Le pagelle di Spa: tra i due litiganti… Ricciardo gode

26 agosto 2014 13:00 Scritto da: Valentina Costa

Nel giorno in cui il peggior incubo di Toto Wolff e Niki Lauda diventa realtà, il pilota della Red Bull si porta a casa il terzo successo stagionale. Nico Rosberg allunga in classifica iridata, ma lo strike su Lewis Hamilton fa precipitare sottoterra la sua popolarità. Terzo, sempre più convincente, il giovane Valtteri Bottas. A Spa si risveglia anche Kimi Raikkonen, che trova il miglior risultato del 2014: ma il podio, con questa Ferrari, sembra davvero offlimits…

daniel-ricciardo-spa

Daniel Ricciardo 10 e giù il cappello – In griglia liquida Boselli con un “Faccio podio sicuro”. Detto, fatto. La pista asciutta premia l’assetto scarico della sua Red Bull, che finalmente si dimostra competitiva anche su rettilineo. Ma la vittoria è tutta farina del suo sacco. Daniel è incontenibile nella primissima parte di gara, quando c’è da assaltare senza pietà la vetta della corsa. Con i due Mercedes in panne, tira fuori un secondo stint su gomme soft da paura: scava un abisso nei confronti di Kimi Raikkonen e da lì in poi amministra con cautela, salvo tirar fuori i suoi giri migliori nel finale, quando Rosberg si fa sotto. Se la merita tutta, questa terza vittoria. Così come si merita la consacrazione nell’Olimpo dei Grandi. La lotta mondiale è distante anni luce (64 punti, per essere precisi), ma con la Mercedes dei Fratelli Coltelli, potrebbe accadere il miracolo.. LA SORPRESA?

Nico Rosberg 5,5 –  Il pilota tedesco, attuale leader del mondiale di Formula1, fatica ad entrare nel novero dei piloti carismatici che incontrano il favore del pubblico. Ma l’ondata di sdegno che si è abbattuta sopra di lui, anche grazie a un assist alla stampa del suo compagno di squadra (chi di colpo di ala anteriore ferisce, di dichiarazione al veleno perisce…), è stata esagerata. Che Nico Rosberg abbia volutamente colpito Lewis Hamilton è davvero difficile crederlo. Che abbia compiuto il peggiore errore possibile nel momento meno adatto della gara, è innegabile. Il pilota della Mercedes, a Spa, è incappato in una gara brutta. È partito male e, per mettere una pezza, ha combinato un patatrac. Ma lo ha pagato carissimo: ha mandato alle ortiche una doppietta, la gara di Lewis Hamilton e, in parte, la propria (il pezzo di pneumatico bloccatosi nell’antenna radio della sua W05 Hybrid è sembrato quasi una punizione divina…); ha frantumato con le proprie mani la corazza di consenso totale che la squadra sembrava riservargli (per fare arrabbiare Toto Wolff in quel modo, ce ne vuole…); si è preso una valanga di deprecabili fischi, che neanche Vettel a Monza lo scorso anno. Tutte cose che un allungo in classifica iridata non possono ripagare. Però ha scelto di lavarsi in casa i panni sporchi. E quando tutti ti danno del cattivo, non deve essere facile. NERVI A FIOR DI PELLE

Valtteri Bottas 8,5 – Il suo unico rimpianto, nel weekend del Belgio, possono essere le qualifiche., Fosse partito più avanti della sesta piazza, chissà dove sarebbe arrivato. La sua Williams ha un ritmo possente e lo dimostra la notevole facilità con cui si sbarazza di Fernando Alonso nelle prime fasi di gara, in cui peraltro non disdegna di far segnare giri veloci. A bloccare la sua rincorsa a vette ambiziose, nella parte centrale della corsa, è il campione del mondo in carica, Sebastian Vettel. Se lo trova di nuovo tra i piedi dopo la seconda sosta, ma stavolta lo regola senza troppi complimenti. Regola anche Kimi Raikkonen, senza affanno. Per Bottas arriva il quarto podio. Con Felipe Massa laggiù, fuori dalla zona punti (non per colpa sua, bisogna dirlo), appare sempre più chiaro chi sia la PRIMA GUIDA di casa Williams, in questo 2014.

Kimi Raikkonen 8 – Il finlandese della Ferrari continua ad essere perseguitato dai problemi al venerdì e ad avere un rapporto complicato con le qualifiche (becca un secondo da Alonso). Ma è pur sempre The King of Spa. Raikkonen in Belgio tira fuori un garone (ed era ora…). Parte ottavo e si sbarazza subito di Kevin Magnussen – visto cosa è accaduto al compagno di scuderia, buon per lui…- . Gira con un buonissimo passo, ma la svolta vera arriva grazie a una scelta strategica azzardata: il finlandese, sesto e ultimo pilota del trenino che si è formato dietro l’acciaccato Nico Rosberg, anticipa di molto la sua prima sosta (al giro 8), trovando un undercut pazzesco. Si ritrova addirittura secondo, dietro Ricciardo. Scava un buon margine nella parte centrale di gara e gestisce molto bene l’ultimo, lunghissimo stint su gomme medie. Ma il podio è una chimera: Rosberg viaggia come un treno e la Williams di Bottas ne ha molto di più della F14T in tempo di pace, figuriamoci con gli pneumatici al limite. Il quarto posto finale è il miglior risultato stagionale per Raikkonen, che finalmente finisce davanti a Fernando Alonso. Tuttavia Iceman è molto spiccio nel suo bilancio di fine gara: “Va bene chiudere al quarto posto. Ma noi siamo qui per vincere.” WELCOME BACK, KIMI

Sebastian Vettel 6,5 – L’anno scorso ce lo chiedevamo quando Webber, sconsolato, guardava a bordo pista la sua RB9 prendere fuoco. “Ma siamo sicuri che abbiano la stessa macchina?” Per un curioso scherzo del destino, la stessa domanda ce la poniamo oggi, guardando Sebastian Vettel arrancare con la RB10. A Spa, Vettel è protagonista di una gara piena di alti e bassi: parte benissimo, ma sciupa per la troppa foga di attaccare la testa della corsa, occupata da Lewis Hamilton. Si fa sorprendere da Ricciardo, ma, nella parte centrale di gara, si batte come un leone contro Nico Rosberg (inducendolo all’errore) e contro Valtteri Bottas. Arranca sulle gomme medie, ma negli ultimissimi giri fa a sportellate con Alonso, Button e Magnussen, strappando loro la quinta piazza. Il problema è che la sua Red Bull non ha ritmo e si mangia le gomme, mentre quella di Ricciardo va che è una bellezza, tanto da dargli 50 secondi al traguardo. L’altro problema è che non riesce a capisce perché ciò succede. “E’ come essere in guerra con un bastone di legno..”, afferma. La dura legge del CONTRAPPASSO

Jenson Button 7 – Altra gara da “diesel” per il veterano di casa McLaren che, scattato decimo, gestisce con molta intelligenza i suoi due treni di gomme soft, tirandoli a lungo. L’inglese attende l’occasione ghiotta per risalire la classifica. Il duello all’ultima ruota tra Alonso e Magnussen gliela serve sul piatto d’argento. Button approfitta dei guai dell’asturiano con il compagno di squadra e con Vettel per strappargli la settima posizione; si getta poi all’inseguimento del rookie danese, colpevole di avergli teso un agguato nelle concitate fasi del trenino: gli fa sentire il fiato sul collo fin sul traguardo, ma non riesce a passarlo. La penalizzazione gli rende giustizia. SORNIONE

Fernando Alonso 7 – Chissà che bei pensieri saranno passati per la testa dell’asturiano nel momento in cui realizzava di essere ancora sui cavalletti a meno di 15 secondi dal giro di ricognizione, giusto il weekend in cui era riuscito a portare finalmente la F14T in seconda fila. Le bizze dell’alimentazione alla batteria gli regalano infatti 5 secondi di stop & go, che, alla prima sosta, si tramutano in tre posizioni perse nei confronti di Valtteri Bottas, immediatamente davanti a lui prima dello stop. Il suo tentativo di risalita finisce al giro 18 dietro Kevin Magnussen. Il danese si trasforma in una bestia nera, peggio dell’Hulkenberg di qualche tempo fa. Il Nando nazionale prova a passarlo ovunque, senza successo: Kevin sfodera una cattiveria insospettabile. Ci tenta fino agli ultimi giri, ovvero fino a quando il rookie della McLaren non lo “accompagna” per le terre al rettilineo del Kemmel. La botta finale con Vettel, che danneggia la sua ala anteriore, non è che la ciliegina sulla torta di una gara di strenua lotta assai avara di soddisfazioni, in cui non si può far altro che allargare le braccia e pascersi nel RIMPIANTO.

Sergio Perez 6 – Non fa nulla di speciale, se non tenersi fuori dai guai per garantire alla sua Force India più punti possibili, in un momento in cui la scuderia di Vijay Mallya sta soffrendo la risalita della McLaren. A minacciarlo nel finale ci pensa Daniil Kvyat, braccato dal suo compagno Hulkenberg. Lo lascia al suo posto, i punti arrivano, ma alla McLaren il sorpasso in classifica riesce comunque.

Daniil Kvyat 6 – La notizia della riconferma del sedile nel 2015 non placa l’animo ardente del giovane russo. Ne fa le spese il volante della sua STR9, colpito senza troppi complimenti dopo la notizia del mancato approdo in Q3. La bravata finisce in un testacoda. Si fa perdonare in gara: in una pista che non esalta certamente le caratteristiche della vettura di casa Toro Rosso, il diciannovenne si aggrappa con le unghie e con i denti a quell’ultimo punticino a disposizione. Diventano due con la penalità di Magnussen. SCIALLA, ragazzo!

Nico Hulkenberg 5 –  La brutta prestazione in qualifica (l’ennesima) mette un’ipoteca pesante sulle sue speranza di approdo in zona punti: il tedesco scatta diciottesimo. Non demorde, e nel corso del primo giro risale la classifica. Il traffico lo blocca e solo nel finale può sferrare l’attacco per la decima posizione. Ma Kvyat non molla un centimetro. Poco male, il punto arriva per altre vie. La sensazione complessiva , però, è che il tedesco abbia bisogno di RITROVARE SMALTO.

Jean Eric Vergne 5 –  “Non mollerò mai e credetemi, il meglio deve ancora venire…”. Scriveva così, Jev, ai suoi supporters, qualche giorno fa. Ma per il francese di casa Toro Rosso la settimana che si è chiusa è di quelle su cui stendere un velo pietoso, ma di quelli propri spessi. Silurato per un sedicenne, squattrinato e attualmente a piedi per il 2015, Vergne non si è neanche potuto rifare in pista: Kvyat l’ha battuto sia in qualifica, che in gara. A.A.A. CERCASI BUONE OPPORTUNITA’

Kevin Magnussen 6 –  Il confine tra una difesa da leone e un’azione scorretta è molto sottile in Formula1. Il danese, evidentemente, deve ancora impararla. I 20 secondi di penalità che Magnussen si becca nel dopogara (forse un po’ troppi…) non ridanno a Fernando Alonso le due posizioni perse nella passeggiata sull’erba del Kemmel, anche se rappresentano un risarcimento dovuto. Sono invece pesantissimi per il danese, perché lo sbattono dalla sesta alla dodicesima posizione. Ed è un peccato, perché per voler strafare Magnussen vede finire nel modo peggiore un weekend più che positivo, in cui aveva rimediato una bella prestazione in qualifica e costruito una gara consistente e molto maschia. IMMATURO

Felipe Massa, una prece (sarà la quarta??). E chi, se non lui, poteva beccarsi sul fondo della vettura un detrito dello pneumatico di Lewis Hamilton?

Lewis Hamilton s.v. – Ha tutto il sacrosanto diritto di recriminare. Quando non è la sua Mercedes a fargli qualche scherzo, si materializza il fuoco amico, che lo colpisce nel modo peggiore nel suo momento migliore (ovvero quando, finalmente, ritrova la testa della gara). Facilmente immaginabile, poi, la frustrazione nel vedere che “il fuoco amico” continua a correre senza troppi intoppi e quasi rischia di vincere la gara. Ma l’aria messianica da vittima sacrificale sfoderata davanti alle telecamere regge poco se poi, dopo il segretissimo briefing con la scuderia, corri ai microfoni e te ne esci con un: “quel cattivone ha detto che l’ha fatto apposta, puffunghè”. CADUTA DI STILE

André Lotterer – Sarebbe stato interessante vedere quanto lontano poteva arrivare il bel manzo tedesco adottato dalla Caterham per il Gp del Belgio, dopo aver seminato (da debuttante..) Marcus Ericsson in qualifica. Dategli un’altra possibilità, team Caterham! Ma a guardare la gara dal divano, per favore, mandateci Marcus Ericsson.

Mercedes 5 – Era solo questione di tempo prima che la favola del Bahrain (“noi li facciamo correre, finché non vanno oltre”) andasse in pezzi. Gestire i due pezzi da novanta che stanno animando, con le loro gesta e i loro caratteri forti, il campionato 2014 di Formula1 non deve essere un’impresa facile. Ma il team di Stoccarda, forse, è stato leggero in un punto: la mancanza di regole chiare, decise a priori, per gestire la dinamica tra Hamilton e Rosberg in momenti critici. Ma i nodi, ormai, sono giunti al pettine…

Direzione Gara 4 – Perché far entrare in pista la Safety Car se tanto ci pensano Nico Rosberg e Felipe Massa a ripulire il tracciato dai detriti lasciati dalle vetture altrui?

Gp del Belgio 8 –  L’harakiri in casa Mercedes ha rimescolato le carte in tavola e ci ha dato tanto di cui (s)parlare. Ma Spa Francorchamps è una pista che regala sempre emozioni forti: splendide le schermaglie finali nel trenino formato da Magnussen, Alonso, Button e Vettel.

32 Commenti

  • Rosberg andava penalizzato per il semplice motivo che ha messo fine alla gara del suo concorrente al titolo (anche non facendolo di proposito)…ora si ritrova con 18 punti in più “grazie” alla sua azione nei confronti di hamilton

Lascia il tuo commento

Devi aver fatto il Log In per poter inserire un commento

Se non fai parte della community, registrati qui!