F1 Story | Spa 1996, Schumacher firma il capolavoro

24 agosto 2014 01:22 Scritto da: Marco Di Marco

Schumacher, nonostante il botto rimediato nelle prove libere, riesce a capovolgere la storia negativa del week-end e regalare alla Ferrari la seconda vittoria della stagione 1996.

spa1996

25 agosto 1996, Belgio, circuito di Spa Francorchamps. Il secondo urlo di gioia della stagione ferrarista arriva al termine di una gara dominata dall’uomo di punta della Scuderia, Michael Schumacher.

Un weekend memorabile, iniziato però nel peggiore dei modi per il tedesco e la Ferrari. Durante il venerdì delle libere, Schumacher – alla guida della F310 – perse il controllo della propria monoposto, andando a picchiare violentemente contro le barriere con il retrotreno della vettura. Una botta secca che ebbe conseguenze non soltanto sulla vettura, praticamente distrutta, ma anche sul pilota, uscito acciaccato a seguito di una violenta ginocchiata che fece spezzare il volante della monoposto.

L’incidente forse piegò il fisico, ma non la mente del tedesco, concentrato nel raggiungere un obiettivo che, dopo le qualifiche, sembrava impossibile, la vittoria.

Proprio le qualifiche dimostrarono, una volta ancora, la netta supremazia delle Williams, con il rookie Villeneuve autore della seconda pole stagionale nel circuito definito l’università della Formula 1, davanti al compagno di team Hill.

Schumacher conquistò la terza piazza, staccato di ben un secondo e due dal tempo del canadese. La F310, in versione muso a pellicano, continuava ad arrancare rispetto alle Williams, ma si riusciva a difendere, seppur col solo Michael, dalle McLaren e dalle Benetton. Alle spalle del tedesco, infatti, si qualificarono Coulthard, Berger, Hakkinen ed Alesi, penalizzati, tuttavia, da un finale di qualifiche influenzato dalla pioggia.

La domenica di gara le nubi continuarono ad impadronirsi della pista riversando gocce di pioggia sul circuito, ma poco prima della partenza, il pazzo meteo belga decise che quel giorno il sole avrebbe avuto il ruolo di coprotagonista.

Al via Villeneuve mantenne la prima posizione seguito da Schumacher, scattato come un fulmine dalla terza piazza. Il tedesco superò subito Damon Hill, autore di una partenza infelice che lo costrinse a subire il sorpasso anche da Coulthard.

I primi giri videro Villeneuve nel ruolo di preda con un sorprendente Schumacher nel ruolo di cacciatore. I limiti tecnici della monoposto made in Maranello vennero annullati dal talento cristallino del pilota di Kerpen, chiamato a dare nuovo lustro alla scuderia emiliana.

Al giro 11 il circuito belga palesò il suo fascino bello e maledetto. La Arrows di Jos Verstappen si schiantò alla Stavelot disseminando l’asfalto di innumerevoli pezzi di carbonio e metallo. Il pilota olandese fu trasportato al centro medico per controlli, integro ma scosso per aver conosciuto nel modo più violento possibile la pericolosità di Spa.

Subito fu chiamata la safety car in pista ed immediato fu il rientro ai box di Schumacher ed Alesi. Il leader della corsa, Villeneuve, tirò dritto non avendo sentito la comunicazione dal muretto.

Unici a non approfittare della neutralizzazione della gara furono i due alfieri della McLaren, partiti con una strategia ad una sosta. Al restart, il duo di Ron Dennis si trovò in testa alla gara con Coulthard davanti ad Hakkinen e subito dietro Schumacher, Alesi e Villeneuve. Il canadese non ci pensò due volte ed attaccò subito Jean gettandosi poi all’inseguimento del pilota Ferrari.

Quel giorno, però, Schumacher era in uno stato di grazia. Impossibile per chiunque riuscire a sopravanzarlo in quella pista che era diventata la sua seconda casa.

Villeneuve tentò in tutti i modi di avvicinarsi alla modesta F310 numero 1, ma Michael viaggiava sui binari dorati della vittoria. Il rifornimento delle due McLaren gli spianò la strada verso la prima posizione che mantenne sino allo sventolare della bandiera a scacchi.

Una seconda vittoria stagionale, dopo una estate deprimente frutto di innumerevoli ritiri per problemi di affidabilità, che diede una spinta morale enorme al pilota ed alla scuderia e che fu l’antipasto per la successiva, ed altrettanto inattesa, vittoria nel Gran Premio di Monza.

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