Le pagelle monzesi: la prima variante sorride a Hamilton

9 settembre 2014 01:02 Scritto da: Valentina Costa

Tra partenze disastrose, risalite fulminanti e svarioni senza ragione, a Monza Lewis Hamilton ritrova il sorriso e la vittoria, e ringrazia Nico Rosberg. Chiude il podio un commosso Felipe Massa, mentre la marea rossa che si accalca sotto il podio si chiede che fine abbiano fatto le vetture del Cavallino Rampante.

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Lewis Hamilton: 10 MENO – Lewis fa, Lewis disfa. Perché nel fine settimana in cui sembra in grado di spolparsi fino all’ultimo ossicino della posta in palio, il pilota inglese manca il Grand Chelem per una clamorosa pennica allo start (dirà: “la procedura di partenza non ha funzionato bene”). Si riprende all’istante: liquida Magnussen e Massa senza troppi complimenti e parte alla rincorsa dell’amato compagno di squadra. Gli si fa sotto, sembra averne decisamente di più, ma di sportellate neanche a parlarne. Fortuna che Rosberg decide di fare una gita fuoriporta al giro 29: arrivano l’Hat Trick e il bagno di folla. IL RITORNO DELLA PANTERA

Nico Rosberg 7 – Nico fa, Nico disfa. Reduce da una due giorni di prove non esaltanti (quanto meno per gli stratosferici standard Mercedes), allo start il tedesco approfitta della dormita del compagno e sembra potersi involare comodamente verso la vittoria e il definitivo allungo in classifica. Ma la Divina Provvidenza, manifestatasi nelle sembianze della Prima Variante, dice NO. Dopo un tentativo di slalom speciale al Giro 9 – che gli costa un bel po’ del vantaggio accumulato nei primi giri – Nico ci riprova, stavolta con successo, al Giro 29: lungo alla prima Variante, non frena per non spiattellare gli pneumatici e consegna la testa della gara a Lewis Hamilton, senza colpo ferire. Non si straccia le vesti: sul podio sfodera il consueto sorriso mellifluo, fa i complimenti ad Hamilton e, nonostante qualche fischietto qua e là, continua la strenua campagna acquisti nei confronti del tifo italico, sperticandosi in lodi: “Siete incredibili c’è un’atmosfera bellissima, vedere questo mi dà delle grandi emozioni, grazie!”, afferma, rigorosamente nella lingua di Dante. Un po’ PARACULO

Felipe Massa 8 – Il brasiliano della Williams, re della sfiga in questa stagione 2014, trova a Monza il terzo posto e il primo podio stagionale. Una FW36 in stato di grazia sui lunghi rettilinei del circuito brianzolo – e il clamoroso errore in partenza del compagno di squadra – lo aiuta a portare a casa agevolmente la missione. Dopo uno start senza infamia né lode, si sbarazza di Magnussen in 5 tornate senza rimediare nessun viaggio nell’erba (e non credete sia cosa facile…) e tiene dietro di sé Hamilton per altrettanti giri. Poi passa in modalità amministrazione, dietro alle due Mercedes. Anche lui, sul podio, parla ai tifosi italiani: “Non sono più in rosso, ma vi ho sempre nel mio cuore”. COMMOZIONE A PALATE

Valtteri Bottas 9 – Dopo un disastro allo start che lo fa piombare fuori dalla zona punti, il finlandese comincia a risalire la classifica con la caparbietà di un posseduto. Conia “il sorpasso alla Bottas”: si mette in scia all’avversario di turno dall’uscita della Parabolica, lo affianca all’esterno sul rettilineo del traguardo, lo chiude alla prima variante. Con questo meccanismo oliato risale fino alla quarta posizione, ma una sosta lunga, lunghissima, lo fa ripiombare indietro. Si rimbocca le maniche e ricomincia tutto da capo. Stavolta è lui il bersaglio degli strike di Kevin Magnussen: Bottas però esce fuori indenne dall’attentato e chiude ai piedi del podio. MANICO

Daniel Ricciardo 9,5 –  La sua seconda metà di gara è un assoluto capolavoro. Nel fine settimana in cui la RB10 deve contenere i danni, l’australiano costruisce una gara di enorme intelligenza: parte male, tagliando la chicane della prima variante, e ritrovandosi dodicesimo. Sfrutta però la sua guida molto pulita e gentile, tirando gli pneumatici a mescola media addirittura fino a metà corsa. Rientra dal pit stop ancora fuori dalla zona punti, ma con gomme molto più fresche di chi gli sta davanti comincia una risalita perentoria e senza fronzoli: Raikkonen, Button, Perez, Magnussen, infine il campione del mondo in carica, Sebastian Vettel, vengono fagocitati senza pietà. Trova anche la velocità di punta più alta del weekend – 362 km/h – con buona pace delle velocissime Williams. LEADER nel cuore degli appassionati

Sebastian Vettel 7 – Di più non poteva fare. Il tedesco, però, non si nasconde dietro un dito: “E’ frustrante, io amo quello che faccio ma sono qui per vincere e quindi non posso essere felice […], non capisco, ho poca confidenza con la vettura”. E non gli si può dar torto: Vettel scatta benissimo dall’ottava posizione, ritrovandosi quinto in classifica, ma il suo primo stint su gomme medie è una sofferenza. E’ costretto a fermarsi molto presto, al giro 18, e le conseguenze di questa scelta obbligata arrivano nel finale, quando non può far altro che dare strada (vendendo carissima la pelle) al compagno Daniel Ricciardo. Segno dei tempi? LEONE FERITO

Sergio Perez 8 – A Monza, Checo tiene a galla la Force India – in bruttissime acque in questo periodo – con una gara di grande spessore: scatta molto bene al via; rifila un undercut coi fiocchi a Fernando Alonso e a Jenson Button con una sosta anticipata, e tiene testa al pilota della McLaren con una caparbietà insospettabile. Il duello con il veterano del Circus, con i due che arrivano appaiati alla prima di Lesmo, è probabilmente l’azione più emozionante vista in pista nell’intero weekend. “La lotta con Jenson è stata bellissima e mi ha ricordato la Formula1 dei vecchi tempi…” ANDALE, ANDALE

Jenson Button 6 –  Il pilota inglese si spende tanto, ma raccoglie poco. Surclassato (ancora una volta…) in qualifica dal giovanissimo compagno di squadra, Button non trova un ritmo esaltante e gestisce la sesta posizione che aveva allo start. Il timing del suo cambio gomme non è dei migliori e si ritrova dietro Sergio Perez: passarlo si rivela una missione impossibile. La prende con filosofia: “E’ stata una superba azione ruota-a-ruota, spero che sia stata un bello spettacolo per gli spettatori”.

Kimi Raikkonen 5 – La nona posizione arriva per il finlandese come una grazia ricevuta, dato il nulla fatto vedere in pista. Dopo il disastro in qualifica, in cui non passa la Q2 per la sesta volta in tredici gare, IceMan approfitta dei problemi altrui per risalire un po’ la classifica. Ma fa poco altro. La F14T su rettilineo è un trattore – tutto secondo previsione – con buona pace di chi affermava che il passo gara non era male, e se i punti sono due si deve ringraziare la dabbenaggine di Kevin Magnussen. Nel giorno dello shock per il ritiro dell’invincibile Alonso, Raikkonen deve portare il fardello della bandiera Ferrari. L’impressione è che lo faccia in maniera FIACCA

Kevin Magnussen 4 – Errare è umano, perseverare è diabolico. Nonostante i buonissimi propositi espressi nella conferenza stampa di giovedì (“quanto accaduto a Spa mi servirà come esperienza per il futuro”), anche a Monza il danese si lancia in una difesa che supera i limiti del lecito e del buon senso. E anche stavolta si becca una penalità che lo fa piombare indietro in classifica: 5 secondi sull’ordine di arrivo, che in soldoni significano passare da settimo al traguardo a decimo per gli annali. E anche stavolta il rammarico è grande: Kevin stava facendo tutto bene. Quinto in qualifica, era scattato benissimo al via, zompando dietro Nico Rosberg. Poi la McLaren è tornata sulla terra e lui è partito per la luna. CHI TROPPO VUOLE…

Daniil Kvyat 7,5 – Nel finale regala un brivido di quelli che non si scordano, perdendo i freni della STR9 alla prima variante e rischiando lo schianto su Kimi Raikkonen (alla Ferrari sarebbe mancato solo questo…), ma il russo di casa Toro Rosso è comunque protagonista di un weekend brianzolo di tutto rispetto. Si qualifica a un passo dalla Q3, scatta 21esimo causa sostituzione Power Unit, si mette a testa bassa e risale la classifica. Avrebbe meritato la zona punti solo per la FERREA VOLONTA’

Fernando Alonso 6 – Da lui ci si sarebbe aspettati qualcosa di più in qualifica: commentatori, tifosi e simpatizzanti di vario ordine e grado danno ormai per scontati i suoi miracoli. In gara il Nando Nazionale non può far altro che tentare di tenere a galla la F14T, che, da parte sua, lo lascia ignominiosamente a piedi. E’ il primo ritiro tecnico dopo la bellezza di 86 Gran Premi. Merita la sufficienza perché, con il suo carisma (piaccia o no..), sta tenendo in piedi tutta, ma proprio tutta la baracca. HIGHLANDER

Ferrari 3 –  E proprio a Monza cade l’ultimo puntello con cui il Cavallino Rampante teneva stretta a sé la propria regale dignità: l’affidabilità a prova di bomba. Ritiro di Alonso a parte (che ci sta..) sembra che dentro quel box rosso si stiano consumando faide che farebbero impallidire persino i Borgia: tra teste che cadono (senza evidenti benefici), dimissioni annunciate che si trasformano in supercazzole e cartellini gialli da Cernobbio che sanno di ultima chiamata, la speranza è che LA RESA DEI CONTI sia vicina. Per mettere un punto e andare, finalmente, accapo.

Gp d’Italia 6 – Con Hamilton e Rosberg riportati all’ordine, è caduta la variabile pazza che aveva animato gli ultimi Gran Premi. La gara di Monza ha sostanzialmente riflettuto i valori che si aspettavano alla sua vigilia (Mercedes di un altro pianeta, Williams sulla buona strada, Ferrari persa nella nebbia). Meno male che Ricciardo c’è….

39 Commenti

  • @mao

    “Perchè se in Q2 fai un tempo e in Q3 non riesci a ripeterti, vuol dire che non sei riuscito a dare il massimo”.

    Beh, ad Alonso si è sempre “rimproverato” di migliorarsi molto poco rispetto al Q2. Non proprio quello che dici tu.
    E le spiegazioni possono essere diverse tra le quali te ne cito una: il dover dare già il massimo in Q2, per le ovvie carenze del mezzo. Ecco dunque che il divario di prestazione dello stesso pilota tra le due manches di qualifica si riduce sensibilmente.

    “Se è nel potenziale della tua vettura (non quella del compagno) il terzo posto in qualifica e tu finisci settimo per evidenti svarioni, vuol dire che non sei riuscito a dare il massimo”.

    Escludendo il 2010 (nel quale lo spagnolo conquistò 5 pole, mi pare), la Ferrari non ha quasi mai avuto il potenziale per centrare STABILMENTE la seconda fila in qualifica: nel 2011 – con la F150° Italia – non c’era proprio storia per via dell’ormai famoso sfruttamento dei gas di scarico; nel 2012 la McLaren era molto ma molto competitiva sul giro singolo (ma fragile in gara, altrimenti avrebbe potuto battagliare lei per il Titolo Mondiale) e nel 2013 le Mercedes andavano alla grande in qualifica (per poi mangiarsi le gomme in gara).

    La qualifica non sarà il cavallo di battaglia di Alonso (e potrei essere anche d’accordo), ma diamogli una vettura che se la possa giocare CONCRETAMENTE con i suoi rivali. E poi ne riparliamo.

    Se le qualifiche di Alonso sono state pessime (cit. da cui è partito tutto il discorso), chissà come potremmo definire quelle di Massa (2010-2013) e Raikkonen (2014).

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