GP d’India: tra promesse, ritardi e rivolte

12 agosto 2011 01:06 Scritto da: Davide Reinato

Il prossimo 30 Ottobre a New Delhi, dovrebbe corrersi il primo Gran Premio d’India della storia della Formula 1. Il condizionale è d’obbligo, dato che secondo quanto riportato da diverse fonti, il circuito sta subendo ritardi nella costruzione e rischia di non essere completato nei tempi previsti.

Tuttavia, secondo l’autorevole parere di VJ Mallya, la gara si farà comunque. Infatti, il team boss della Force India ha recentemente dichiarato: “Le aree tecniche, i box, i paddock e la pista stessa sono praticamente pronti. C’è la possibilità che le strutture non siano rifinite al 100%, come la tribuna centrale per gli spettatori. Il guaio è che hanno progettato una tribuna con un tetto praticamente sospeso e questo sta richiedendo più tempo del previsto. I promoter del circuito e gli stessi proprietari sono certi che tutto sarà pronto per tempo. Ma, chiaramente, Charlie Whiting avrà l’ultima parola”.

Ma c’è ancora una questione in sospeso che minaccia di far saltare i piani: oltre trecento agricoltori indiani, infatti, hanno recentemente annunciato di essere pronti a smantellare l’impianto perché furiosi per la maniera in cui i loro territori sono stati acquistati per costruirci il circuito. In un incontro tenuto in settimana nel villaggio di Kanarsi, gli agricoltori si sono riuniti in una associazione, chiamata Bhartiya Kisan Union e hanno preparato una lettera per le autorità. Le richieste sono chiare: “Più soldi, più industrie locali per generare maggiore occupazione nell’area e dei posti nelle istituzioni educative”.

Ancora una volta, la ricca Formula 1 va a cozzare contro il macigno del disagio sociale delle umili persone che stanno fuori dal grande circo. Così come è successo per il Bahrain, una rivolta – seppur di intensità minore – potrebbe mettere a rischio la gara.  Il comunicato si conclude con una chiara minaccia: “Vi avvertiamo che se le nostre richieste non verranno considerate a dovere, saremo costretti ad incitare una rivolta. Smantelleremo il circuito se necessario”.

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