GP USA, ogni pista una nuova emozione

27 ottobre 2014 01:18 Scritto da: Alessandro Bucci

Il Gran Premio degli Stati Uniti ha fatto il suo ingresso nel calendario di Formula 1 nel 1959, sul tracciato di Sebring. L’appuntamento statunitense si è corso su otto piste diverse. Dal 2012 la gara americana si disputa sulla pista di Austin, creatura di Hermann Tilke.

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Sebring (1959, vincitore Bruce McLaren su Cooper – Climax) – Il circuito di Sebring è un tracciato situato in Florida. La pista occupa una parte dell’aeroporto Hendricks Field, attualmente utilizzato dall’aviazione commerciale e generale, ma che durante la seconda guerra mondiale fungeva da base per l’addestramento dei piloti dei B-17. Su questo circuito si svolge la famosa 12 Ore di Sebring, una delle grandi classiche del Motorsport. Nel 1959 fu sede della gara conclusiva della stagione di Formula 1 e vide la vittoria di Bruce McLaren, la prima in carriera per il neozelandese. McLaren stabilì un record di precocità, avendo trionfato all’età di 22 anni e 104 giorni. Un record destinato a durare tantissimo tempo, battuto solamente al Gran Premio d’Ungheria 2003 da Fernando Alonso, vincitore a 22 anni e 26 giorni. Grazie al quarto posto in gara a Sebring, Jack Brabham – che raggiunse il traguardo spingendo a braccia il suo veicolo senza più carburante – si laureò Campione del Mondo con 4 punti di vantaggio su Tony Brooks e 5,5 su Stirling Moss. L’anno successivo il GP degli USA fu trasferito a Riverside e non fece mai più ritorno sul circuito di Sebring, sede del primo Gran Premio degli Stati Uniti valido per il Mondiale di Formula 1.

Riverside (1960, vincitore Stirling Moss su Lotus – Climax) – Il Riverside International Raceway era un circuito automobilistico situato in California, 50 km ad est di Los Angeles. Il tracciato venne chiuso definitivamente nel 1989 per far posto all’espansione urbana. La pista ospitò per la prima volta la Formula 1 nel 1958, ma si trattò di una gara non valida per il Campionato del Mondo. Due anni dopo la massima serie vi disputò il GP degli USA, ancora una volta evento conclusivo del Mondiale. La Lotus fece doppietta con Stirling Moss e Innes Ireland, staccando di 52 secondi Bruce McLaren. Il Mondiale 1960 andò ancora una volta a Jack Brabham, vero e proprio dominatore dell’epoca. Nel 1961 il Gran Premio degli Stati Uniti si spostò a Watkins Glen e vi rimase per ben sedici anni.

Stirling Moss 1960 USA GP

Watkins Glen (1967, vincitore Jim Clark su Lotus – Ford) – Watkins Glen International (altresì detto “Il Glen”) è un autodromo situato vicino al paese di Watkins Glen, nello stato di New York, all’estremità meridionale del lago Seneca. Nel 1967 ospitò il decimo e penultimo round del Campionato, un affare a tre tra i piloti Lotus e la Brabham di Denny Hulme.  Al “Glen” il team di Norfolk realizzò una fantastica doppietta, con Jim Clark vincitore per la terza volta consecutiva sul tracciato americano. Graham Hill concluse con un distacco di oltre sei secondi sul compagno di squadra, mentre Denny Hulme, terzo al traguardo, si beccò un giro di distacco dalla coppia di piloti Lotus. Sarà proprio il neozelandese della Brabham ad aggiudicarsi il titolo iridato del 1967, battendo il rivale australiano Jack Brabham.

Dallas (1984, vincitore Keke Rosberg su Williams Honda) – Il circuito di Dallas era un tracciato automobilistico occasionale, disegnato attorno allo stadio Cotton Bowl, nel Fair Park della città texana. L’unica gara disputata a Dallas nella storia F1 venne vinta da uno specialista dei circuiti cittadini, il finlandese Keke Rosberg su Williams Honda, seguito da René Arnoux su Ferrari e da Elio de Angelis su Lotus Renault. L’appuntamento americano vide alcuni eventi drammatici: nel corso delle prove, Martin Brundle si fratturò i piedi in un incidente con la sua Tyrrell Ford. Il giorno della gara, l’asfalto presentò problemi in alcuni punti particolarmente impegnativi e i commissari decisero di annullare il warm-up per permettere i lavori di riparazione, riducendo di dieci giri la lunghezza prevista della gara. La corsa vide numerosi incidenti e contatti con i muretti e venne interrotta allo scadere delle due ore. Il caldo torrido provocò anche un malore a Nigel Mansell, vittima di un guasto al cambio nei pressi del traguardo e costretto quindi a concludere la gara spingendo la propria vettura.

Detroit (1987, vincitore Ayrton Senna su Lotus Honda) – Il circuito di Detroit è un tracciato automobilistico occasionale disegnato lungo le sponde del fiume omonimo nelle vicinanze del Renaissance Center, nel Michigan. Ha ospitato il Gran Premio degli Stati Uniti d’America-Est di Formula 1 dal 1982 al 1984 e il Gran Premio degli Stati Uniti d’America dal 1985 al 1988, nonché tre edizioni della Champ Car, dal 1989 al 1991. Il GP del 1987 vide la vittoria di Ayrton Senna su Lotus – Honda, la seconda consecutiva nel GP degli USA per il brasiliano. “Magic” scattò dalla seconda posizione e riuscì ad approfittare dei crampi alla gamba destra occorsi a Nigel Mansell, in testa con la sua Williams – Honda. L’inglese riuscì comunque a chiudere in zona punti nonostante il dolore. A completare il podio, Nelson Piquet con l’altra vettura del team di Grove ed Alain Prost su McLaren – TAG Porsche.

Phoenix (1990, vincitore Ayrton Senna su McLaren – Honda) – Per il secondo anno consecutivo la massima serie disputò il Gran Premio degli Stati Uniti sul circuito cittadino di Phoenix, in Arizona. Si trattò dell’evento inaugurale della stagione e vide la sorprendente prima fila di Pierluigi Martini al volante della Minardi M189B gommata Pirelli. La Pole fu conquistata da Gerhard Berger su McLaren – Honda, mentre il compagno di squadra, Ayrton Senna, dovette accontentarsi della quinta posizione. Alla partenza a prendere il comando fu Jean Alesi su Tyrrell, scattato magistralmente dalla quarta posizione. Il brasiliano della McLaren iniziò subito una bella rimonta, superando Andrea De Cesaris e poi prendendo la seconda posizione su Berger, rimasto vittima di un dosso. Alesi mantenne la testa della corsa fino al 34° giro, quando Senna si buttò sulla destra della pista e lo infilò all’interno della prima curva, ma il francesino resistette tenacemente alla manovra di “Magic” e gli rimase affiancato sul breve rettilineo seguente, ripassandolo alla curva successiva, nella quale aveva una traiettoria favorevole. Il numero 4 della Tyrrell non fu in grado di replicare al sorpasso che il brasiliano gli inflisse una tornata più tardi, nello stesso punto in cui si era sviluppato il tentativo precedente. Dopo diversi sforzi per riconquistare il comando, Alesi decise di preservare le gomme e di rinunciare all’attacco della prima posizione. Ayrton vinse con oltre otto secondi e mezzo di vantaggio su Jean, a chiudere il podio Boutsen su Williams – Renault ad oltre 54 secondi. La stagione ’90 si decise ancora una volta a Suzuka, con la resa dei conti tra Senna e Prost: Beco si vendicò della manovra effettuata ai suoi danni dal “Professore” esattamente un anno prima, speronando la sua Ferrari alla prima curva ed assicurandosi matematicamente l’alloro iridato.

Indianapolis (2000, vincitore Michael Schumacher su Ferrari) – La pista che ospitò il GP USA del nuovo millennio era un circuito ricavato nel famoso ovale di Indianapolis. Si trattò del terz’ultimo atto del Mondiale, l’anno della rivincita del Cavallino Rampante. Michael Schumacher su Ferrari ottenne la 30° Pole della carriera, dinanzi alle McLaren di David Coulthard e Mika Hakkinen. Al via, su pista leggermente umida, lo scozzese commise partenza anticipata e sopravanzò il Kaiser di Kerpen, ma fu sorpassato dal tedesco della Ferrari con una splendida manovra tra la curva 1 e la curva 2 al settimo giro. Coulthard fu poi costretto ad uno stop & go per l’infrazione commessa al via. “Schumy” comandò la corsa indisturbato, agevolato anche dai problemi di Mika Hakkinen, rimasto a lungo imbottigliato dietro alla Minardi di Gaston Mazzacane e poi costretto al ritiro per un guasto al motore. Per la Ferrari fu doppietta, con Schumacher davanti a Barrichello. A chiudere il podio, Heinz-Harald Frentzen su Jordan – Mugen Honda. Anche grazie a questo successo con il finlandese della McLaren fuori gioco, “Schumy” conquistò il titolo nel successivo appuntamento di Suzuka, riportando l’alloro iridato a Maranello dopo oltre quattro lustri.

Austin (2012, vincitore Lewis Hamilton su McLaren – Mercedes) – Il Circuito delle Americhe è situato in Texas ed è stato costruito appositamente per ospitare le gare di Formula 1. Disegnato dal celebre architetto Hermann Tilke, il tracciato ha fatto il suo esordio nella massima serie nella stagione 2012, come penultimo appuntamento. A partire dall’anno successivo, la pista americana è stata inclusa anche nel calendario della MotoGp. La vittoria della prima gara disputata ad Austin è andata a Lewis Hamilton su McLaren Mercedes, scattato dalla seconda posizione ed autore di un bel sorpasso ai danni di Sebastian Vettel nel corso del 42° giro. A chiudere il podio Fernando Alonso su Ferrari. Il tedesco della Red Bull vincerà il terzo titolo della carriera nel GP successivo, ad Interlagos, battendo l’asturiano del Cavallino Rampante.

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