari neii vari GP”.

Spa Francorchamps è un circuito molto tecnico, che scarica molta energia soprattutto sugli pneumatici. Qual è il set-up ideale per una monoposto di Formula 1?

LM: “Innanzitutto, si tratta di un circuito dove si preferisce avere un basso carico aerodinamico, per beneficiare di una velocità di punta elevata. Serve molta efficienza aerodinamica (è il numero che indica il rapporto tra l’utile di una vettura che è il carico aerodinamico ed il costo che è la resistenza aerodinamica). Assettare una vettura di Formula 1 a SPA è abbastanza semplice. Serve tanto carico aerodinamico anteriore, ovvero bisogna avere un aerobalance (è il numero che ci dice quanto carico c’è sull’assale anteriore rispetto al carico totale sull’intera vettura) molto elevato, una rigidezza a rollio elevata con un rollbalance (è il numero che ci dice quantità di rigidezza a rollio che c’è sull’assale anteriore rispetto a quella globale della vettura) molto alto. Quindi, tanto carico e tanta rigidezza sull’anteriore. Serve una vettura molto rapida nei cambi di direzione e che non abbia sottosterzo. L’altezza  anteriore e posteriore viene dettata dalla mappa aerodinamica per avere la massima efficienza”.

Dal punto di vista sportivo, si arriva in Belgio con una Mercedes in grande vantaggio sul resto del gruppo e il mondiale è ormai una lotta a due tra Hamilton e Rosberg. Sono esattamente l’uno l’opposto dell’altro: chi pensi possa fare la differenza da qui a fine anno?

LM: “A pari trattamento da parte del team, la differenza la farà chi è veramente un campione. La costanza nel cercare di migliorare ogni dettaglio nel lavoro in pista con i propri tecnici, chi sa motivare i propri collaboratori focalizzandoli nel processo a raggiungere il risultato, chi avrà pochi pensieri che generano ansia e molta passione nel proprio lavoro. Allo stato attuale non c’è un pilota che prevale sull’altro, anche se Rosberg mi sembra il più equilibrato”.

Buttiamo un’occhiata anche in casa Ferrari. Le recenti dichiarazioni al vetriolo di Marmorini fanno seguito a quelle di Aldo Costa, di qualche giorno prima. Entrambi sembrano puntare il dito verso il cuore “inglese” della squadra che, finora, ha fallito. Perché, secondo te, la Ferrari fa così fatica a tornare al vertice?

LM: “Sono oramai 5 anni al di fuori della Ferrari e mi dicono che sono cambiate tante cose rispetto ai miei tempi. Difficile dare un giudizio preciso, posso dire che per fare un team vincente devono essere rispettate delle regole:

a) Un DT che abbia una visione generale della vettura, una grande esperienza di pista per poter essere un valido riferimento anche dei piloti, un grande carisma per poter trasferire energia ai propri collaboratori che ne hanno tanto bisogno.

b) Un DT che sappia mettere le persone giuste al posto giusto e che sappia dare una direzione di lavoro ben precisa in modo che tutti spingano nella stessa direzione.

c) Servono persone competenti nei vari ruoli, persone animate da passione che abbiano la voglia di “mordere” il proprio lavoro, che abbiano voglia di vincere, che siano determinate verso un’unica direzione; quella di essere primi.

d) Una cosa che mi dicevano i vari campioni con cui ho lavorato è quella che loro in vettura rischiavano andando al limite delle loro capacità,  tutti all’interno della squadra sia in pista che a Maranello devono rischiare, devono provare a dare sempre di più. Per fare questo ci deve essere un ambiente sereno dove non esista la paura di sbagliare. Qui il Direttore Generale ed il DT hanno un ruolo fondamentale.

e) Ci deve essere armonia tra i vari reparti, la vettura è fatta di tanti particolari e ciascuno di essi è fondamentale. Anche il nostro corpo è fatto di tanti organi ma nessuno di loro pensa di essere indispensabile, solo con l’armonico funzionamento di tutti si ha la vita. Ecco solo con l’armonico funzionamento dei reparti motore, aerodinamico, cambio, telaio, elettronico, pista e di simulazione si avrebbe la vita ovvero il successo.

f) In un team vincente chi fa la differenza è la risorsa umana che sa utilizzare la tecnologia. È l’uomo che sa adattarsi, è l’uomo che sa essere flessibile e capire come reagire. Non deve mai avvenire il contrario, la tecnologia è rigida, è storia. I successi si costruiscono con la creatività e quest’ultima utilizza la storia per progettare il nuovo.

Credo che la Ferrari abbia le capacità di capire da sola cosa deve fare per ritornare al vertice.

Subito dopo il GP del Belgio, ci trasferiremo tutti a Brisighella per celebrare la 21esima edizione del Trofeo Bandini che, quest’anno, è stata assegnata a Daniel Ricciardo. L’australiano, dopo l’annuncio dell’evento, ha già vinto ben 2 gare e messo in difficoltà il proprio compagno di squadra. Cosa ne pensi di Daniel e – soprattutto – come pensi possa reagire un 4 volte iridato come Vettel di fronte ad un compagno del genere?

LM: “Ricciardo ha dimostrato un grande valore. Sono contento perché mi piace moltissimo la sua voglia di vincere e la sua simpatia. Vettel  quest’anno ha una grande opportunità per crescere ancora di più. Pur avendo vinto 4 mondiali è ancora molto giovane e può fare ancora tanta esperienza. Io la vedo un po’ così: Vettel è un ottimo pilota che ha fatto per 4 anni praticamente la stessa esperienza, ora sono cambiate le cose ed ha l’opportunità di poter fare ulteriori esperienze che lo possono arricchire. Direi che è stato molto fortunato ad avere Ricciardo in squadra ed un anno difficile con la sua Red Bull”.

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