Cinque opere d’arte firmate Ayrton Senna

5 novembre 2014 09:52 Scritto da: Alessandro Bucci

I cinque successi più importanti di “Magic” Senna, a partire dal trionfo sotto la pioggia all’Estoril nell’85, per arrivare alla gara capolavoro di Donington ’93, che lo ha elevato ad eroe incontrastato della Formula 1. Nel ventennale dalla scomparsa di uno dei piloti più amati, un tributo commosso al pilota che più di tutti ha saputo emozionare intere platee di tifosi.

Ayrton Senna Interlagos 1991

Gran Premio del Portogallo 1985 (Estoril) – Ayrton conquista la Pole al volante della LotusRenault 97T dinanzi ad un Alain Prost ancora lontano dal diventare l’acerrimo rivale di una vita. La gara si svolge sotto pioggia battente e Senna conduce dal primo all’ultimo giro conquistando lo Slam, grazie anche al giro più veloce. Un successo netto, colto con una vettura non in grado di ambire al titolo. L’unico pilota a non farsi doppiare dal brasiliano è Michele Alboreto su Ferrari, giunto secondo sotto alla bandiera a scacchi, mentre gli avversari finiscono in testacoda sotto al diluvio quasi fosse uno spettacolo di danza. Tambay, su Renault, occupa il gradino più basso del podio, ma con ben un giro di distacco dal pilota della Lotus. Piercarlo Ghinzani è l’ultimo della classe, concludendo in nona posizione con l’Osella-Alfa Romeo a ben sei giri da Ayrton. Il trionfo ottenuto all’Estoril conferma le impressionanti abilità di Senna sul bagnato, doti messe palesemente in mostra l’anno prima, sotto al diluvio di Montecarlo, al volante di una scarsamente competitiva Toleman. Una rivincita per il paulista, una vendetta attesa ben dodici gare, per quel successo negato da una bandiera rossa che si ritorse brutalmente su Alain Prost alla fine dei giochi iridati.

Gran Premio del Giappone 1988 (Suzuka) – “Magic” e il “Professore” arrivano alla penultima gara della stagione con il brasiliano intento a mettere le mani sull’alloro iridato. L’appuntamento giapponese è una novità, il debutto del GP nipponico in calendario è avvenuto l’anno prima registrando il successo di Gerhard Berger. Nonostante la vittoria di Prost a Jerez, quattordicesimo round della stagione 1988, il vantaggio del francese su Senna in classifica non aumenta a causa della regola degli scarti. Il regolamento stabilisce che solo gli undici migliori risultati sono validi. Avendo conquistato sei vittorie e sei secondi posti, Alain deve scartare un secondo posto, guadagnando quindi solo tre punti. Con questa situazione, se Senna (che ha al suo attivo sette vittorie, due secondi, un quarto ed un sesto posto) vince il Gran Premio del Giappone, si laurea Campione del Mondo per la prima volta in Formula 1. Il 30 ottobre si respira un’aria che profuma di leggenda ancor prima del via, dopo una giornata di qualifiche monopolizzata dalle McLaren: Ayrton firma la Pole bloccando il miglior crono in 1:41:853, staccando il compagno di oltre tre decimi. Berger, su Ferrari, parte terzo avendo rimediato un secondo e mezzo di ritardo dal paulista. Al via Senna fa spegnere il motore dell’MP4/4, riuscendo miracolosamente a ravviarlo, ripartendo dalla quattordicesima posizione. L’austriaco della Ferrari evita per un soffio la vettura di “Magic” in griglia allo spegnimento dei semafori, scongiurando un epilogo disastroso per il numero 12 del team di Woking. Mentre Prost guida il gruppo autorevolmente e Capelli regala spettacolo con la March-Leyton House, Ayrton inizia una rimonta grintosa ed al contempo disperata. Sorpassa avversari come fossero birilli, sino a risalire in seconda posizione quando mancano ventitré giri al termine. La pioggia arriva in soccorso a Senna che ghermisce l’odiato rivale Prost e lo sorpassa sul rettifilo del traguardo. Il boato della folla spinge il brasiliano verso l’ottavo successo della stagione, “Magic” entra nell’albo dei Campioni del Mondo firmando il primo titolo della carriera. Lacrime, urla di gioia, nel finimondo giapponese di Suzuka, in festa anche per il successo del motore Honda, vanto nazionale del Paese del Sol Levante. Senna-Honda, un binomio vincente in grado di unire due culture così distanti, nelle fattezze di un uomo in grado di combinare come nessun altro il calore latino e la saudade, con la freddezza, la dedizione e la precisione maniacale di un samurai. “Ho visto Dio ed è stato lui a guidarmi” – commenterà il paulista dopo la vittoria, dinanzi ad una platea di giornalisti stregati dal magnetismo del brasiliano – “Ho avuto segnali precisi dei suoi desideri e del suo potere. Qualcuno adesso non mi crederà e magari ci riderà sopra, ma io non posso non dire la verità. Ho guidato sapendo che Lui mi voleva campione del mondo e quando, concentrato al massimo, ho affrontato una curva a 180 gradi, ho visto lo sua immagine in cielo e ho capito che ce l’avrei fatta. È stato meraviglioso questo contatto con Dio”. Un contatto mistico che unisce Senna al suo popolo, estasiato da una luce divina e sparso con bandiere verde oro per tutte le strade del Brasile.

Gran Premio del Brasile 1991 (Interlagos) – La vittoria più schiacciante dell’uomo sul mezzo meccanico. Ayrton, dopo sette tentativi andati a vuoto, trionfa dinanzi al pubblico di casa e lo fa con una prodezza che ha dell’incredibile. Il brasiliano scatta dalla prima fila mantenendo il comando sulle Williams Renault di Mansell e Patrese. Il vantaggio di Senna sul “Leone d’Inghilterra” sembra sufficiente per disputare una corsa tutto sommato tranquilla, ma il baffo inglese inizia una rimonta silente che cresce man mano sino al ventesimo giro, quando il numero 5 del team di Grove è ad appena sette decimi dagli scarichi della MP4/6 del brasiliano. Al 26° giro Nigel si ferma ai box per cambiare le gomme, ma la sosta si rivela un disastro, relegandolo alla quarta posizione. Mansell deve sudare sette camicie per riagguantare “Magic” ma, al 50° giro, proprio quando sembra possibile un sorpasso, il pilota della Williams fora una gomma ed è costretto ad un’altra sosta ai box che lo fa scomparire dal radar del brasiliano. Solo dieci giri dopo il cambio di Ayrton inizia a fare le bizze: a saltare per prima è la quarta marcia, mentre Mansell si ritira per problemi simili a quelli cui sta andando incontro il paulista. Via via si rompono tutte le marce più basse e a Senna rimane solo la sesta funzionante, costringendo l’asso della McLaren ad una guida fisicamente devastante. Anche il cambio della Williams di Patrese denuncia problemi, ma l’italiano riesce a proseguire, sebbene non riesca ad acciuffare il brasiliano. Nel finale di una gara così epica, sarebbe potuta mancare la pioggia? Ayrton fa segno ai commissari per interrompere la gara, ma “the show must go on” e Senna è chiamato ad uno sforzo sovrumano se vuole regalare al pubblico dei suoi fedeli la gioia tanto attesa. “Magic” taglia il traguardo tra le urla di dolore, in un caos di emozioni: Rede Globo manda in onda le urla del paulista, mixate alla celebre musica che accompagna i trionfi di Senna, un motivetto festoso. Ayrton, nonostante i crampi terribili al braccio destro, trova la forza di compiere il giro d’onore, afferrando anche una bandiera brasiliana allungatagli da un commissario di pista. Si ferma circa a metà del tracciato, sfinito. Viene spinto da alcuni marshall che non vedono l’ora di prendere parte a questo momento che con la storia degli umani, ha ben poco a che vedere. “Magic” non arriva ai box, cede prima. I medici lo raggiungono prontamente e lo aiutano ad uscire dall’abitacolo, stremato, per portarlo alla premiazione su una vettura di sicurezza. Il pubblico è in delirio, nessun essere umano senziente è propriamente padrone delle sue facoltà mentali in quei momenti. Sul podio Ayrton fatica a sollevare la bandiera del suo paese e la coppa del vincitore, ma il pubblico sembra quasi non accorgersene, tanta è la gioia per la vittoria casalinga di Senna. Quegli istanti in cui il brasiliano fa l’ultimo sforzo per sollevare la coppa, riuscendoci dopo un secondo tentativo seguito dal boato della folla, segnano la Storia della Formula 1 con la lettera S sottolineata all’infinito.

Gran Premio di Monaco 1992 (Principato di Montecarlo) – Nemmeno il mago delle qualifiche può nulla contro le Williams Renault FW14B. Ayrton, al volante dell’MP47/A, si becca oltre un secondo di distacco da Mansell e Patrese, sul circuito che ha segnato la nascita del suo Mito. Al via della corsa Senna sorpassa Patrese, inseguendo vanamente il “Leone d’Inghilterra” per 2/3 di gara. Al 59° giro il doppiaggio alla Footwork di Michele Alboreto causa qualche brivido a “Magic”: l’italiano commette un errore che rischia di compromettere anche la gara del paulista. Ayrton perde dieci secondi su Mansell per mettersi alle spalle la Footwork di Alboreto (ricordiamo che all’epoca i doppiati non erano tenuti a dare strada), ma viene aiutato al 71° giro da una sosta non programmata ai box di Nigel. Il pilota inglese della Williams è convinto di aver rimediato una foratura e, effettivamente, un problema c’è: un dado di una ruota si è allentato, causando danni al cerchione. Le operazioni ai box rallentano la corsa dell’inglese che perde la testa della gara, ora nelle mani di Senna. 5 secondi da recuperare in quattro giri. Mansell non si scoraggia e riesce ad agguantare il brasiliano della McLaren, cercando di superarlo ad ogni curva. Ayrton, nonostante un mezzo inferiore a quello di Mansell, riesce a tenere dietro il numero 5 fino alla fine, conquistando la quinta vittoria sul tracciato monegasco. Questo successo, il primo della Stagione 1992, permette ad Ayrton di eguagliare il record di Graham Hill, considerato il Re di Monaco. Un anno dopo, “Magic”, porterà il numero di successi sul tracciato del Principato a sei, divenendo l’unico sovrano del circuito di Monaco. Sul podio Mansell è sfinito, trema, fatica a stringere la mano ai Reali. E guarda Senna con l’aria di chi non si sa spiegare come diavolo abbia fatto a tenerlo dietro in quegli ultimi giri infuocati.

Gran Premio d’Europa 1993 (Donington) – Dimostrare di essere i numeri uno nell’arco di un minuto e trentotto secondi. Le qualifiche non vanno benissimo per “Magic”, quarto ad oltre un secondo e mezzo di vantaggio dal Poleman Prost. L’MP4/8 motorizzata Ford si è rivelata una vettura poco competitiva e senza buoni margini di sviluppo, costringendo il team di Woking a pagare “race by race” l’asso brasiliano. La corsa parte sotto la pioggia, con le Williams che non hanno difficoltà a mantenere le prime due posizioni. Schumacher, terzo, parte male chiudendo Senna ed entrambi i piloti vengono sopravanzati da Wendlinger su Sauber. Ayrton, come folgorato da una forza superiore, inizia la rimonta più clamorosa di sempre: all’uscita della prima curva si sbarazza di Schumacher, poi con un esterno da paura (difficilmente spiegabile con le leggi della fisica) alle Craner Curves si mette dietro anche Wendlinger, andando all’attacco delle due Williams. Sopravanzato con una finta calcistica Damon Hill alla McLean’s, è il turno di Prost in frenata al tornantino Melbourne Harpin, il tutto in appena un minuto e trentotto secondi. “Senna, Prost, Senna, Prost, Senna pur dentro, Prost por fuora”, il commentatore di Rede Globo sembra impazzito. Ayrton mantiene la testa della corsa, ma le mutevoli condizioni climatiche lo costringono a ben cinque pit-stop per sostituire le gomme. In uno dei passaggi ai box, i meccanici McLaren non sono pronti e il paulista compie così un passaggio a vuoto in pit-lane. Il vantaggio accumulato dal brasiliano sugli inseguitori è tale che Ayrton mantiene comunque la leadership della corsa. Senna vince doppiando tutta la concorrenza eccetto Damon Hill, transitato sotto la bandiera a scacchi con oltre un minuto e venti secondi di ritardo. Il rivale di una vita, Alain Prost, è letteralmente umiliato. Il francese, dopo la gara, affermerà di aver avuto problemi al cambio. Scontate, le conclusioni: i Sennisti sostengono che Alain, ogni volta che perde, ha una scusa buona da tirar fuori. I tifosi del francese, invece, sottolineano i problemi tecnici della Williams, difendendo il loro beniamino.  Senna parla a cuore aperto dopo il suo incredibile successo: “E’ stata una gara come ai miei vecchi tempi: con il cuore. Spingendo e usando la testa quando dovevo usare la testa in due modi: per spingere e per essere prudente. Non so quante volte ci siamo fermati per le gomme, penso che sarà sicuramente il record di ogni gara. Guidare con le slick sul bagnato e in queste condizioni così scivolose è stato tremendo. Una fatica tremenda, perché semplicemente non si percepiva il feeling della macchina”. Infine, l’immancabile dedica alla guida del paulista: “Dio è grande. Grande e potente e quando Lui vuole, nessuno può dire niente di diverso”.
Decisamente eloquenti le parole di una vecchia gloria dell’automobilismo come Stirling Moss, estasiato dalla perfomance di Senna: “Ayrton, con questa gara, si è definitivamente consacrato come il più grande pilota di tutti i tempi. Dopo Fangio e Clark sarà lui, ora, la pietra di paragone per la generazione futura di piloti”.

22 Commenti

  • Raga impossibile dare dello scarsone a schumacher.. è senza dubbio uno dei migliori in assoluto. Cito anche hakkinen un altro mostro sacro. Per me senna rimane il top su tutti.

  • contebaracca

    Il kaiser nel 91 ha fatto 3 gare stop.
    Nel 93 era praticamente alla sua seconda stagione e adesso non mi venire pure a raccontare che la benneton era meglio di Williams e Mclaren !
    Patrese che non era un cesso di pilota con quella macchina è riuscito ad andare solo 2 volte a podio per il resto ha navigato nelle retrovie mentre il kaiser il peggior risultato che ha ottenuto è stato un terzo posto.
    Luigino con una Mclaren da mondiale ha fatto molto peggio. ( nulla a togliere a luigino ma a certi gabinetti d uomini vanno sbattute in faccia le cose rif paolo89)

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