Rosberg al bivio: “A Sochi o si vince o si va casa”

11 ottobre 2014 11:54 Scritto da: Valentina Costa

Dopo aver perso il confronto diretto con il compagno di squadra Lewis Hamilton a Suzuka, il pilota tedesco della Mercedes a Sochi ha un solo obiettivo: la vittoria. In un’intervista concessa a Formula1.com, Rosberg racconta di come la lotta al campionato si stia rivelando dura dal punto di vista mentale, e del perché Jules Bianchi non sarà lontano dai suoi pensieri in Russia.

Rosberg Press

Domanda: Nico, hai detto che alla fine il più freddo si accaparrerà il titolo, dunque com’è il tuo “stato di freddezza” dopo due corse difficili?

Nico Rosberg: L’ho detto davvero? Non credo di avere detto questo. È la consistenza che farà la differenza da adesso alla fine della stagione. E’ quello che sto cercando di fare – e di vincere, naturalmente. Ci sono quattro gare ancora e siamo molto vicini, quindi facciamolo.

D: Lewis ha vinto otto gare fino ad adesso, mentre tu ne hai vinte quattro, ma sei dietro di appena 10 punti. Il che dimostra quanto importante sia la consistenza – ma tutto ciò ti dà anche speranza?

NR: Non penso a quello che è stato, penso soltanto a questo istante. Come ho appena detto, mancano quattro gare, siamo molto vicini e può succedere qualsiasi cosa. Devo fare un lavoro migliore nelle quattro corse che ci stanno davanti. Non guardo oltre – o indietro – a questo.

D: Hai mutato il tuo approccio, ora che si avvicinano le gare finali?

NR: No. Domenica sarò là fuori e cercherò di vincere la corsa. Non si tratta di cercare di prendere punti o cose così….

D: Dunque non farai ragionamenti strategici? Si tratta di vincere o niente?

NR: Si deve vincere!

D: Hai ottenuto la pole position in Giappone, ma non hai potuto portare a casa la vittoria. Ci puoi parlare della corsa, e delle emozioni che passavano dietro la visiera del tuo casco?

NR: I problemi sono arrivati con le gomme intermedie. Come team avevamo sulla vettura un set-up non adatto alle intermedie: subivano molto il degrado. Le Red Bull erano più veloci di noi sulle intermedie. Avevamo molto sovrasterzo e la mia conclusione è che io ho lottato con tutto questo molto più del mio compagno di squadra. Era un bilanciamento molto complicato e semplicemente non mi sentivo a mio agio con la vettura. Avevo il posteriore molto instabile e in una pista come Suzuka la paghi molto cara. Non avremmo potuto davvero prepararci per una situazione del genere, perché erano le prime piogge di tutto il fine settimana. É andata com’è andata.

D: Dunque è stato deludente?

NR: Dopo la gara no, perché davvero non riuscivo a pensare a tutto questo dopo l’incidente di Jules. Ma ora, con il senno di poi, sì, è stata una delusione.

D: Come ti concentri per focalizzarti solo sulla vittoria – e qual è il prezzo per essere sempre in perenne stato di allerta?

NR: Per essere onesti, non è nulla di diverso rispetto al passato. È quasi un po’ al contrario, perché mi trovo in una situazione incredibile: con questa vettura affronto ogni gara consapevole di potere andare in pole position e di poter vincere la gara. Il che è bello. Forse me la godo anche un po’ di più rispetto a prima.

D: Ma a volte non succede…

NR: Forse quello che è successo a Suzuka ce l’ho ancora in testa. E’ la prima volta che torniamo nel Paddock e adesso è difficile parlare di avere una grande opportunità in questa stagione, quando uno dei miei colleghi è seriamente ferito. Questo c’è nella mia testa in questo momento.

D: Ti sei ritrovato a lottare contro Hamilton, e contro altri piloti di Formula1, sin da quando eri ragazzo. Ti capita di avere dei deja vu nei weekend di Gran Premio?

NR: È strano, sì. Quindici anni fa io e Lewis eravamo in vacanza in Grecia, e dicevamo: “pensa se un giorno ci troveremo a combattere uno contro l’altro, per un campionato di Formula1, nel team più forte..”. E ora lo stiamo facendo. È incredibile!

D: Allora, personalmente ti immaginavi che la lotta sarebbe stata così difficile?

NR: Era difficile anche allora. Ora è soltanto tutto un po’ più intenso.

D: Ma lottare con lo stesso pilota o gli stessi piloti, anno dopo anno…

NR: No, è una buona sfida.

D: In teoria un campionato con una così grande visibilità come la Formula1 dovrebbe avere qualità da star. Cosa significa “qualità da star” per te?

NR: Che sei una persona unica. Concentrarsi è importante – avere qualità da star, avere un’opinione.

D: Com’è la situazione all’interno del team? Si possono evitare le divisioni – o si tratta solo di una cosa normale in una lotta al titolo intra-team?

NR: È qualcosa che succede, naturalmente. Ma come squadra abbiamo davvero una buona leadership e loro sanno che cose come queste non devono succedere in un team – perché sarebbe l’inizio di una spirale verso il basso in termini di successi di squadra. Bisogna restare uniti, è il solo modo per dominare in Formula1 per un lungo periodo. La nostra leadership di squadra lo sa, e tutto ciò passa attraverso l’intera struttura del team.

D: Coltivi tu stesso le verdure che mangi. Guardare la loro crescita lenta per te è un po’ un contrappeso alla vita frenetica di un pilota di Formula1?

NR: No, non ho bisogno di questo contrasto. È solo la gioia di vivere una vita sana. Mia moglie Vivienne è una cuoca incredibile, ed è molto bello andare insieme nell’orto, prendere quello che vogliamo e cucinare i nostri prodotti.

D: Non ci sono riferimenti per la pista di Sochi. Come ti sei preparato a questa cosa?

NR: Al simulatore, come buona parte dei miei colleghi. E passeggiando attorno al circuito. E’ tutto.

D: Che impressioni hai avuto dal tracciato?

NR: É bello. É un po’ come Valencia, e il lungo rettilineo dovrebbe regalare bei sorpassi. Sarà una gara emozionante.

D: Il tracciato avvantaggerà la Mercedes?

NR: Credo che al momento ogni tracciato vada a nostra vantaggio; non importa dove andiamo. Ma naturalmente, un lungo rettilineo è sempre gradito! (ride)

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