GP Hockenheim: il ritorno del Samurai

23 luglio 2012 18:34 Scritto da: Giacomo Rauli

Ricordate la TF109? E il GP del Brasile del medesimo anno? Sì, stiamo parlando del debutto in F1 del pilota dalle maggiori prospettive nato nella terra del Sol Levante, ovvero Kamui Kobayashi.

Nelle due gare da lui disputate, in sostituzione dell’infortunato Glock alla guida della Toyota (mica una Red Bull), impressionò così tanto da meritarsi il contratto con Sauber, dovuto anche al ritiro dalla F1 della casa nipponica.

Da Kamui tutti si aspettavano, e si aspettano, grandi prestazioni. A maggior ragione in questa stagione nella quale, la Sauber, ha presentato una vettura interessantissima, capace di andare a podio con Perez per ben due volte nei primi sette appuntamenti della stagione. Benissimo Perez, ma la promessa Kobayashi?

Kamui è un ragazzo tanto tranquillo fuori dalla pista quanto aggressivo, a tratti addirittura feroce, in pista. Proprio questa grande determinazione è stata per il pilota nipponcio un’arma a doppio taglio: certamente lo aiuta per quanto riguarda le fasi di sorpasso e di difesa della posizione, altre volte lo spinge a fare errori tanto evidenti quanto evitabili. Di conseguenza non è riuscito spesso a tramutare la sua grande generosità, condita con una buona dose di velocità, in risultati per sè e per la squadra per cui guida.

Finito giustamente sotto i riflettori per le prestazioni deludenti (rapportate al suo talento), Sauber aveva probabilmente deciso di guardare ciò che il mercato piloti aveva da offrire. Pensiamo alle voci riguardanti Kovalainen, stanco di viaggiare nelle retrovie con la disastrosa Caterham e Jaime Alguersuari, inspiegabilmente appiedato prima dell’avvio del Mondiale 2012 dalla Toro Rosso di Franz Tost.

Quale momento migliore per sfoderare tutto il proprio talento? Il GP di Hockenheim rappresentava per Kobayashi una grande occasione per mettere a tacere le voci di mercato e, se possibile, avviarne per un possibile rinnovo per le prossime stagioni. Il quarto posto, ottenuto anche attraverso la penalizzazione occorsa a Sebastian Vettel, è un grande risultato, colto in una pista non certo semplice, tenendo conto inoltre della posizione da cui partiva in griglia, essendo stato eliminato in Q2.

Un quarto posto artigliato certo non solo per disgrazie altrui. Kamui, infatti, ha dato sfoggio del grande talento che si ritrova tra le mani: essere un sorpassatore come pochi se ne trovano nell’odierna F1. A suon di sorpassi, ma anche con una grande oculatezza in ogni situazione presentatasi in gara, Kobayashi ha colto uno strepitoso 4° posto, appena giù dal podio, occupato da tre Campioni del mondo quali Alonso, Button e Raikkonen.

Peter Sauber si augura che non sia stato solo un fuoco di paglia, perchè di Kobayashi ha bisogno come il pane per raggiunere un grande risultato a fine stagione nella Classifica Costruttori. Equivarrebbe infatti a maggiori introiti finanziari e una boccata notevole d’ossigeno per il team svizzero. Budapest ci saprà dare qualche indicazione in più ma, per il momento, bentornato Samurai!

 

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