Banzai! Storia dei piloti giapponesi in Formula 1

29 settembre 2014 14:16 Scritto da: Alessandro Bucci

Particolarmente attivi negli ultimi vent’anni della massima serie, i piloti giapponesi non hanno mai affollato la griglia di partenza della Formula 1 ma, al contempo, hanno quasi sempre fatto sentire la loro presenza, sin dai lontani anni ’70. A partire da un pioniere come Hiroshi Fushida per arrivare all’unico pilota iscritto all’attuale Mondiale F1 – Kamuy Kobayashi – ecco la storia di tutti i piloti del Paese del Sol Levante che abbiano preso parte ad almeno una gara del Campionato di Formula 1.

Kamuy Kobayashi

I piloti giapponesi fanno il loro ingresso nel circus della Formula 1 a metà degli anni ’70. La maggior parte di loro scende in pista nel Gran Premio di casa, correndo prevalentemente per scuderie giapponesi. E’ il caso di Hiroshi Fushida, primo pilota del Paese del Sol Levante a comparire ufficialmente in una gara di F1 valida per il Mondiale. Iscrittosi al Gran Premio d’Olanda 1975 con la Maki, riuscendo a qualificare l’instabile F101C, il pilota di Kyoto fu costretto a saltare la gara per un problema al motore. Due gare dopo, Fushida ci riprova a Silverstone, ma in questa occasione non centra la qualificazione.

Nel 1976 è il turno di ben quattro piloti, il cui esordio avviene proprio nel GP del Giappone: Masahiro Hasemi, Kazuyoshi Hoshino, Noritaki Takahara e Masami Kuwashima. Hasemi è passato alla storia per aver realizzato un giro veloce impossibile, piuttosto che per aver vinto la prima edizione del GP del Giappone, disputata nel 1975, ma non valida per il campionato F1. Nel ’76, al Fuji, in uno scenario apocalittico a causa delle condizioni meteo ai limiti dell’impossibile, l’addetto al cronometro compie un errore madornale, assegnando il giro record alla Kojima di Hasemi, proprio in una tornata nella quale il nipponico viene sopravanzato da tre vetture. Alcuni giorni dopo la gara gli organizzatori prendono in mano i dati della corsa, accorgendosi dell’incongruenza e segnalano la questione alla JAF, che assegna il giro più veloce in gara a Depailler. Hoshino, campione nazionale di motocross, passa alle quattro ruote nel 1969, con la Nissan. Approda in seguito alla Formula 2000, dove vince il titolo nel 1975 con la Heros Racing, che decide di acquistare una Tyrrell privata per permettere al pilota di Shizuoka di prendere parte al primo GP del Giappone della storia. Al Fuji, Hoshino, partito dalle retrovie, si ritrova addirittura in terza posizione per alcune fasi di gara, prima di essere tradito da uno pneumatico. L’anno successivo Kazuyoshi ci riprova sempre in Giappone, al volante di una Kojima, concludendo la gara undicesimo.

Noritaki Takahara è il primo pilota ad aver preso parte ad una gara di Formula 1, seppur non valida per il Mondiale. Nel 1974 si correva a Silverstone il BRDC International Trophy, competizione alla quale il pilota di Tokyo prese parte con una March, concludendo undicesimo ad un giro di distacco dal vincitore James Hunt. Due anni dopo viene ingaggiato dalla Surtees per disputare il GP del Giappone, chiudendo eroicamente nono in condizioni impossibili, risultando il pilota del Sol Levante ad aver ottenuto il risultato migliore in quello storico Gran Premio.
Masami Kuwashima, di fatto, entra nel circus della Formula 1 ma non prende via alla gara del Fuji. La RAM ingaggia il nipponico per farlo correre con una Brabham privata, ma la vettura viene fermata da problemi giudiziari che le impediscono di raggiungere il Giappone. Grazie al suo sponsor, Kuwashima ottiene di poter gareggiare con una Wolf, sostituendo Binder nelle prove del venerdì. Tuttavia il pilota di Kumagaya viene appiedato dallo sponsor già nella giornata successiva e le difficoltà incontrate con la P308, convincono Masami a cedere nuovamente il posto al pilota austriaco.

Nel 1977, Kunimitsu Takahashi, motociclista attivo precedentemente nelle classi 50, 125 e 250, si presenta al via del Gran Premio del Giappone di Formula 1, al volante di una Tyrrell privata acquistata dalla Meiritsu Racing Team. Al Fuji il pilota originario di Tokyo si qualifica ultimo, ma riesce a risalire sino alla nona posizione, autore di una bella gara, l’unica in Formula 1. Vincerà poi quattro titoli nella categoria prototipi nazionale dall’85 all’89, prima di fondare una propria scuderia.

Satoru Nakajima è il primo pilota giapponese ad aver disputato interamente un Mondiale di Formula 1. Nato ad Okazaki, città della prefettura di Aichi, vince cinque titoli piloti nella Formula 2 giapponese, debuttando nella massima serie nel 1987, affiancando Ayrton Senna alla LotusHonda. Nakajima, fortemente voluto dalla casa  nipponica, totalizza sette punti al termine della stagione, cogliendo come miglior risultato il quarto posto al Gran Premio di Gran Bretagna. L’anno successivo il compagno di squadra brasiliano passa alla McLaren e viene rimpiazzato dal Campione del Mondo in carica Nelson Piquet. Entrambi i piloti faticano a causa della difficile 100T e Nakajima conquista un solo punto, nella gara inaugurale in Brasile. L’anno successivo la Honda abbandona il team britannico, ma Satoru mantiene il sedile grazie ai suoi sponsor, in particolare la Epson. Il motore Judd non consente al team di brillare, il pilota di Okazaki fatica a qualificare la sua 101 in diverse occasioni, ma nel conclusivo GP ad Adelaide, in Australia, ottiene il miglior risultato della carriera, piazzandosi quarto e realizzando il giro record della gara, sotto un diluvio infernale. Satoru disputa gli ultimi due anni della carriera con la Tyrrell, collezionando cinque punti totali ed annunciando il ritiro al Gran Premio di Germania 1991. Proprio in questa stagione il team britannico monta propulsori Honda, più precisamente i V10 aspirati utilizzati precedentemente dalla McLaren.

Aguri Suzuki è il pilota nipponico più longevo nella storia della massima serie, con le sue ottantotto gare all’attivo. Originario di Tokyo, inizia giovanissimo l’avventura nei kart, vincendo numerosi campionati, debuttando nella Formula 3 giapponese nel 1979. Nel 1988 la conquista del titolo iridato nella Formula 3000 giapponese con la March-Yamaha e il debutto nella massima serie, in occasione del Gran Premio del Giappone, corsa entrata nella Storia della Formula 1 per via del primo titolo conquistato da Ayrton Senna. A firmarlo è la Lola, con la quale Aguri non va oltre il sedicesimo posto. Per il 1989 Suzuki firma con la Zakspeed, ma l’891 si rivelerà una monoposto disastrosa, non consentendo al talento giapponese di superare alcun turno di pre qualifiche. I tremendi risultati non scoraggiano il pilota di Tokyo che riesce ad ottenere un ingaggio con la Larrousse per la stagione 1990, cogliendo come miglior risultato un glorioso terzo posto nel Gran Premio di casa, segnato dall’incidente alla prima curva tra Senna e Prost, contatto che garantisce al brasiliano la conquista del secondo titolo iridato. Suzuki rinnova con la Larrousse, ma il 1991 è un anno decisamente da dimenticare, a causa dell’inaffidabilità della LC91. Va a punti solamente nel Gran Premio degli Stati Uniti, salvo poi non vedere più la bandiera a scacchi. Aguri firma con la Footwork nel 1992 rimanendovi anche l’anno successivo, ma non riuscirà a conquistare alcun punto nella parentesi con la scuderia di Milton Keynes, sfiorando la zona punti solamente in due occasioni. Viene chiamato da Eddie Jordan per disputare il Gran Premio del Pacifico nel 1994, poi l’esperienza in Ligier l’anno successivo, dividendo il sedile con Martin Brundle.
Conclusa la carriera da pilota, Suzuki fonda diversi anni dopo, nel 2003, un proprio team per competere nella Indy Racing League in America, con l’aiuto di Adrián Fernández, la Super Aguri Fernandez Racing.
Nella stagione 2006 Suzuki tenta l’avventura in Formula 1 con il supporto tecnologico della Honda, fondando la Super Aguri F1. La scuderia resiste nella massima serie solamente tre stagioni, ma si toglie la soddisfazione di aver battuto la casa madre nella stagione 2007. Attualmente Aguri ha fondato un proprio team in Giappone per correre nella Formula Nippon.

Naoki Hattori, nativo di Tokyo, vince il campionato di Formula 3 giapponese nel 1990, trionfando l’anno successivo nella 24 Ore di Spa al volante della Nissan Skyline GT-R con Anders Olofsson e David Brabham. Sostituisce il portoghese Pedro Chaves nelle ultime due gare della stagione ’91, alla Coloni, ma non vede le qualifiche nemmeno con il bonicolo. Il giapponese tenta la fortuna oltreoceano, ma otterrà maggior successo come giornalista.

Taki Inoue è più famoso per gli strani incidenti di cui è rimasto vittima in pista, piuttosto che per le sue prestazioni velocistiche. Nato a Kōbe, città situata nell’isola di Honshū, il pilota nipponico gode di un grosso budget, essendo figlio di un ricco magnate. Dopo una lunga gavetta nelle formule minori, dove Taki non coglie risultati di rilievo, il nipponico si rivolge ai team di Formula 1 che cercano un “pay driver”, riuscendo a strappare un contratto alla sventurata Simtek, esordendo nella massima serie in occasione della gara di casa. A Suzuka, in condizioni impossibili a causa del nubifragio, Inoue resiste in pista per soli tre giri, andando in testacoda per acquaplaning. La stagione successiva si accasa alla Footwork, dove fa i salti mortali per assicurarsi la partecipazione a tutto il Campionato. Sonoramente battuto dal compagno di squadra Morbidelli, il pilota giapponese lascia il segno per il motivo sbagliato, rimanendo vittima di due curiosi incidenti: mentre al Gran Premio di Monaco, ritiratosi per la rottura del pedale del freno, viene tamponato dalla Safety Car mentre la vettura è al traino e sbalzato fuori dall’abitacolo (Inoue non si allacciò le cinture), rimediando una commozione cerebrale, al GP d’Ungheria viene investito da una vettura della sicurezza, mentre cercava di estinguere le fiamme dalla sua FA16. Rimasto fortunatamente illeso, Taki non si arrende e sembra trovare un accordo con la Minardi per la stagione ’96, ma lo sponsor Unimat lo tradisce, sancendo la fine della sua carriera in F1.

Ukyo Katayama è stato uno dei piloti più importanti del Paese del Sol Levante. Nato a Tokyo, il pilota nipponico fatica ad inizio carriera nella Formula Nippon, salvo poi vincere il titolo nel 1991. La Japan Tobacco (proprietaria del marchio Mild Seven) decide di investire su Katayama che, nel 1992, fa il suo esordio in Formula 1, con il team Larrousse. Ukyo disputa una stagione difficile a causa dell’inaffidabilità della LR92, ma ben figura in Canada, dove riesce a mantenere la quinta posizione a lungo, prima di essere costretto al ritiro per la rottura del motore. L’anno successivo lo sponsor principale di Katayama gli procura un contratto con la storica scuderia Tyrrell, squadra con la quale rimarrà per quattro stagioni. Il declino del team tuttavia non consente al pilota di Tokyo di togliersi grandi soddisfazioni, fatta eccezione per la stagione 1994, dove Ukyo conquista cinque punti totali con la 022, dimostratasi abbastanza competitiva nella prima parte di stagione. Resta celebre il clamoroso incidente occorso al pilota giapponese al via del GP del Portogallo, rimasto vittima di una collisione che fa cappottare la sua 023. Nel 1997 Katayama chiude la carriera in Minardi, non riuscendo a conquistare punti. Dopo il ritiro dalla Formula 1, il pilota di Tokyo sorprende il mondo del Motorsport con una rivelazione shock: sul finire del 1994 gli era stato diagnosticato un cancro non pericoloso per la sua salute, ma che causava al pilota nipponico forti dolori durante le gare.

Shinji Nakano nasce ad Ōsaka, capitale dell’omonima prefettura e popolosa città situata nella regione del Kansai, nell’isola di Honshu. Dopo aver maturato molta esperienza nella Formula 3 e nella Formula 3000 giapponese, Shinji fa il suo esordio in Formula 1 nel 1997, al volante della neonata Prost Grand Prix. Il pilota nipponico va a punti in Canada ed in Ungheria, ma viene appiedato da Alain Prost al termine della stagione, passando al team Minardi per disputare il Mondiale 1998. Con il team di Faenza non arrivano acuti, ma a Nakano resta la magra consolazione di aver battuto l’esordiente compagno di squadra Tuero. Escluso, forse prematuramente, dal circus della Formula 1, il pilota di Ōsaka passa alla Champ Car nel 1999.

Altro pilota proveniente da Ōsaka è Hideki Noda, vera e propria meteora in Formula 1, avendo disputato solamente tre Gran Premi nel 1994. Particolarmente competitivo nei kart a livello nazionale, Noda approda in Europa nel 1989, partecipando al campionato della Formula Vauxhall Lotus. L’esordio in Formula 1 avviene a Jerez, nel Gran Premio d’Europa 1994, con la scuderia Larrousse, per sostituire il francese Dalmas. Noda non concluderà nessuna delle tre gare disputate, vittima di una LH94 ben poco affidabile. Per il 1995 sembra certo il passaggio in Simtek, ma nonostante la cospicua somma di denaro versata da Hideki, tutto va in fumo.

Rimanendo all’interno del capitolo “meteore in Formula 1″, non possiamo non citare Toshio Suzuki, pilota originario di Saitama, capoluogo dell’omonima prefettura. Contrariamente a quanti molti pensano, il nipponico non è imparentato con il celebre Aguri. Campione kart nazionale nel 1975 e 1976, Toshio passa alla Formula 3, dove vince il titolo nel ’79. Sfiorato il titolo nella Formula Nippon per ben due volte (1992 e 1993), Suzuki si impone nella 24 Ore di Daytona con Hoshino e Hasemi, prima di esordire in Formula 1 nelle due gare conclusive della stagione 1993. A firmarlo è la Larrousse, team con il quale il nipponico coglie come miglior risultato un dodicesimo posto al GP del Giappone. La parentesi nella massima serie è presto chiusa e Toshio decide di tornare in Formula Nippon, dove vince il titolo nel 1995. Resta celebre il secondo posto ottenuto nel 1999 alla 24 Ore di Le Mans.

Toranosuke Takagi è una promessa mancata dell’automobilismo sportivo. Nativo di Shizuoka, città di circa 700.000 abitanti, (uno dei centri principali del Giappone), il ragazzo è figlio d’arte, essendo il papà un pilota di turismo. A partire dagli anni ‘8o inizia la carriera di Tora che, nella All Japan National Kart A2 Series, vince gare a ripetizione. Notato dall’ex pilota di Formula 1 Satoru Nakajima in una gara di Formula 3 giapponese del 1994, Takagi esordisce in Formula 3000 nel 1990 con la Nakajima Racing, team con il quale rimane a lungo. Nel 1997 la Tyrrell firma Tora come test driver, facendolo esordire in Formula 1 a partire dal Gran Premio d’Australia 1998. Il pilota di Shizuoka non ottiene punti nell’arco del Campionato, ma ben figura in qualifica, ottenendo in più di un’occasione buoni piazzamenti. Nel 1999 il passaggio alla Arrows, in seguito al ritiro della Tyrrell dalla massima serie. Takagi non coglie punti al volante della scarsamente competitiva A20 e rimane tristemente noto per la collisione con Badoer alla prima variante di Monza, in occasione del GP d’Italia.

Takuma Satō è molto probabilmente il pilota nipponico più famoso, grazie ai risultati ottenuti con la B.A.R. Honda e la vittoria in IndyCar a Long Beach nel 2013, entrando nella storia come primo giapponese a trionfare nella categoria USA. L’esordio del pilota di Tokyo in F1, campione di Formula 3 nel 2000, risale al 2002 al volante della Jordan, supportato dalla Honda. Il miglior risultato arriva nel GP di casa, ultima tappa del Mondiale, con un quinto posto. L’anno successivo il passaggio in B.A.R. come test driver, rimpiazzando poi Jacques Villeneuve a Suzuka, concludendo la gara sesto. Dal 2004 il passaggio a pilota titolare a fianco di Jenson Button, Takuma centra il primo ed unico podio in carriera a Indianapolis e due quarti posti, terminando la stagione all’ottavo posto con 34 punti conquistati. L’ultimo acuto di  Satō arriva nel 2007 al volante della Super Aguri, al Gran Premio del Canada, dove il pilota giapponese chiude sesto ingaggiando anche un bel duello con il due volte Campione del Mondo Fernando Alonso.

Yuji Ide è senza ombra di dubbio il pilota che più ha deluso il Paese del Sol Levante. Originario di Saitama, capoluogo dell’omonima prefettura, Ide ha alle spalle partecipazioni a diverse categorie, come la Formula 3 giapponese, il Super GT e la Formula Nippon, dove si classificò secondo nel campionato 2005. L’esordio in Formula 1 avviene con il lancio della neonata scuderia Super Aguri nel 2006, affiancando l’esperto Takuma Satō. Decisamente da dimenticare l’avvio di Ide che fatica a tenere in pista la SA05, costretto al ritiro nelle prime due gare stagionali, concludendo in ultima posizione il GP d’Australia. A Imola succede il fattaccio, con Yugi che, al primo giro, causa il cappottamento della Midland di Albers. Un episodio che spinge i commissari di gara a infliggergli una reprimenda, ma che in realtà costerà caro al pilota di Saitama, dal momento che non solo verrà sostituito con Franck Montagny, ma gli verrà anche ritirata la super licenza dalla FIA, spaventata dal suo difficile adattamento alla massima serie.

Kamui Kobayashi, nato ad Amagasaki, città della prefettura di Hyōgo, è l’unico pilota nipponico iscritto al Mondiale di Formula 1, nonché il driver più rappresentativo del Giappone in seguito al ritiro dalla massime serie del connazionale Takuma  Satō. I primi successi per Kamui arrivano nel 2005, con la vittoria iridata nella Formula Renault, rispettivamente nella categoria italiana e in quella europea. Due anni dopo entra a far parte della famiglia Toyota, nei panni di terza guida. L’esordio nella massima serie per Kobayashi avviene al termine della stagione 2009, ad Interlagos, chiamato a sostituire l’infortunato Timo Glock, vittima di un incidente nelle qualifiche del GP del Giappone. Il pilota di Amagasaki dimostra subito un eccellente adattamento alla TF109, sbalordendo gli addetti ai lavori nella successiva gara di Abu Dhabi, dove giunge sesto sotto alla bandiera a scacchi, potendo vantare un bel duello in pista con il Campione del Mondo Jenson Button. Nel 2010 il passaggio in BMW Sauber, dove Kobayashi mette in mostra le sue abilità chiudendo il Mondiale con 32 punti nel carniere. Due anni dopo la miglior stagione al volante della Sauber C31, con il primo ed unico podio in carriera conquistato nel Gran Premio di casa, a Suzuka, dinanzi ad una folla in delirio. Escluso dalla massima serie per la stagione 2013, Kamui cerca di farvi ritorno aiutato dal crowdfunding, ma dovrà attendere il 2014 per salire a bordo di una scarsamente competitiva Caterham.

Kazuki Nakajima è il figlio di Satoru, ex pilota Lotus degli anni ’80. Nato ad Aichi, prefettura situata nella Regione del Chūbu, il fratello di Daisuke si impone nella Formula Toyota, conquistando il titolo nel 2003. Giudicato miglior esordiente nella stagione 2007 di GP2, nel novembre 2006 Kazuki era già stato annunciato come test driver Williams, facendo il suo esordio in F1 nel conclusivo Gran Premio del Brasile del 2007. Il debutto non è dei più brillanti, Nakajima causa un brutto incidente ai box, entrando malamente nella piazzolla di sosta. Disputerà altre due stagioni con il team di Grove nei panni di pilota titolare, ma non andrà mai oltre il sesto posto.

Sakon Yamamoto è un altro pilota proveniente dalla prefettura di Aichi, essendo originario di Toyohashi. Entra nel circus della Formula 1 in occasione del Gran Premio di Giappone 2005, firmato da Eddie Jordan come terzo pilota. Esordisce l’anno successivo al volante della Super Aguri a partire dal GP di Germania rimpiazzando Franck Montagny. Nel 2007 il passaggio alla Midland (poi divenuta Spyker) in veste di test driver, promosso a pilota titolare a partire dal Gran Premio d’Ungheria in sostituzione di Christijan Albers, licenziato a Silverstone. I due anni successivi vedono Yamamoto test driver per la scuderia Renault, con la partecipazione al campionato di GP2 nel 2008 con il team Art Grand Prix. Sakon chiude ufficialmente l’avventura in Formula 1 nel 2010, al volante dell’HRT, chiamato a sostituire Bruno Senna e Karun Chandhok in alcune gare del Campionato. A Monza il pilota giapponese investe un meccanico durante la sosta ai box, causandogli un trauma cranico e la frattura di una costola.
La stagione successiva Yamamoto è pilota di riserva per la Virgin, ma a Montrèal finisce tutto.

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